Mastella: ecco il pool di Santa Maria Capua Vetere

Settanta anni la prossima primavera, quarantaquattro, come ha lui stesso sottolineato rispondendo all’attacco di Clemente Mastella, di servizio, Mariano Maffei guiderà la Procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) fino al prossimo 28 gennaio, quando il suo incarico scadrà. Il termine è previsto dal nuovo ordinamento giudiziario, che prescrive la scadenza automatica della titolarità degli uffici direttivi dopo otto anni.
Non è ancora chiaro, oggi, quale sarà la prossima destinazione del procuratore: potrebbe tornare a fare il sostituto, in quanto “capo perdente posto”, così si dice nell’ambiente. Clima di veleni, nella Procura, in questo momento: la squadra casertana è divisa, mentre da qualche giorno sono partiti i controlli dell’ispettorato del ministero della Giustizia, per accertare presunte irregolarità di gestione, con interrogatori anche in queste ore. Trapela da questo ambiente che Maffei avrebbe perduto diversi concorsi. Il 28 dicembre sarebbe sfumata per lui la titolarità della Procura generale di Salerno (affidata al nuovo Pg con sei voti su sei a Lucio Di Pietro). Negli ultimi tre anni, Maffei si sarebbe candidato anche alla Procura generale di Perugia, Ancona, Trieste e Lecce.
Napoletano di origine, è vedovo dallo scorso ottobre. Alla moglie, Carolina, scomparsa dopo aver lottato contro un tumore al polmone, è riconducibile la parentela con il politico locale cui ha accennato oggi il Guardasigilli dimissionario, nel suo discorso in Parlamento. Carolina era infatti cugina di Piero De Franciscis, padre di Sandro, presidente della Provincia di Caserta, (ex esponente Udeur, poi passato con la Margherita e ora nel Pd). Maffei opera nella Procura sammaritana dall’89: all’epoca era procuratore circondariale; prima ancora, procuratore presso il Tribunale; nel suo passato ci sono poi l’incarico di presidente di sezione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, e, negli anni ancora addietro, quello di giudice al Tribunale di Napoli.
Francesco Chiaromonte, il gip che ha ordinato gli arresti, fra gli altri, di Sandra Lonardo Mastella, determinando il terremoto politico che vive in queste ore il Paese, ha 38 anni. Molto stimato dai colleghi, è una recente acquisizione dell’ufficio del Gip di Santa Maria Capua Vetere, dove si è trasferito nel 2006. Precedentemente a Napoli, nel 2005 fece partire con i pm partenopei Sirleo e Novelli l’inchiesta sulla gestione dello smaltimento dei rifiuti in Campania che vede attualmente imputati i vertici di Impregilo e il presidente della Campania Antonio Bassolino. Nella sezione reati ambientali della Procura di Napoli entrò a far parte ai tempi di Agostino Cordova. Negli anni precedenti aveva lavorato alla Procura di Foggia. Sposato, padre di due figli, Chiaromonte è, nel tempo libero, fra l’altro, un appassionato sciabolatore, agonista.
All’inchiesta hanno lavorato i due pm Alessandro Cimmino e Maurizio Giordano, coetanei, 35 anni. Cimmino, napoletano, arriva a Santa Maria Capua Vatere, dove lavora nella sezione dei reati contro la pubblica amministrazione, dopo essere stato a Foggia, prima sede, dal 2001 al 2004. Giordano, beneventano, si occupa attualmente di reati finanziari e societari; la sua prima sede è stata Palermo.
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Il 17 Gennaio 2008 alle 13:25 Caserta c’è online: sul web tutte le carte dell’inchiesta Mastella » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Tutti i nomi, i cognomi, gli arresti, gli appalti, le nomine: tutte le “carte”, con i dettagli dell’operazione Mastella, sono sul quotidiano on line Casertace.it. “Il terremoto che ha decapitato l’Udeur della Campania ce lo aspettavamo da tempo” dice a Panorama.it Gianluigi Guarino, direttore della testata giornalistica on line nata un mese e mezzo fa, e che ora sta raccontando in tempo reale fatti e retroscena della vicenda giudiziaria. “Si tratta dell’epilogo di una storia tipicamente campana e molto locale” spiega Guarino “che non avrebbe avuto questa eco mediatica se non avesse al centro il ministro della Giustizia. La gestione delle nomine nell’ambito della Sanità, come emerge dall’inchiesta, è un’abitudine che ha una lunga tradizione da queste parti. E ora finalmente vede la luce grazie al lavoro della magistratura”. Un lavoro che voi state pubblicando alla lettera, con tanto di accuse, nomi e cognomi e indirizzi… Si tratta di atti pubblici, dunque pubblicamente disponibili ad ogni cittadino. Mastella è furente, anche per la fuga di notizie Mastella sembra invece colui che ha più beneficiato di questa fuga di notizie. Tanto per cominciare ha avuto il tempo di scrivere un bel discorso commovente e di recitarlo in Parlamento prima che alla venisse notificato alla moglie l’atto d’accusa. E poi si registrano una serie di coincidenze che fanno insospettire come il fatto che Camilleri, consuocero di Mastella, si sia ricoverato appena due giorni prima che anche per lui scattasse la richiesta di arresti domiciliari… Al di là delle coincidenze, vuol dire che Mastella sapeva in anticipo? Già nella prima mattinata di ieri, la villa di Ceppaloni era presa d’assalto dai cronisti beneventani: un fatto che non si deve certo al fiuto di segugi dei tanti colleghi. La notizia era ampiamente circolata. Io faccio il giornalista da anni su questo territorio, sono stato direttore del Corriere di Caserta, conosco bene il modo in cui si diffondono le informazioni da queste parti. Qual è ora la percezione generale da parte dell’opinione pubblica campana? Per chi è attento ai particolari non c’è grande stupore. Se si vuole delimitare tutta la vicenda, la si può leggere compresa tra un fidanzamento e una separazione: quelli avvenuti tra Clemente Mastella e Sandro De Franciscis, attuale presidente della provincia di Caserta. Era stato eletto deputato nel 2001 con la Margherita, poi era passato con Mastella, e poi ha cambiato di nuovo alleanze, riavvicinatosi al Pd. La rottura ha scardinato gli equilibri nell’ambito della Sanità. Chi faceva le nomine in quota Mastella è passato a De Franciscis. Il bubbone è scoppiato per le nomine per l’ospedale di Caserta. Mariano Maffei, che guida la Procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), è parente di De Franciscis. E l’inchiesta ora punta dritta verso Napoli. Insomma, una vicenda tutta campana, in perfetta tradizione. [...]

Il 17 Gennaio 2008 alle 15:27 Caserta c’è online: sul web tutte le carte dell’inchiesta Mastella » eBlog Network - Magazine ha scritto:

[...] Tutti i nomi, i cognomi, gli arresti, gli appalti, le nomine: tutte le “carte”, con i dettagli dell’operazione Mastella, sono sul quotidiano on line Casertace.it. “Il terremoto che ha decapitato l’Udeur della Campania ce lo aspettavamo da tempo” dice a Panorama.it Gianluigi Guarino, direttore della testata giornalistica on line nata un mese e mezzo fa, e che ora sta raccontando in tempo reale fatti e retroscena della vicenda giudiziaria. “Si tratta dell’epilogo di una storia tipicamente campana e molto locale” spiega Guarino “che non avrebbe avuto questa eco mediatica se non avesse al centro il ministro della Giustizia. La gestione delle nomine nell’ambito della Sanità, come emerge dall’inchiesta, è un’abitudine che ha una lunga tradizione da queste parti. E ora finalmente vede la luce grazie al lavoro della magistratura”. Un lavoro che voi state pubblicando alla lettera, con tanto di accuse, nomi e cognomi e indirizzi… Si tratta di atti pubblici, dunque pubblicamente disponibili ad ogni cittadino. Mastella è furente, anche per la fuga di notizie Mastella sembra invece colui che ha più beneficiato di questa fuga di notizie. Tanto per cominciare ha avuto il tempo di scrivere un bel discorso commovente e di recitarlo in Parlamento prima che gli fosse formalizzato un atto d’accusa. E poi si registrano una serie di coincidenze che fanno insospettire come il fatto che Camilleri, consuocero di Mastella, si sia ricoverato appena due giorni prima che anche per lui scattasse la richiesta di arresti domiciliari… Al di là delle coincidenze, vuol dire che Mastella sapeva in anticipo? Già nella prima mattinata di ieri, la villa di Ceppaloni era presa d’assalto dai cronisti beneventani: un fatto che non si deve certo al fiuto di segugi dei tanti colleghi. La notizia era ampiamente circolata. Io faccio il giornalista da anni su questo territorio, sono stato direttore del Corriere di Caserta, conosco bene il modo in cui si diffondono le informazioni da queste parti. Qual è ora la percezione generale da parte dell’opinione pubblica campana? Per chi è attento ai particolari non c’è grande stupore. Se si vuole delimitare tutta la vicenda, la si può leggere compresa tra un fidanzamento e una separazione: quelli avvenuti tra Clemente Mastella e Sandro De Franciscis, attuale presidente della provincia di Caserta. Era stato eletto deputato nel 2001 con la Margherita, poi era passato con Mastella, e poi ha cambiato di nuovo alleanze, riavvicinatosi al Pd. La rottura ha scardinato gli equilibri nell’ambito della Sanità. Chi faceva le nomine in quota Mastella è passato a De Franciscis. Il bubbone è scoppiato per le nomine per l’ospedale di Caserta. Mariano Maffei, che guida la Procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), è parente di De Franciscis. E l’inchiesta ora punta dritta verso Napoli. Insomma, una vicenda tutta campana, in perfetta tradizione. [...]

Il 8 Ottobre 2008 alle 11:20 Faide in procura. E Clemente si gode la rivincita » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] I magistrati della procura di Santa Maria Capua Vetere che hanno indagato su Clemente Mastella e hanno firmato la richiesta d’arresto di sua moglie, Sandra Lonardo, sono finiti sotto inchiesta a Roma. Le accuse (abuso d’ufficio, omissione di atti d’ufficio, ma si parla pure di calunnia) non riguardano direttamente quel procedimento, ma vicende che a esso si intrecciano. Nelle scorse settimane il pm romano Giancarlo Amato ha inviato diversi avvisi di garanzia. Due sono stati recapitati all’ex procuratore sammaritano Mariano Maffei (oggi presidente della commissione tributaria regionale, che dichiara: “Ufficialmente non mi risulta niente. Ma anche se fosse, questa notizia costituirebbe una grave violazione del segreto istruttorio”) e al pm Alessandro Cimmino. Entrambi avevano firmato la richiesta di misura cautelare per Lonardo. Sono finiti sotto indagine anche i pm Maria Di Mauro (accusata da alcuni colleghi di conflitto d’interessi per un paio di inchieste sulla asl di cui il marito è consulente legale) e Luigi Landolfi. Le informazioni di garanzia sono la conseguenza di una guerra intestina alla procura, con accuse di mobbing, esposti, denunce e inchieste che sono stati esaminati nei mesi scorsi dall’ispettorato del ministero della Giustizia, dalla procura generale di Napoli e dal Consiglio superiore della magistratura. E ora sono finiti sul tavolo di Amato e del collega Antonangelo Racanello che si occupa di un filone collegato. A gennaio la procura casertana era diventata la più famosa d’Italia. Infatti, dopo aver ottenuto l’arresto di Lonardo, presidente del consiglio regionale, aveva causato le dimissioni di Mastella che hanno portato alla caduta del governo Prodi. Per l’ex guardasigilli dietro quell’inchiesta c’era un mandante politico e aveva sottolineato i rapporti di parentela di Maffei con Alessandro De Franciscis, nipote della moglie e presidente della Provincia di Caserta, ex papavero dell’Udeur passato al Pd. Ma la sua era sembrata una difesa d’ufficio. Gli avvisi di garanzia spediti dalla capitale ribadiscono, invece, che in quella procura qualcosa, forse, non funzionava per davvero. A mettere in moto l’inchiesta è stato un esposto inviato 10 mesi fa alla procura generale di Napoli da tre magistrati di Santa Maria Capua Vetere: il procuratore aggiunto Paolo Albano, i pm Donato Ceglie e Filomena Capasso. Nel documento parlavano di “un clima insostenibile di sospetti, di comportamenti vessatori, di illecite indagini condotte su colleghi del medesimo ufficio, tra i quali gli scriventi, e di iniziative spesso estranee a qualsiasi perimetro legale di corretto esercizio della funzione giudiziaria”. Comportamenti che avrebbero dilaniato la procura: “Un tale complesso di reiterate, indebite e ingiustificabili condotte poste in essere dal procuratore Mariano Maffei, con il concorso e il sostegno di tre suoi “fidati” sostituti, i dottori Maria Di Mauro, Alessandro Cimmino e Luigi Landolfi, non poteva non riverberarsi, con conseguenze non più rimediabili, sulla serenità di molti dei magistrati in servizio, nonché sulla corretta conduzione della procura”. Non basta. Per loro ci sarebbe stato un “accanimento nei confronti di coloro anche solo sospettati di non essere omologhi alla volontà di chi lo dirige”. Ora i pm romani dovranno stabilire se queste accuse siano veritiere. Una cosa è chiara: a Santa Maria Capua Vetere nei mesi scorsi si sono fronteggiati due schieramenti di magistrati con visioni molto diverse sulla conduzione delle inchieste e su chi indagare. Da una parte Maffei e i suoi, dall’altra Albano, Ceglie, Capasso, Carlo Fucci (già segretario dell’Associazione nazionale magistrati ritenuto vicino a Mastella) e Silvio Marco Guarriello. [...]

Il 8 Ottobre 2008 alle 11:41 SuccedeOggi » Blog Archive » Faide in procura. E Clemente si gode la rivincita ha scritto:

[...] I magistrati della procura di Santa Maria Capua Vetere che hanno indagato su Clemente Mastella e hanno firmato la richiesta d’arresto di sua moglie, Sandra Lonardo, sono finiti sotto inchiesta a Roma. Le accuse (abuso d’ufficio, omissione di atti d’ufficio, ma si parla pure di calunnia) non riguardano direttamente quel procedimento, ma vicende che a esso si intrecciano. Nelle scorse settimane il pm romano Giancarlo Amato ha inviato diversi avvisi di garanzia. Due sono stati recapitati all’ex procuratore sammaritano Mariano Maffei (oggi presidente della commissione tributaria regionale, che dichiara: “Ufficialmente non mi risulta niente. Ma anche se fosse, questa notizia costituirebbe una grave violazione del segreto istruttorio”) e al pm Alessandro Cimmino. Entrambi avevano firmato la richiesta di misura cautelare per Lonardo. Sono finiti sotto indagine anche i pm Maria Di Mauro (accusata da alcuni colleghi di conflitto d’interessi per un paio di inchieste sulla asl di cui il marito è consulente legale) e Luigi Landolfi. Le informazioni di garanzia sono la conseguenza di una guerra intestina alla procura, con accuse di mobbing, esposti, denunce e inchieste che sono stati esaminati nei mesi scorsi dall’ispettorato del ministero della Giustizia, dalla procura generale di Napoli e dal Consiglio superiore della magistratura. E ora sono finiti sul tavolo di Amato e del collega Antonangelo Racanello che si occupa di un filone collegato. A gennaio la procura casertana era diventata la più famosa d’Italia. Infatti, dopo aver ottenuto l’arresto di Lonardo, presidente del consiglio regionale, aveva causato le dimissioni di Mastella che hanno portato alla caduta del governo Prodi. Per l’ex guardasigilli dietro quell’inchiesta c’era un mandante politico e aveva sottolineato i rapporti di parentela di Maffei con Alessandro De Franciscis, nipote della moglie e presidente della Provincia di Caserta, ex papavero dell’Udeur passato al Pd. Ma la sua era sembrata una difesa d’ufficio. Gli avvisi di garanzia spediti dalla capitale ribadiscono, invece, che in quella procura qualcosa, forse, non funzionava per davvero. A mettere in moto l’inchiesta è stato un esposto inviato 10 mesi fa alla procura generale di Napoli da tre magistrati di Santa Maria Capua Vetere: il procuratore aggiunto Paolo Albano, i pm Donato Ceglie e Filomena Capasso. Nel documento parlavano di “un clima insostenibile di sospetti, di comportamenti vessatori, di illecite indagini condotte su colleghi del medesimo ufficio, tra i quali gli scriventi, e di iniziative spesso estranee a qualsiasi perimetro legale di corretto esercizio della funzione giudiziaria”. Comportamenti che avrebbero dilaniato la procura: “Un tale complesso di reiterate, indebite e ingiustificabili condotte poste in essere dal procuratore Mariano Maffei, con il concorso e il sostegno di tre suoi “fidati” sostituti, i dottori Maria Di Mauro, Alessandro Cimmino e Luigi Landolfi, non poteva non riverberarsi, con conseguenze non più rimediabili, sulla serenità di molti dei magistrati in servizio, nonché sulla corretta conduzione della procura”. Non basta. Per loro ci sarebbe stato un “accanimento nei confronti di coloro anche solo sospettati di non essere omologhi alla volontà di chi lo dirige”. Ora i pm romani dovranno stabilire se queste accuse siano veritiere. Una cosa è chiara: a Santa Maria Capua Vetere nei mesi scorsi si sono fronteggiati due schieramenti di magistrati con visioni molto diverse sulla conduzione delle inchieste e su chi indagare. Da una parte Maffei e i suoi, dall’altra Albano, Ceglie, Capasso, Carlo Fucci (già segretario dell’Associazione nazionale magistrati ritenuto vicino a Mastella) e Silvio Marco Guarriello. [...]

Il 3 Marzo 2009 alle 16:01 La macchina del complotto: Travaglio « SPACEPRESS ha scritto:

[...] Mastella: ecco il pool di Santa Maria Capua Vetere [...]

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