Rifiuti: le soluzioni di Nola, San Severino e gli altri. Ma a Napoli è sempre dramma

Una signora consegna i rifiuti separati ad un addetto. La consegna dei rifiuti già separati serve ad avere uno sconto sul pagamento delle tasse sui rifiuti, dove piu' separi e meno paghi. Le strade sono pulite, la spazzatura viene prelevata ogni giorno dai netturbini e fin sotto casa dei 22 mila abitanti: l'emergenza rifiuti che attanaglia la Campania si ferma ai confini di Mercato San Severino, oasi felice nella valle dell'Irno, a dodici chilometri da Salerno, che nella regione vanta il record per il materiale riciclato | Ansa
Sono solo 30 Km di distanza, tra Napoli e Nola, centro della provincia partenopea (30mila abitanti a nord del Vesuvio). Detta così, sembra nulla. Invece, nei giorni del dramma dei rifiuti, può essere un abisso. Perché con una raccolta differenziata al 49%, e nessun sacchetto per strada, Nola può essere considerata la “mosca bianca” del napoletano, zona allo stremo, sepolta com’è dalla monnezza.
Orgoglioso di tanta pulizia, il sindaco nolano, Felice Napolitano, ora si dice anche disposto a far realizzare sul suo territorio un inceneritore o un altro impianto per la distruzione delle ecoballe, che accolga, però, i soli rifiuti dei comuni dell’area che effettuano la differenziata.
“Se il commissariato di Governo per l’emergenza ce ne desse la possibilità” afferma “saremmo disposti a realizzare le strutture adatte alla completa lavorazione dei rifiuti, utilizzando, però, tecnologie all’avanguardia che tutelino la salute dei cittadini. Il territorio nolano dovrebbe avere l’opportunità di autodeterminarsi e di gestire un ciclo dei rifiuti completo: sarebbero circa 17 i comuni che, in questo modo, avrebbero la possibilità di affrancarsi dall’emergenza”.
Il segreto di Nola per restare zona franca dell’emergenza, è la raccolta differenziata: “Grazie all’impegno dei cittadini che separano i rifiuti” spiega ancora il sindaco “ed all’allestimento di un sito di stoccaggio provvisorio per la frazione del secco indifferenziato, Nola non sta avendo nessuna ripercussione negativa dall’emergenza che ha investito il resto della provincia”. Nel solo mese di dicembre, secondo i calcolo del comune, si è raggiunto il 49 per cento nella raccolta differenziata, mentre su base annua ci si attesta al 37 per cento.
In realtà il buon esempio non viene solo da Nola. Stando ai dati di Legambiente Campania, esiste, oltre a quella sommersa dall’immondizia, anche una Campania senza emergenza spazzatura. Piccoli paesi (Athena Lucana, Rofrano e Mercato San Severino in provincia di Salerno) e grandi centri (come Cava dei Tirreni e Scafati): in tutto 145 comuni che nel 2006 hanno superato l’obiettivo minimo del 35% previsto dal Decreto Ronchi.
Numeri che fanno arrossire (di vergogna o di rabbia) i napoletani e i cittadini di quasi tutti gli altri centri campani, tuttora sommersi dai rifiuti. Anche dopo una settimana dalla nomina del supercommissario Gianni De Gennaro, supportato dagli uomini dell’esercito. Le strade napoletane abbondano ancora di migliaia di tonnellate di spazzatura, al contrario le scuole restano vuote. E nessuna delle discariche provinciali della Campania (Serre, Sant’Arcangelo Trimonte, Savignano Irpino e Terzigno) è stata riaperta.
Ma non doveva arrivare, come un incantesimo, una soluzione “radicale” del problema in “ventiquattro ore” come promesso dall’ottimistico comunicato di Palazzo Chigi del 7 gennaio? “Le discarica di Pianura e le altre discariche che dovranno essere aperte nella provincia di Napoli e nella regione saranno aperte a giorni”, aveva confermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, in collegamento con Porta a porta quella stessa sera. Siamo a metà mese e la situazione non è cambiata di molto.
Nemmeno l’appello accorato del Capo dello Stato, che ha ritenuto opportuno stigmatizzare l’attenzione dell’Europa sulla questione che va, a suo dire, oltre “ogni giusta misura” è riuscito a far sì che il dramma scomparisse.
I rifiuti che sommergono Napoli e la sua provincia | Ansa
Tanto più che l’ “ecosolidarietà” delle Regioni procede a singhiozzo. In Sardegna il presidente della Regione Renato Soru ha pubblicato a pagamento una intera pagina sul quotidiano L’Unione sarda per spiegare le ragioni che lo hanno portato a decidere di far smaltire in Sardegna una parte dei rifiuti campani e per chiedere ai sardi di archiviare gli episodi di intolleranza e violenza (con tanto di attentato alla sua villa) di questi ultimi giorni. Il governatore della Sicilia, Salvatore Cuffaro, ha detto “basta” all’invio dell’immondizia. A Torino il centrodestra protesta contro il governatore Mercedes Bresso. E al coro di no si sono aggiunte anche Basilicata e Molise.

Eppure una soluzione possibile in Campania ci sarebbe: basta uscire dalla cerchia napoletana e copiare il modello di Nola e degli altri comuni ricicloni.

LEGGI ANCHE: il dossier rifiuti

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