Tre anni di Legge Sirchia: fumatori in calo, ma sono ancora tanti

Tre anni fa, il 10 gennaio 2005, entrava in vigore la legge anti-fumo e la sigaretta usciva dai locali pubblici. L'esempio italiano è stato seguito anche da Gran Bretagna, Francia e Germania. Secondo l'Istituto Superiore di Sanità , la norma è rispettata nel nostro Paese in oltre l'80% degli ambienti pubblici e, rispetto al 2004, ha portato a un calo del 6% delle vendite di sigarette

Tre anni senza “bionde” nei ristoranti e negli uffici d’Italia. Il 10 gennaio la legge Sirchia, fra le più severe e copiate (per esempio da Gran Bretagna, Francia e Germania), capace di rivoluzionare le abitudini per milioni di italiani e anche il bon ton nazionale, festeggia il suo terzo compleanno sotto gli occhi preoccupati del “padre” che gli ha dato il nome.
“Non si fa più niente, nessun controllo, nessuna prevenzione. Sarebbe auspicabile” ha detto l’ex ministro della Sanità, Girolamo Sirchia “che le associazioni facessero una class action contro le istituzioni per public health malpractice, in sostanza per l’incapacità di gestire la salute pubblica”.
I risultati, secondo gli esperti, sono invece più che soddisfacenti: la legge ha contribuito a ridurre nel 2005 del 6% il consumo di sigarette (che rappresentano il 95% dei consumi di tabacco), risaliti dell’1,1% nel 2006 come effetto rimbalzo e, secondo quanto appare dai dati preliminari, con una nuova riduzione dell’1% circa nello scorso anno che ristabilisce il livello raggiunto dopo l’introduzione dei divieti.
“In sostanza” ha spiegato Piergiorgio Zuccaro, direttore dell’Osservatorio fumo, alcol e droga dell’Istituto superiore di sanità “la legge ha fatto quello che doveva fare ma non si è andati oltre e il numero dei fumatori non è sceso”.
L’Italia, con la Legge 3/2003 “Tutela della salute dei non fumatori” è stata uno dei primi paesi dell’Ue (prima di noi solo Irlanda e Malta) a regolamentare il fumo in tutti i locali chiusi pubblici e privati, compresi tutti i luoghi di lavoro e le strutture del settore dell’ospitalità.
Gli ultimi dati Istat disponibili mostrano una riduzione della prevalenza dei fumatori, passata dal 23,9% nel 2003 (maschi 31.0%, femmine 17.4%) al 22.7% nel 2006 (maschi 28.8%, femmine 17.0%). Positivi gli effetti sulla salute dei cittadini. I dati di un recente studio in 4 regioni italiane (Piemonte, Friuli VG, Lazio e Campania) mostrano infatti un calo superiore al 7% dei ricoveri per infarto acuto del miocardio, andamento confermato anche da un analogo studio portato a termine per la regione Piemonte.
I carabinieri dei Nas hanno effettuato, fino ad agosto 2007, oltre 2800 ispezioni in luoghi di lavoro che hanno evidenziato un sostanziale rispetto della legge, essendo state riscontrate solo 189 infrazioni al divieto di fumo (pari al 6.7% dei controlli) contro le 327 del 2005.
Ma i dati sulle riduzione dei consumi sono fermi da tempo.

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