Torino: giorni duri per Chiamparino nel mirino degli alleati

il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, la Presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso | Ansa

Parenti serpenti. In Piemonte, sono giorni duri per il Partito democratico e per il sindaco del capoluogo Sergio Chiamparino, stretto dall’emergenza rifiuti e dalla proposta di istituire narcosale nelle strutture ospedaliere della sua città.

Ma i problemi più spinosi non arrivano dall’opposizione, che giorni fa sull’emergenza di Napoli ha accusato il centrosinistra di voler fare “il primo della classe” a discapito del benessere dei cittadini piemontesi. Bensì dagli stessi alleati, che non risparmiano critiche al fronte possibilista sulla questione dell’emergenza campana aperta dal sindaco e dalla presidente della regione.
In questi giorni i più furiosi sono stati proprio i compagni del Pd, spaccati su due fronti che sembrano lontanissimi: da un lato, Sergio Chiamparino e Mercedes Bresso; dall’altro il presidente della provincia Antonio Saitta e molti dei dirigenti locali del Pd, contrari a farsi carico del problema Napoli. A fare da paciere il segretario regionale, Gianfranco Morgando, che ha invitato più volte “tutti a evitare personalismi”.
La querelle Torino è iniziata dopo la disponibilità della presidente della regione ad accettare tremila tonnellate di immondizia napoletana in terra piemontese. Dichiarazioni sufficienti a scatenare mugugni e malcontenti, ma soprattutto una dura condanna dell’Ufficio politico del Pd regionale, nella quale si manifestavano molte “preoccupazioni, in particolare quelle relative al rischio di compromettere un delicato equilibrio faticosamente raggiunto”.
Così, dapprima Sergio Chiamparino ha provato a glissare, aspettando “la decisione di Ato e Provincia”. Ma quando anche da loro è arrivato un secco “no”, non ha potuto fare altro che denunciare che “tra noi, c’è ancora qualcuno che vede il partito democratico come un campo in cui ognuno si barrica nella propria casamatta e l´unico aggregante diventa il potere”.
Qualche ora prima, dalle Maldive anche la Bresso criticava “la sottocultura che sta divorando le fondamenta del Paese. Invece di parlare dei problemi dei cittadini, si sceglie la solita via: mettersi alla testa delle loro paure”. Rientrata a Torino, la presidente della regione ha poi fatto capire che continuerà la sua battaglia: “scriverò al governo – ha detto ieri a Palazzo Lascaris - perché intervenga con un decreto per superare il no a smaltire una piccola quota dei rifiuti campani espresso dalle Ato di Torino e Cuneo. Per legge, è loro la competenza. Noi purtroppo non possiamo farlo”.
Il problema rifiuti non è però l’unica emergenza dell’agenda di Chiamparino. Martedì notte, il consiglio comunale del capoluogo piemontese ha approvato infatti la mozione che prevede l’installazione di alcune narcosale. La proposta era nata da una netta presa di posizione del ministro della Solidarietà sociale, il riforndarolo Paolo Ferrero, che si era detto certo che avrebbero diminuito la criminalità, ma la delibera della sinistra radicale è stata bocciata. Il Pd ha proposto e fatto approvare infatti una mozione più “soft”, proponendo di istituire un gruppo di lavoro con il ministero della Sanità “per individuare le linee guida del progetto”.
E, mentre il sindaco torinese si gode l’ottimo risultato nella classifica del gradimento del Sole 24 Ore (secondo con il del 73% dei consensi), riesplode il caso Tav: martedì scorso il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta ha convocato per il 30 gennaio il tavolo politico sulla Torino-Lione.
Se non è aria di crisi, poco ci manca. Ed il primo problema potrebbe nascere proprio dentro al Pd, quel partito che – erano in molti a giurarlo – avrebbe “garantito maggiore stabilità anche ai governi locali”.

Commenti

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Il 22 Gennaio 2008 alle 16:59 Non solo Prodi. Da Nord a Sud è tutta una crisi per il centrosinistra » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Da Torino a Napoli, passando per Firenze e Bologna ma senza dimenticare la Puglia. Il centrosinistra soffre, si spacca e rischia di finire in minoranza non solo a Roma. La fragilità dell’esecutivo fa tremare lo Stivale intero e non risparmia quasi nessuno degli enti locali amministrati dalla stessa coalizione che finora ha tenuto a galla Romano Prodi. Per disegnare il diagramma della crisi basta partire da Torino, dove da giorni è in atto una vera e propria resa dei conti interna al Pd e una rottura sempre più profonda tra moderati e Rifondazione. La tregua è arrivata solo ieri, con un documento che sana le fratture interne al partito di Veltroni, ma che non scioglie le divergenze con gli altri alleati. A Bologna, Cofferati non se la passa meglio. Dopo aver presentato “il piano B” per continuare a governare la città e salvare la sua giunta, la sua situazione non è migliorata di molto. L’ala radicale è rimasta fuori della coalizione, e per amministrare il “sindaco sceriffo” deve così contare sui due voti determinanti della Sinistra Democratica, che non smette di inviare messaggi poco concilianti, continuando a proporre elezioni anticipate. Se Cofferati, seppure con qualche difficoltà, governa, ieri a Firenze la sinistra radicale ha mandato in frantumi la maggioranza comunale. Verdi, Rifondazione, Comunisti italiani e Sinistra democratica hanno fatto affondare una delibera sulla fusione delle Spa dell’acqua, facendo infuriare il sindaco Leonardo Dominici e il Pd toscano, che ha già fatto sapere di voler sfiduciare il presidente del consiglio comunale Cruccolini, targato Sd e considerato uno dei principali oppositori alla delibera. L’opposizione avverte che “la maggioranza non c’è più”, nel frattempo il primo cittadino fiorentino riferisce a Veltroni e a Claudio Martini, presidente della regione toscana. Ma è lo stesso Martini a non trovarsi in una situazione più rosea. La scorsa settimana ha allargato la sua maggioranza a Rifondazione ed è subito scoppiato il problema poltrone. La sinistra massimalista si sente “sottorappresentata” e vuole nominare almeno un assessore in più e il vicepresidente. Al Sud le cose non vanno meglio. Col passare delle ore, in Campania la situazione si complica. Dopo gli arresti del presidente del consiglio regionale Sandra Lonardo e le prime avvisaglie di crisi, gli uomini di Mastella hanno abbandonato la maggioranza sia nella Provincia che nel municipio di Caserta e hanno minacciato di togliere il proprio sostegno anche alla Regione. Intanto, l’Italia dei Valori non perde occasione per dire che “l’esperienza Bassolino deve considerarsi conclusa”, i socialisti si dicono certi che “questo esecutivo non durerà fino al 2010″ e il segretario di Rifondazione Comunista, Franco Giordano dichiara lapidario: “si è chiuso un ciclo politico. Andiamo a votare in autunno”. Persino la Puglia risente dell’effetto-crisi. L’esperimento Vendola, celebrato come “prototipo della sinistra al governo” e “modello vincente delle vere primarie”, inizia a scricchiolare per l’enorme deficit sanitario pregresso. La scorsa settimana, il governatore pugliese ha convocato un vertice di cinque ore con tutti gli assessori. Nessuna poltrona è saltata (almeno per ora), ma alla fine Vendola ha comunque attaccato “una mentalità ministerialista incapace di guardare al d là delle proprie competenze”. Ed il Pd intanto ha avvertito: “sosterremo il governo regionale, ma non in maniera incondizionata. Il partito non vuole coprire scelte che non ha contribuito a determinare, ma compartecipare alla strategia di rilancio secondo regole di evidenza e legalità”. Quattro città (Torino, Bologna, Firenze, Napoli), quattro regioni (Piemonte, Toscana, Campania, Puglia), otto amministrazioni, tutte governate dal centrosinistra. C’è n’è abbastanza perché qualcuno sostenga che “la crisi di un governo sembra la crisi di un’intera stagione politica e di un progetto”, quello dell’Ulivo, iniziato coi migliori auspici ormai tredici anni fa. [...]

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