Clandestini, Milano sfida Fioroni e il buonismo

Bambini di scuola materna
di Antonella Palmieri

Venti parole in un documento di nove pagine. Tanto è lunga la frase della discordia che da una decina di giorni ha messo sul piede di guerra il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni e il sindaco di Milano Letizia Moratti. Oggetto della lite: la possibilità per i bambini di immigrati clandestini di frequentare le scuole materne. Il comune, infatti, con una circolare ne ha limitato la presenza e il ministero ha risposto con un aut aut: “O ritirate la circolare e consentite anche ai figli di clandestini di andare all’asilo oppure vi togliamo i finanziamenti”. A sinistra però non tutti sono d’accordo con la diffida del ministro. Fiorello Cortiana, ex senatore dei Verdi, si è schierato a favore della circolare perché, spiega, “in una città che avrebbe nei confronti di questi bambini la stessa disponibilità all’accoglienza manifestata verso i rifiuti campani è importante ciò che sta facendo il comune: risponde alle paure dei milanesi”.

La risposta al ministro dovrebbe arrivare in questi giorni. Mariolina Moioli, assessore alle Politiche sociali del comune, non sembra voler modificare nulla di quella circolare che suona per qualcuno come una provocazione perché rispetto agli anni scorsi cambia la forma ma non la sostanza. Cosa prevede questa carta? La circolare stilata da Palazzo Marino elenca tutti i documenti necessari per l’iscrizione dei bambini alle scuole materne. A pagina 4 si legge: “Per gli stranieri extra Unione Europea: permesso di soggiorno in corso di validità o ricevuta di presentazione della domanda di rinnovo”. Qualche capoverso dopo viene precisato che le famiglie senza permesso di soggiorno possono iscriversi purché ottengano il documento entro il 29 febbraio 2008. Altrimenti l’iscrizione non è valida.
Dunque, no permesso di soggiorno no iscrizione? Non proprio. “Abbiamo accettato già 350 bambini i cui genitori sono in attesa di rinnovo del permesso di soggiorno” dice Moioli. “Sono in graduatoria e sono stati accettati senza riserve, al contrario di quello che avveniva negli anni scorsi”. Fuori resterebbero quindi i figli di chi il permesso di soggiorno non l’ha mai avuto. Ma anche qui l’assessore spiega: “Nella circolare sono contemplati i casi sociali, non lasceremmo mai fuori bambini in difficoltà”. A conti fatti il divieto resta per i figli di clandestini non in situazioni difficili. Un po’ quello che avveniva negli anni scorsi.
Allora perché tanto chiasso? “Magari a Roma hanno frainteso ed è partita la diffida” ipotizza l’assessore. “Col ministro però vogliamo dialogare”.
Intanto a Milano la sinistra è infuriata: “I bambini non sono colpevoli per la condizione dei genitori” dice Marilena Adamo, capogruppo del Pd in comune, “la loro istruzione deve essere garantita”. Il diritto, però, si scontra con le maglie strette della Bossi-Fini che prevede l’espulsione immediata per gli irregolari. E Moioli non intende voltare del tutto le spalle a una legge tanto cara alla Lega. “Siamo un’istituzione” spiega Moioli “non possiamo chiudere gli occhi davanti ai clandestini. Fra loro, tuteliamo solo i casi sociali, perché è nostro dovere”. La parola adesso passa anche ai giudici, perché una mamma che non ha più il permesso di soggiorno si è rivolta al tribunale di Milano. “Mi appello alla convenzione di New York” ha dichiarato “mia figlia ha il diritto di studiare come sua sorella”.

Commenti

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Il 21 Gennaio 2008 alle 18:57 redazione ha scritto:

È stato avviato il procedimento di revoca della parità, a decorrere dall’anno scolastico 2008-2009, per le scuole dell’infanzia del comune di Milano. Lo ha deciso il direttore scolastico per la Lombardia, Annamaria Dominici, in coerenza con l’indirizzo del ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni.
L’iniziativa è una conseguenza del conflitto tra ministero della Pubblica Istruzione e comune di Milano sulle norme per l’iscrizione dei figli degli immigrati nelle scuole materne.

(ANSA)

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