
Lui dice speranzoso: “È un testo equilibrato che recepisce le osservazioni delle forze politiche ed è un buon testo sui cui ritengo sia possibile lavorare”. A parlare è il presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato, Enzo Bianco, presentando, all’indomani del flop del vertice dell’Unione sulla riforma elettorale, la bozza che spera venga adottata come base per la riforma elettorale.
“Nella sua versione definitiva, il testo” spiega Bianco “contiene alcune innovazioni che tengono conto del dibattito che c’è stato: c’è il voto unico e l’attribuzione dei seggi a livello nazionale e c’è una diversa organizzazione del voto al Senato che attenua il rischio che i partiti piccoli o medi possono scomparire in uno dei due rami del Parlamento”.
Bianco punta a far votare la sua “bozza” di riforma elettorale giovedì 17 o, in alternativa, martedì 22 gennaio: “Ritengo che l’accordo sia possibile. Ci saranno certamente degli attriti, ma spero che alla fine ci si accorgerà che è un testo equilibrato”.
A contraddistinguere il testo definitivo della riforma, sono almeno cinque novità: è confermato che solo uno sia il collegio uninominale nel quale sarà possibile candidarsi, ma due (non una sola) le liste circoscrizionali in cui sarà possibile trovare lo stesso candidato. È obbligatorio e non semplicemente facoltativo dichiarare prima del voto l’alleanza di riferimento, il candidato premier e il programma comune tra più forze politiche. Il riparto dei seggi è compiuto in sede nazionale e non circoscrizionale. Quindi, il recupero dei resti avverrà in un collegio unico nazionale, in base alle cifre elettorali risultanti dalla somma dei risultati circoscrizionali e secondo la formula dei quozienti naturali e dei più alti resti.
Il sistema di elezione del Senato viene ridefinito recuperando, nella sostanza, il sistema vigente fino al 1993: una formula proporzionale esclusivamente su collegi uninominali, in ambito regionale, con soglie di accesso al 5% dei voti validi espresso nello stesso ambito regionale (con deroga territoriale del 7% da raggiungere in almeno 5 circoscrizioni). Si tratta, osserva Bianco nella sua relazione, di un sistema semplice, sperimentato con buoni risultati di rendimento tecnico capace di rappresentare le diverse componenti politiche e i territori.
E che, soprattutto, tiene conto delle richieste fatte, nella maggioranza, soprattutto dal Prc e dalla Sinistra democratica e, nell’opposizione, da Udc e Lega. Per convincere gli altri “piccoli”, è sceso in campo, subito dopo la presentazione della bozza, il segretario del Pd, Walter Veltroni. Che ha fatto sapere di essere disponibile a trattare sui contenuti delle nuove norme, “ma non possiamo abolire la soglia di sbarramento, perché sarebbe una distonia rispetto a quello che chiede il Paese. Ci sono due punti sotto i quali non si può andare: la riduzione della frammentazione politica e la ricerca di un nuovo bipolarismo non coatto ma programmatico”. E ai “nanetti” della coalizione, Veltroni lancia un appello: “Siate responsabili”. Appello caduto nel vuoto, visto che dall’Udeur e dai verdi Pdci è arrivato una sonora bocciatura del testo Bianco. Che, secondo Natale Ripamonti, vice capogruppo dei Verdi-Pdci al Senato, è destinato a produrre: “Un sistema bipartitico anziché bipolare”. Ad avviso di Ripamonti, i due partiti maggiori, cioè Pd e Fi, avranno più seggi rispetto alla loro effettiva consistenza elettorale.
Intanto, nell’impasse che sul fronte dell’Unione si è venuta a creare in merito alla bozza Bianco torna ad alzare la voce il fronte trasversale favorevole al referendum. Da entrambi i poli si levano voci a sostegno della chiamata alle urne: qualora non fossero emanate nuove norme per l’elezione di Camera e Senato, sarebbe l’esito della consultazione a creare di fatto una nuova legge, di taglio fortemente maggioritario. Un risultato che non dispiacerebbe anche a diversi esponenti del centrosinistra. A partire dal ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, che ricorda come il suo partito abbia contribuito decisamente alla raccolta delle firme per la presentazione dei quesiti alla Consulta: “600mila cittadini vi hanno aderito e chiedono di andare al voto per decidere tra un sistema maggioritario e uno proporzionale. Io sono per il referendum, non è mica il diluvio universale”.
Ipotesi rilanciata anche da Ignazio La Russa, An: “Se all’interno del centrosinistra ci sono posizioni così diversificate e anche il centrodestra non ha un’unica proposta, credo che l’ipotesi del referendum non solo è più vicina, ma è anche la più logica e la più seria”.
- Martedì 15 Gennaio 2008
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