
“Le ragioni dell’annullamento non ci riguardano, in quanto fanno riferimento a considerazioni di ordine pubblico”: parla anche a nome dei suoi colleghi il fisico Marcello Cini, autore della prima lettera, pubblicata il 14 novembre scorso da un quotidiano, nella quale si rilevava il carattere inopportuno dell’intervento di papa Benedetto XVI nella cerimonia di apertura dell’anno accademico dell’università di Roma La Sapienza.
Per Cini è l’occasione di fare chiarezza: “Ciò che io e i miei colleghi abbiamo inteso affermare nelle due lettere è l’autonomia dell’università dall’intervento di un’autorità esterna che per sua stessa natura si proclama depositaria di una verità assoluta. Ciò contrasta con la natura stessa della comunità universitaria, che va in cerca di verità relative, contingenti e sottoposte a dibattito”. Obiettivo delle lettere, prosegue Cini, era quindi “salvaguardare le rispettive sfere di competenza, influenza e comunicazione, che sono entrambe rispettabili ma che è bene tenere separate”.
Perplessità, delusione, rammarico sono i sentimenti più diffusi tra gli oltre 60 docenti, soprattutto fisici, firmatari della seconda lettera, del 22 novembre, nata come comunicazione privata di un gruppo di docenti al rettore, ma comunque nota, tanto da essere pubblicata da tempo su un sito degli studenti. Improvvisamente quella lettera, fino a pochi giorni fa passata quasi inosservata, è diventata la miccia che ha fatto esplodere quella che si è rivelata una vera e propria bomba di polemiche proprio alla vigilia della cerimonia.
Che la lettera non avesse nessuna intenzione di censura lo ribadiscono il direttore del dipartimento di Fisica, Giancarlo Ruocco, e il fisico Giorgio Parisi: “dicevamo che invitare il papa all’inaugurazione dell’anno accademico ci pareva una scelta incongrua. Il rettore non ci ha dato una risposta scritta ed è andato avanti. A nostro avviso il suo era un errore, ma è stato eletto e rappresenta l’università, pertanto le sue decisioni vanno rispettate”. Ciò che “stupisce”, prosegue Parisi, è che “una lettera scritta due mesi fa ricompaia alla vigilia della visita”.

Un altro dei firmatari, Carlo Cosmelli, si dice dispiaciuto per il fatto che “la rinuncia non sia dovuta a un rifiuto da parte del rettore, ma del Vaticano. Il rettore non ci ha mai risposto”. Quello che davvero dispiace e che Cosmelli definisce “molto pesante” e “assolutamente fuori luogo” è l’epiteto di “cattivi maestri” con il quale oggi qualcuno ha definito i firmatari della lettera e che ricalca quello con cui “erano definiti i brigatisti negli anni duri del terrorismo”.
Il fisico Carlo Bernardini vede l’annullamento della visita del papa come “un buon segno di responsabilita”‘ e forse di comprensione del fatto che “molta gente non sopporta indottrinamenti”. Tra le posizioni favorevoli all’intervento del papa, quella dell’immunologo Fernando Aiuti, per il quale “il diritto di parola va consentito a tutti e 67 docenti su 4.500 sono una piccola minoranza”, e quella del genetista Bruno Dallapiccola, co-presidente dell’associazione Scienza e vita. “L’annullamento della visita del papa” rileva “è la triste conclusione di un episodio del quale l’università La Sapienza non deve essere orgogliosa”.
- Martedì 15 Gennaio 2008
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Commenti
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Il 16 Gennaio 2008 alle 12:25 Il presagio realizzato « Simone Vellei (Henomis) Blog ha scritto:
[...] Il Papa e la Sapienza Credo che se esista una “Sapienza” per la quale il Papa possa fare dei discorsi dovrebbe necessariamente essere quella contenuta nell’Antico Testamento. [...]
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