Alla fine papa Ratzinger non c’era, ma le contestazioni non sono state scongiurate. All’inaugurazione dell’anno accademico della Sapienza, in mancanza del Pontefice che ha rinunciato dopo le polemiche dei giorni scorsi, nel mirino di alcuni studenti sono finiti il ministro dell’Università Fabio Mussi e il leader del Pd Walter Veltroni.
Il discorso del Papa inviato per l’inaugurazione è stato letto in aula magna dal prorettore Piero Marietti. Alla fine ci sono stati applausi, mentre all’esterno La Sapienza è rimasta un ateneo totalmente blindato. Fuori dall’edificio la polizia ha impedito l’accesso di un gruppo di studenti intenzionati a protestare contro il rettore per come l’intera vicenda è stata gestita. La tensione è salita alle stelle e più volte è stato sfiorato lo scontro tra manifestanti e agenti.
Studenti dei collettivi universitari, esponenti dei movimento per il diritto alla casa e delegazioni di alcuni centri sociali sono arrivati in corteo a Via dell’Università. I manifestanti, oltre al ministro Mussi, hanno contestato anche il sindaco di Roma Walter Veltroni e le politiche che sta attuando con il Partito democratico.
Il rettore Renato Guarini, nella sua introduzione, ha parlato di “inaccettabili veti ideologici” e ha detto che inviterà di nuovo il Papa all’università. Una cinquantina di studenti presenti nell’aula magna ha deciso di manifestare silenziosamente: tutti in piedi e imbavagliati con fazzoletti bianchi e cartelli con la scritta “Libertà in università e pur si muove”. Ma i ragazzi dei collettivi non sono stati i soli a manifestare. I giovani che fanno capo al gruppo di Azione universitaria si sono riuniti a piazza della Minerva inneggiando cori contro rettore e ministro dell’Università, mentre gli studenti di Comunione e Liberazione si sono presentati imbavagliati durante la cerimonia di inaugurazione.
DOCUMENTI: L’allocuzione del Papa - La lettera del cardinale Bertone al rettore
SONDAGGIO: Niente Sapienza per Benedetto XVI, giusto o sbagliato?
LEGGI ANCHE: L’imbarazzo della politica - I professori contro: non è una nostra responsabilità
- Giovedì 17 Gennaio 2008

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Commenti
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Il 21 Gennaio 2008 alle 9:41 giuseppe_ieraci ha scritto:
Il giudizio pressoché unanime sulla rinuncia di Ratzinger a visitare La Sapienza e a tenervi una Lectio Magistralis è che l’episodio abbia costituito una sconfitta della cultura laica. Tra gli argomenti a sostegno di questa lettura, uno è ricorso quasi in ogni commento. L’argomento è a grandi linee il seguente. Laicità è sinonimo di tolleranza e di apertura incondizionata degli spazi (pubblici) alla discussione e al confronto, e siccome l’Università è uno spazio pubblico non si doveva negarlo al Papa.
Questo ragionamento suona bene, perché evoca il valore laico della tolleranza, ma ho il sospetto che sia irto d’insidie e contestabile in più punti. In primo luogo, uno “spazio pubblico” è tale in ragione degli individui che lo frequentano, cioè del campo sociale che vi riferisce. Naturalmente, è lecito intendere tale spazio come definito dall’universo degli individui, come taluni filosofi morali tendono a fare, ma dal punto di vista pragmatico una simile concezione non ha mai preso piede. Per esempio, nella Polis greca il “pubblico” era costituito dagli individui appartenenti a quella città, con l’esclusione degli schiavi, dei liberti e degli esuli o apolidi. La stessa agorà, lo spazio dell’isegoria (il diritto universale di parlare), era in qualche modo limitato, perché si poteva severamente punire chiunque per una proposta ritenuta contraria alle leggi, mentre gli stolti o gli impertinenti venivano messi a tacere anche con le cattive maniere. Ricordate, nell’Iliade, Tersite che insolentisce Agamennone ed è malmenato da Odisseo?
Nello Stato moderno quel pubblico si è allargato, ma pur sempre qualche criterio restrittivo esiste affinché si possa stabilire chi ne faccia parte, si tratti pure di un criterio minimo come quello del risiedere dentro i confini di uno Stato. In altri termini, qualsiasi spazio pubblico è definito in base ad alcuni criteri (siano essi impliciti o espliciti), che consentono di stabilire chi vi sia incluso o escluso. Se domani l’orchestra sinfonica de La Scala di riunisse per provare e io mi presentassi munito di gran cassa a far cagnara, gli orchestrali avrebbero ben diritto di chiamare le forze dell’ordine e farmi portare via, anche se io sono italiano, pago le tasse e La Scala è uno “spazio pubblico”. Nessuno penserebbe che gli orchestrali della Scala siano degli intolleranti.
Diventa quindi importante, in secondo luogo, stabilire quali siano i criteri che di volta in volta definiscono la “pubblicità” e la fruibilità di uno spazio. Qui, credo, si nascondono le difficoltà maggiori. Siccome di mestiere faccio il professore universitario, quali siano i criteri di appartenenza alla città universitaria ho la presunzione di saperlo. Non sono l’essere estremamente colti (Ratzinger lo è di sicuro), ché nei nostri ranghi vi sono studenti alle prime armi, giovani studiosi in via di formazione, ricercatori alle prime esperienze e, ovviamente, studiosi chiarissimi; non sono l’essere eloquenti (per quanto un po’ aiuti e del resto Ratzinger è un maestro dell’eloquenza); non sono il possesso di carisma (ma il Papa ne emana in virtù del suo stesso ufficio); non sono, infine, udite udite, neppure il possesso di qualche “idea brillante”. Più modestamente, il pubblico dell’Università ha un interesse per la conoscenza (sicuramente c’è l’ha anche Ratzinger) che tuttavia accompagna ad una pedante mania di controllo dei contenuti, del modo come la si è raggiunta e della sua validità, non certo in eterno, ma quanto meno rispetto ai fenomeni osservabili qui ed ora. Chi produce un sapere del quale non possiamo controllare i contenuti, che anzi ci sono stati rivelati come una Verità assoluta ed eterna; chi utilizza “fonti” inaccessibili e incontrollabili (la Divinità stessa) per produrre i contenuti della sua conoscenza; chi, infine, antepone la sua Verità a qualsiasi evidenza che la contraddica, beh sarà una posizione “passatista” ma a buon diritto il suo allontanamento può essere richiesto dagli “orchestrali” universitari.
Si sa che il Papa doveva tenere una Lectio Magistralis. Gian Enrico Rusconi (Sconfitta dei laici, La Stampa, 16/01/2008) ha ragione quando sostiene che si poteva escogitare “un’altra qualità nell’iniziativa pubblica”, più in sintonia con l’istituzione universitaria e cita, provocatoriamente, la disputatio di stile medievale. Perfetto. Il punto non è impedire al Papa di venire in Università e di parlarvi, ma di chiedergli di svestire i panni della sua sacralità (diventare, appunto, un laico) e di sottoporre la sua parola alle regole del confronto universitario: controllo del contenuto di quanto si dice, esplicitazione e verificabilità delle fonti e dei dati utilizzati, contraddittorio. Qualcosa di simile, insomma, al dibattito radiofonico della BBC che mise a confronto sessanta anni fa Bertrand Russell e Padre Copleston sul tema «L’esistenza di Dio». Ora, per quale ragione difendere lo spazio universitario in base ai criteri che lo definiscono, per quale ragione chiedere che siano rispettati i ruoli reciproci e per quale ragione difendere il proprio ambito conoscitivo dalle ingerenze di un sapere metafisico siano ritenuti atteggiamenti rilevatori di una sconfitta della cultura laica, aspetto che mi sia chiarito. Inoltre, se sbaglio completamente e se c’è un altro e vero atteggiamento laico che io evidentemente non conosco, si sente dire spesso “una laicità correttamente intesa”, mi spiegate per favore in cosa consista, così che anch’io mi possa conformare?
Giuseppe Ieraci
Dipartimento di Scienza Politica
Università di Trieste
e-mail: ieracig@sp.univ.trieste.it
Il 1 Febbraio 2008 alle 16:19 Nepotismo accademico: se il professore tiene famiglia » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] La polemica sulla mancata visita del Papa alla Sapienza forse non è stato il maggiore assillo di Renato Guarini in questi giorni. Il rettore della più vasta università d’Europa si trova indagato dalla procura di Roma per abuso d’ufficio. Accusato di uno scambio di favori con il professore di estimo Leonardo Di Paola: incaricato della costruzione del parcheggio sotterraneo ad architettura, in cambio avrebbe agevolato Maria Rosaria Guarini. “Illazioni e maldicenze. Le mie figlie lavorano da decenni all’università” ha commentato con sdegno il rettore. Il docente della Sapienza è l’ennesimo rettore sospettato di favoritismi. A dicembre la procura di Bologna ha indagato il “magnifico” di Firenze, Augusto Marinelli, e quello della Federico II di Napoli, Guido Trombetti: avrebbero pilotato alcune nomine. E a luglio, per un’altra vicenda, era capitato a Francesco Tomasello, dell’Università di Messina. Ma è tutto il sistema che sembra vacillare. Nelle procure di diverse città risultano aperte 14 inchieste per supposti favori di docenti a loro familiari. I professori indagati sono 117; 44 hanno già ricevuto il rinvio a giudizio. Si parla di “Parentopoli”: neologismo che nasconde la sempreverde malapianta del nepotismo accademico. Pargoli, mogli, nipoti che salgono in cattedra grazie a concorsi in cui i migliori sono ormai abituati a veder vincere altri. “È inutile nascondersi: i figli di sono quasi sempre persone che hanno pubblicazioni di scarsa validità scientifica e una produttività accademica piuttosto modesta” sostiene l’economista della Bocconi Roberto Perotti, che sta lavorando a un saggio sull’argomento: sarà pubblicato il prossimo autunno per la Einaudi. Non c’è solo il proliferare delle inchieste. Dopo anni di omertà e reverenze, negli atenei aleggia la rivolta. I baroni, sempre più arroccati, vengono additati come pessimi maestri. Alcuni noti docenti hanno aperto dei blog per denunciare i sistemi feudali delle facoltà italiane. Giovani ricercatori denunciano in procura, e non più anonimamente, gli illeciti subiti nei concorsi. A Napoli gli studenti confezionano dossier con gli alberi genealogici dei docenti. Chiaro che non è solo l’università a tenere famiglia. I favoritismi tra consanguinei sono diffusi ovunque in Italia. Ma nelle facoltà raggiungono dimensioni vastissime, indipendentemente dalle inchieste della magistratura e da quei concorsi in cui, meritatamente, risultano idonei cognomi accademicamente noti. Da Bologna a Catania, la lista dei familiari di docenti saliti in cattedra è sterminata. Nonostante le inchieste della magistratura, non accenna a diminuire. [...]
Il 2 Dicembre 2010 alle 10:15 Figli di… » Nepotismo accademico: se il professore tiene famiglia ha scritto:
[...] polemica sulla mancata visita del Papa alla Sapienza forse non è stato il maggiore assillo di Renato Guarini in questi giorni. Il rettore della più [...]
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