
In principio era l’indulto. Poi la legge elettorale e il pubblico ministero di Catanzaro Luigi De Magistris. Così, da quando il ministro Clemente Mastella occupa il piano più alto della giustizia italiana, esattamente 608 giorni dal giuramento al Quirinale, le notti insonni del leader dell’Udeur non si contano.
Dopo un lungo braccio di ferro tra le forze politiche, il 29 luglio 2006, il Parlamento italiano ha approvato la legge sull’indulto. E dal quel giorno, per Mastella, non c’è stata pace. Il nemico numero uno è il collega ministro Antonio Di Pietro. Responsabile delle Infrastrutture ed ex pm di Milano. Tra loro il braccio di ferro è serrato (anche a colpi di blog). Uno, Mastella, sostiene che il collega voglia solo rubargli il posto, l’altro, Di Pietro, lo accusa di favorire i delinquenti e di incompetenza in materia di giustizia. Di fatto ancora oggi il Guardasigilli deve difendere con le unghie la sua legge sull’indulto.
Poi, più o meno un anno fa, senza contare le solite tensioni pre Finanziaria di dicembre, è stata la volta dei Dico. Mastella fa tremare Prodi e tutto il governo. Il suo è un no secco alle coppie di fatto. La crisi sembra oramai alle porte. Il Guardasigilli vota contro ma il testo in Consiglio dei ministri passa lo stesso. In piazza lo fischiano (ma i colleghi non lo difendono) e lui sbatte la porta anche al giornalista tv Michele Santoro, abbandonando gli studi televisivi di Annozero dopo un intervento del vignettista Vauro. Ma per Mastella le spine nel fianco non finiscono qui.
A settembre dello scorso anno (in tempi di Finanziaria e soprattutto di tagli alle spese) il vicepremier Rutelli e il Guardasigilli si sono fatti beccare su un aereo di stato, con il figlio di Mastella e altri ospiti, mentre andavano ad assistere al gran premio di Formula uno di Monza. Una gaffe che al ministro della Giustizia è costata quasi il posto.
Ma i veri guai per il ministro di Ceppaloni sono cominciati quando si è diffusa la notizia che era stato iscritto nel registro degli indagati nell’inchiesta “Why not” del pm di Catanzaro Luigi De Magistris. Inbuona compagnia, s’intende (è indagato anche il premier Romano Prodi). Nel mirino, in particolare, le intercettazioni dei colloqui telefonici che il ministro della Giustizia avrebbe avuto con Antonio Saladino, figura chiave dell’indagine. Tra repliche e smentite, resta il fatto che nel frattempo il Guardasigilli, il 21 settembre, chiede al Csm di disporre il trasferimento cautelare d’ufficio nei confronti del pm.
Lo scorso 11 gennaio, è cominciato davanti alla sezione disciplinare del Csm il processo a carico di De Magistris. Al magistrato viene contestato di aver emesso provvedimenti abnormi o per lo meno anomali ma anche di essere responsabile delle ”incontrollate fughe di notizie” sulle sue indagini, e di aver diffuso ‘’sospetti” senza prove nei confronti di superiori e colleghi.
Infine la cronaca degli ultimi giorni. Mastella che apre alle modifiche sulla legge sull’aborto e lo scontro con la maggioranza per le legge elettorale che, secondo la bozza Bianco, prevede un sistema proporzionale con una soglia di sbarramento al 5 per cento. Anche in questo caso Mastella si è opposto e in una telefonata a Prodi ha minacciato di dare le dimissioni.
Fin dall’inizio della sua carriera il giovane giornalista Clemente Mastella, classe 1947, ebbe parecchie gatte da pelare. Agli inizi degli anni 70’ l’assunzione di Mastella in Rai si narra che i suoi colleghi proclamarono ben tre giorni di sciopero contro la sua nomina…
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