La moglie di Mastella ai domiciliari. L’accusa: tentata concussione

Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, con la moglia Sandra Lonardo alla festa nazionale dei Popolari Udeur | Ansa
Il Gip di Santa Maria Capua Vetere avrebbe disposto gli arresti domiciliari nei confronti di Sandra Lonardo Mastella, presidente del Consiglio Regionale della Campania e moglie del ministro della Giustizia Clemente Mastella.
Il Gip, secondo quanto si è appreso dall’agenzia Apcom, avrebbe ravvisato gli estremi di una tentata concussione ai danni del dirigente ospedaliero di Caserta. La signora Lonardo, raggiunta al telefono dall’Ansa, prima ha detto di non avere alcuna notizia di un provvedimento di arresti domiciliari nei suoi confronti. Poi, in una nota, ribadisce: “Apprendo dalla televisione una notizia sconcertante, che sarebbero stati disposti gli arresti domiciliari nei miei confronti per tentata concussione. Mi sento assolutamente serena, non ho nulla da temere e fornirò all’autorità giudiziaria qualunque chiarimento che mi venga richiesto”. “Credo” continua il presidente del Consiglio regionale della Campania, Sandra Lonardo “che anche questo è l’amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica, dei principi di moderazione e tolleranza contro ogni fanatismo ed estremismo. Affronto tranquilla anche questa battaglia”.
Le indagini sarebbero partite da intercettazioni a carico di un consuocero della signora Mastella. Il marito-ministro si trincera per ora nel silenzio. Il solo impegno al momento confermato è la relazione annuale del Guardasigilli al Parlamento sullo stato della Giustizia in programma alle 10.40 alla Camera.
Gli effetti politici del provvedimento giudiziario nei confronti della signora Lonardo sono però scontati. Il capogruppo dell’Udeur alla Camera Mauro Fabris, commentando la disposizione di arresti domiciliari di Sandra Lonardo, ha detto: “Una scelta dei tempi piuttosto sospetta… Predisporre addirittura gli arresti domiciliari” aggiunge Fabris “per una vicenda che riguarda la sfera amministrativa e che conosco benissimo perché si tratta di un contrasto che va avanti da anni, mi sembra piuttosto esagerato. Ma mi fermo qua, non voglio commentare oltre…”

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Il 16 Gennaio 2008 alle 12:25 Mastella Day: la moglie sotto inchiesta, il Guardasigilli si dimette » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] La moglie di Mastella ai domiciliari. L’accusa: tentata concussione [...]

Il 16 Gennaio 2008 alle 12:42 redazione ha scritto:

SANDRA MASTELLA:DIFENSORE,TUTTO NASCE DA SFURIATA TELEFONICA
(ANSA) - ROMA, 16 GEN - Al centro della vicenda giudiziaria culminata nell’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare presso il domicilio per Sandra Mastella ci sarebbe ”una grande sfuriata telefonica che la donna avrebbe fatto al direttore di un ospedale in merito ad una nomina. Quindi solo un contrasto di carattere politico e nulla a che vedere con dazioni di danaro o vantaggi di altro tipo”. Lo afferma l’avvocato Titta Madia, difensore della moglie del Guardasigilli dimissionario.
”E’ sconcertante avere appreso questa notizia dagli organi di informazione”, ha aggiunto il legale. Allo stato, secondo quanto si apprende, la misura restrittiva non e’ stata ancora notificata. Sandra Mastella si trova tuttora nella propria abitazione in attesa che arrivi il provvedimento della magistratura di Santa Maria Capua Vetere firmato dal gip Francesco Chiaromonte su richiesta del pm Alessandro Cimmino.
(ANSA).

Il 16 Gennaio 2008 alle 16:33 Mastella Day: la moglie sotto inchiesta, il Guardasigilli si dimette » eBlog Network - Magazine ha scritto:

[...] “Mi dimetto, getto la spugna”. Così, con tono commosso e definendo la moglie “un ostaggio”, Clemente Mastella ha concluso il discorso alla Camera dove ha parlato dopo il lancio di agenzia che annuncia gli arresti domiciliari per la moglie Sandra Lonardo per tentata concussione. [...]

Il 22 Gennaio 2008 alle 18:07 Non solo Prodi. Da Nord a Sud è tutta una crisi per il centrosinistra » eBlog Network - Magazine ha scritto:

[...] Da Torino a Napoli, passando per Firenze e Bologna ma senza dimenticare la Puglia. Il centrosinistra soffre, si spacca e rischia di finire in minoranza non solo a Roma. La fragilità dell’esecutivo fa tremare lo Stivale intero e non risparmia quasi nessuno degli enti locali amministrati dalla stessa coalizione che finora ha tenuto a galla Romano Prodi. Per disegnare il diagramma della crisi basta partire da Torino, dove da giorni è in atto una vera e propria resa dei conti interna al Pd e una rottura sempre più profonda tra moderati e Rifondazione. La tregua è arrivata solo ieri, con un documento che sana le fratture interne al partito di Veltroni, ma che non scioglie le divergenze con gli altri alleati. A Bologna, Cofferati non se la passa meglio. Dopo aver presentato “il piano B” per continuare a governare la città e salvare la sua giunta, la sua situazione non è migliorata di molto. L’ala radicale è rimasta fuori della coalizione, e per amministrare il “sindaco sceriffo” deve così contare sui due voti determinanti della Sinistra Democratica, che non smette di inviare messaggi poco concilianti, continuando a proporre elezioni anticipate. Se Cofferati, seppure con qualche difficoltà, governa, ieri a Firenze la sinistra radicale ha mandato in frantumi la maggioranza comunale. Verdi, Rifondazione, Comunisti italiani e Sinistra democratica hanno fatto affondare una delibera sulla fusione delle Spa dell’acqua, facendo infuriare il sindaco Leonardo Dominici e il Pd toscano, che ha già fatto sapere di voler sfiduciare il presidente del consiglio comunale Cruccolini, targato Sd e considerato uno dei principali oppositori alla delibera. L’opposizione avverte che “la maggioranza non c’è più”, nel frattempo il primo cittadino fiorentino riferisce a Veltroni e a Claudio Martini, presidente della regione toscana. Ma è lo stesso Martini a non trovarsi in una situazione più rosea. La scorsa settimana ha allargato la sua maggioranza a Rifondazione ed è subito scoppiato il problema poltrone. La sinistra massimalista si sente “sottorappresentata” e vuole nominare almeno un assessore in più e il vicepresidente. Al Sud le cose non vanno meglio. Col passare delle ore, in Campania la situazione si complica. Dopo gli arresti del presidente del consiglio regionale Sandra Lonardo e le prime avvisaglie di crisi, gli uomini di Mastella hanno abbandonato la maggioranza sia nella Provincia che nel municipio di Caserta e hanno minacciato di togliere il proprio sostegno anche alla Regione. Intanto, l’Italia dei Valori non perde occasione per dire che “l’esperienza Bassolino deve considerarsi conclusa”, i socialisti si dicono certi che “questo esecutivo non durerà fino al 2010″ e il segretario di Rifondazione Comunista, Franco Giordano dichiara lapidario: “si è chiuso un ciclo politico. Andiamo a votare in autunno”. Persino la Puglia risente dell’effetto-crisi. L’esperimento Vendola, celebrato come “prototipo della sinistra al governo” e “modello vincente delle vere primarie”, inizia a scricchiolare per l’enorme deficit sanitario pregresso. La scorsa settimana, il governatore pugliese ha convocato un vertice di cinque ore con tutti gli assessori. Nessuna poltrona è saltata (almeno per ora), ma alla fine Vendola ha comunque attaccato “una mentalità ministerialista incapace di guardare al d là delle proprie competenze”. Ed il Pd intanto ha avvertito: “sosterremo il governo regionale, ma non in maniera incondizionata. Il partito non vuole coprire scelte che non ha contribuito a determinare, ma compartecipare alla strategia di rilancio secondo regole di evidenza e legalità”. Quattro città (Torino, Bologna, Firenze, Napoli), quattro regioni (Piemonte, Toscana, Campania, Puglia), otto amministrazioni, tutte governate dal centrosinistra. C’è n’è abbastanza perché qualcuno sostenga che “la crisi di un governo sembra la crisi di un’intera stagione politica e di un progetto”, quello dell’Ulivo, iniziato coi migliori auspici ormai tredici anni fa. [...]

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