Signora Costituzione. 60 anni, pochi la conoscono, tanti la cambierebbero

Benedetta pubblicità. Quella che in questi giorni il governo sta diffondendo su cartelloni, tv e quotidiani per ricordare agli italiani il 60esimo anniversario della loro Costituzione ci voleva proprio. Visto che il 51 per cento di loro non l’ha mai letta una volta in vita sua. Il dato è fresco di sondaggio: lo rivela uno studio dell’istituto Ferrari Nasi & Grisantelli,
Solo l’11 per cento della popolazione ha letto la carta costituzionale e ne ricorda per sommi capi il contenuto. Il restante 21,9 per cento l’ha solo sfogliata e ne ricorda vagamente i concetti. Il 15,2 per cento dice di averla letta ma non riesce a indicare neanche un articolo.
Se poi si parla di date va anche peggio: il 55,9 per cento degli italiani non sa quando è entrata in vigore, il 16,5 per cento indica una data sbagliata e il 2,4 per cento afferma “alla fine della seconda guerra mondiale”. Per fortuna, il 25,2 per cento c’azzecca e risponde “1948”.
Sulla opportunità di modificare la Costituzione le opinioni sono varie: il 10,5 per cento di tutto il campione (e il 17,4 per cento di chi l’ha letta) ritiene che il testo è sacro e non si tocca. Il 5,1 per cento non è contrario alle modifiche ma al momento non ne vede il bisogno. Un corposo 35,2 per cento, infine, vorrebbe cambiare alcune parti “per far funzionare meglio certi apparati dello Stato”.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, osserva il
“Però è importante dire che prevale nettamente l’indicazione di fare solo piccole modifiche: significa che i principi fondamentali sono saldi e ben recepiti” avverte il sociologo Arnaldo Ferrari Nasi. Analizzando le risposte in base all’appartenenza politica degli intervistati si nota una certa omogeneità di giudizi nel centrodestra. “Mentre, nel centrosinistra, è evidente il differente approccio tra chi è vicino al Pd e chi alla Sinistra Arcobaleno. I primi, più di tutti, vorrebbero effettuare cambiamenti (anche se minimi). Gli altri, invece, vogliono lasciare intatta la carta costituzionale”.
Enrico De Nicola , alla presenza di Alcide de Gasperi (s) e Umberto Terracini firma il testo della Costituzione Italiana . Approvata con 453 voti a favore e 62 contro il 22 dicembre 1947 , il 27 dicembre 1947, la Costituzione fu promulgata dal capo provvisorio dello Stato, De Nicola, per poi entrare in vigore L'1 gennaio 1948 | Ansa

Per saperne di più o per leggere la Costituzione, basta un clic sul sito del Quirinale

(Sondaggio realizzato da Ferrari Nasi & Grisantelli Srl, Milano su un universo di popolazione italiana adulta, campione rappresentativo di 600 casi, committente www.analisipolitica.it, rilevazione del 18-20 dicembre 2007).

Commenti

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Il 5 Gennaio 2008 alle 18:40 paolodellasala ha scritto:

Il primo articolo (frutto del compromesso -già allora erano PD!- tra DC e comunisti) sa di Unione Sovietica o dell’ingresso ai lager o ai gulag(er). Manca totalmente il “We the people”, sostituito da “Noi rappresentanti”, che è diventato noi, classe burocrate. I risultati sono gravi: siamo un paese con federalismo feudale e con centralismo napoleonico, ma senza efficienza. I cittadini non sono sovrani, ma sudditi. In realtà la Costituzione sancisce il perpetuarsi delle corporazioni, degli oligarchi, della corruzione. Chi avrà la forza di rinnovarla?

Il 14 Gennaio 2008 alle 17:24 Le Riforme dei cittadini: più poteri a premier, sindaci e governatori » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Elezione diretta del premier, norme antiribaltone, legge elettorale senza più liste “blindate” dai partiti, maggiori poteri a Comuni e Regioni e meno spazio alle province. Se potesse partecipare alla riscrittura delle norme elettorali, queste sarebbero le riforme che il popolo degli elettori vorrebbe vedere realizzate. Indicazioni che sono state raccolte dalla Fondazione per la Sussidiarietà (presieduta da Giorgio Vittadini), in una classifica piuttosto chiara delle riforme istituzionali considerate migliorative dall’opinione pubblica. E così nell’anno in cui ricorre il 60° anniversario della Costituzione, e dopo un periodo segnato nello stesso tempo da una forte contrapposizione politica e da chiari segnali di antipolitica, il sondaggio, condotto su un campione di 1.600 intervistati, mette in luce una spontanea propensione verso modifiche che possano snellire lo Stato centrale, aumentare l’efficienza con un progressivo trasferimento di competenze alle amministrazioni più vicine ai cittadini (il cosiddetto principio di “sussidiarietà”) anche a livello fiscale, e l’individuazione di strumenti per garantire la governabilità. Primo tra tutti, l’elezione diretta del premier, su cui si esprime favorevolmente più del 76% degli intervistati, contro poco meno del 21% che lo vorrebbe eletto dal Parlamento. Sullo stesso solco la risposta positiva (più del 60%) all’ipotesi di introdurre nella Costituzione norme antiribaltone, che impediscano cioè la formazione di un governo diverso dalla coalizione uscita vincente dalle elezioni. Sulle consultazioni, poi, la stragrande maggioranza (89%) chiede di poter tornare a esprimere una o più preferenze tra i candidati presentati dai partiti, mentre sulla legge elettorale gli intervistati si orientano più sul maggioritario (47%) che sul proporzionale (29%). Ancora sul tema governabilità il 74% degli intervistati si esprime a favore di un premio di maggioranza per il vincitore, e oltre il 67% si dichiara favorevole alle clausole di sbarramento contro i “partitini”. Un deciso no (43%) anche alla nomina diretta dei senatori a vita da parte del capo dello Stato e alle riforme fatte dalla sola maggioranza. Secondo l’83% degli intervistati la modifica della Costituzione è una responsabilità che deve essere condivisa da Parlamento, società civile e poteri locali. Se il governo è considerato l’organismo più idoneo per promuovere lo sviluppo economico, è il Comune quello che ispira più fiducia (37,7%). La maggioranza è favorevole a un incremento dei poteri legislativi delle Regioni e ad una trasformazione del Senato in un seconda Camera federale. Nel complesso però, riguardo all’effetto del decentramento finora realizzato, gli intervistati si dividono tra quelli che pensano che la situazione sia invariata (35%) e quelli convinti che sia addirittura peggiorata (35%). In definitiva il 70% ritiene che il decentramento, con la redistribuzione dei poteri tra Stato centrale e autonomie locali, non abbia portato miglioramenti significativi in termini di sicurezza e delle condizioni di vita dei cittadini. Oltre il 60% tuttavia pensa che il federalismo fiscale possa avere effetti positivi sulla riduzione degli sprechi, sull’evasione e anche essere un’opportunità per lo sviluppo delle aree depresse. [...]

Il 16 Gennaio 2008 alle 8:57 Le Riforme dei cittadini: più poteri a premier, sindaci e governatori » eBlog Network - Magazine ha scritto:

[...] Elezione diretta del premier, norme antiribaltone, legge elettorale senza più liste “blindate” dai partiti, maggiori poteri a Comuni e Regioni e meno spazio alle province. Se potesse partecipare alla riscrittura delle norme elettorali, queste sarebbero le riforme che il popolo degli elettori vorrebbe vedere realizzate. Indicazioni che sono state raccolte dalla Fondazione per la Sussidiarietà (presieduta da Giorgio Vittadini), in una classifica piuttosto chiara delle riforme istituzionali considerate migliorative dall’opinione pubblica. E così nell’anno in cui ricorre il 60° anniversario della Costituzione, e dopo un periodo segnato nello stesso tempo da una forte contrapposizione politica e da chiari segnali di antipolitica, il sondaggio, condotto su un campione di 1.600 intervistati, mette in luce una spontanea propensione verso modifiche che possano snellire lo Stato centrale, aumentare l’efficienza con un progressivo trasferimento di competenze alle amministrazioni più vicine ai cittadini (il cosiddetto principio di “sussidiarietà”) anche a livello fiscale, e l’individuazione di strumenti per garantire la governabilità. Primo tra tutti, l’elezione diretta del premier, su cui si esprime favorevolmente più del 76% degli intervistati, contro poco meno del 21% che lo vorrebbe eletto dal Parlamento. Sullo stesso solco la risposta positiva (più del 60%) all’ipotesi di introdurre nella Costituzione norme antiribaltone, che impediscano cioè la formazione di un governo diverso dalla coalizione uscita vincente dalle elezioni. Sulle consultazioni, poi, la stragrande maggioranza (89%) chiede di poter tornare a esprimere una o più preferenze tra i candidati presentati dai partiti, mentre sulla legge elettorale gli intervistati si orientano più sul maggioritario (47%) che sul proporzionale (29%). Ancora sul tema governabilità il 74% degli intervistati si esprime a favore di un premio di maggioranza per il vincitore, e oltre il 67% si dichiara favorevole alle clausole di sbarramento contro i “partitini”. Un deciso no (43%) anche alla nomina diretta dei senatori a vita da parte del capo dello Stato e alle riforme fatte dalla sola maggioranza. Secondo l’83% degli intervistati la modifica della Costituzione è una responsabilità che deve essere condivisa da Parlamento, società civile e poteri locali. Se il governo è considerato l’organismo più idoneo per promuovere lo sviluppo economico, è il Comune quello che ispira più fiducia (37,7%). La maggioranza è favorevole a un incremento dei poteri legislativi delle Regioni e ad una trasformazione del Senato in un seconda Camera federale. Nel complesso però, riguardo all’effetto del decentramento finora realizzato, gli intervistati si dividono tra quelli che pensano che la situazione sia invariata (35%) e quelli convinti che sia addirittura peggiorata (35%). In definitiva il 70% ritiene che il decentramento, con la redistribuzione dei poteri tra Stato centrale e autonomie locali, non abbia portato miglioramenti significativi in termini di sicurezza e delle condizioni di vita dei cittadini. Oltre il 60% tuttavia pensa che il federalismo fiscale possa avere effetti positivi sulla riduzione degli sprechi, sull’evasione e anche essere un’opportunità per lo sviluppo delle aree depresse. [...]

Il 9 Marzo 2008 alle 7:02 Signora Costituzione. 60 anni, pochi la conoscono, tanti la cambierebbero | rubriche ha scritto:

[...] Original post by Alessio Jacona Articoli CollegatiCinque, cento [...]

Il 27 Settembre 2009 alle 12:39 Cittadini Italiani « D-Avanti ha scritto:

[...] alunni italiani, noti geografi, che relegano Pistoia nel vicino Nebraska. Bisognerà parlare anche con il 51% degli italiani che la Costituzione non l’ha neanche mai [...]

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