Discariche e inceneritori: se chi protesta avesse ragione ad aver paura?

[i]2 gennaio 2008[/i] - Il corteo contro la riapertura della discarica prevista dal commissario di Governo per fronteggiare l'emergenza rifiuti avanza in mezzo all'immondizia accatastata del quartiere Pianura a Napoli.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]

L’ultimo episodio è di lunedì 14 gennaio. La magistratura ha sequestrato l’inceneritore municipale di Terni e ha inviato nove avvisi di garanzia, tra cui al sindaco e ai consiglieri di amministrazione della società che gestisce l’impianto, per reati ambientali. I casi di chiusura di strutture per lo smaltimento dei rifiuti, autorizzati ma che si rivelano inquinanti, sono numerosi. Precedenti che a volte giustificano le paure dei cittadini e fanno nascere le proteste.

2 febbraio 2007: i carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) sequestrano la discarica di Timpazzo, vicino a Gela. Stessa sorte per il termovalorizzatore di Montale (Pistoia), chiuso per fumi non a norma nel luglio 2007. Sigilli nell’agosto 2007 anche alla discarica comunale di Trapani e nell’ottobre 2006 a quella di San Giovanni a Piro (Salerno). Nel novembre 2007 il Noe sequestra la discarica di Lo Uttaro, nel Casertano, riaperta dal commissario straordinario per l’emergenza pochi giorni prima. L’impianto, destinato a rifiuti urbani, è ormai saturo di residui speciali e la concentrazione di sostanze pericolose è così alta che per alcuni dei 12 indagati si ipotizza il reato di disastro ambientale.

Non è sempre colpa della cosiddetta “Sindrome Nimby” (Not in my backyard). I dati sugli interventi del Noe, forniti dal Comando dei carabinieri per la tutela dell’ambiente parlano chiaro. Nel 2007 sono state controllate 358 discariche, autorizzate e non. Di queste, 262 (quasi i tre quarti) sono risultate fuori norma, quelle in regola erano solo 70 e in 26 casi è stato necessario approfondire le analisi. I motivi dell’irregolarità sono diversi. A volte si scelgono siti non adatti, come parchi naturali o zone archeologiche. Spesso i progetti sono buoni e hanno le carte in regola, ma una volta in funzione gli impianti cominciano a produrre emissioni e scarichi nocivi e a contaminare terreni e falde acquifere con sostanze cancerogene. In questo caso è la gestione che lascia a desiderare e nessuno vigila sul rispetto delle leggi.

“Ecco perché non ci fidiamo più delle garanzie date dalle istituzioni”, dice Antonio Cariello, del Nucleo guardie ambientali Wwf di Salerno, che ha denunciato il disastro ambientale della discarica di Basso dell’Olmo e ha promosso le proteste contro quella di Serre. “Qui finisce ogni tipo di rifiuti, senza alcun controllo”, continua. “Tre mesi fa abbiamo sequestrato un tir con 300 quintali di materiali ritenuti pericolosi”. Secondo chi cerca di fermare lo scempio ambientale, in queste discariche vengono buttati scarti nocivi, che andrebbero adeguatamente trattati, oppure umidi che dovrebbero essere smaltiti nei siti di compostaggio. Tutti rifiuti per cui gli impianti non sono stati progettati.


Gli scarichi di Basso dell’Olmo, Salerno

Per Alessandro Beulcke, direttore del progetto Nimby Forum, gli allarmismi possono essere evitati. “Le proteste dei cittadini spesso nascono da una cattiva conoscenza dei progetti degli impianti”, spiega. “È normale che gli abitanti di una certa zona si preoccupino, quando si vedono aprire un cantiere davanti a casa senza sapere il perché oppure hanno solo informazioni che derivano dal passaparola. Ad esempio, pochi sanno che il tanto odiato termovalorizzatore di Acerra di fatto produrrebbe emissioni al di sotto dei limiti fissati dalla normativa europea. Sarebbe opportuno comunque ascoltare i cittadini in fase di progetto e successivamente è fondamentale il monitoraggio, certificato da enti indipendenti, di emissioni e scarichi. In questo modo si guadagna la fiducia della gente. L’azienda che gestisce i termovalorizzatori di alcune città dell’Emilia Romagna, per citare un caso, ha scelto questa strada già da qualche anno: i dati sulle emissioni vengono aggiornati in tempo reale e sono disponibili su Internet“.

LEGGI ANCHE: Vecchie discariche e siti tremporanei, ecco il piano De Gennaro - Il dossier rifiuti

Commenti

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Il 20 Gennaio 2008 alle 16:57 carlo.tosi ha scritto:

In questi casi è valida la regola del “un po’ a ciascuno non fa male a nessuno”, nel senso che ogni comunità si organizzi per smaltire i propri rifiuti, che essendo una quantità modesta creano un modesto problema. i pronlemi sorgono quando in pochi puoghi si pretende di concentrare lo sporco di molti. Quando poi un’intera regione che tradizionalmente non separa nulla, pretende che altri si facciano carico delle loro mancanze, è evidente che si creano polemiche.

Il 21 Gennaio 2008 alle 8:26 gek ha scritto:

Non bisogna essere scienziati per capire che la paura è solo il prodotto dell’ignoranza, e purtroppo nel nostro Paese l’ignoranza impera.
E’ stato così per l’energia elettrica prodotta con le centrali nucleari, con i rigassificatori, con le infrastrutture, e con altre decine d’emergenze che ormai, in maniera esponenziale, stanno “affondando” l’Italia.
Tutte le scuse sono buone per non fare niente, salvo scaricare, in maniera tipicamente italiana, tutte le responsabilità sul governo,regioni, provincie, e chi ne ha più ne metta, l’importante è che sia sempre colpa d’altri mai nostra.
Tutti ovviamente poi a protestare che non funziona niente, che paghiamo carissime le bollette, i servizi, ecc., rispetto agli altri stati europei, si pretende insomma d’avere tutto a nessun costo.
Diciamoci la verità, alla fine l’Italia, a ben guardare, e molto più vicina al Terzo Mondo, che ai paesi industralizzati e sviluppati, di cui, a parole, vogliamo appartenere.

Il 21 Gennaio 2008 alle 10:18 CiroCipolla ha scritto:

Il “sistema” rifiuti è da non sottovalutare.E’ paragonabile all’emergenza sicurezza sul lavoro.
Si muore nei cantieri.Si muore di tumore e cancro in vicinanza di discariche.

Il 21 Gennaio 2008 alle 19:25 Rifiuti a Pianura: le ecoballe di De Gennaro e le presunte epidemie » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Se chi protesta avesse ragione ad aver paura? - Il dossier rifiuti [...]

Il 21 Gennaio 2008 alle 22:17 Rifiuti a Pianura: le ecoballe di De Gennaro e le presunte epidemie » eBlog Network - Magazine ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Se chi protesta avesse ragione ad aver paura? - Il dossier rifiuti [...]

Il 21 Gennaio 2008 alle 22:17 Rifiuti a Pianura: le ecoballe di De Gennaro e le presunte epidemie » eBlog Network - Magazine ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Se chi protesta avesse ragione ad aver paura? - Il dossier rifiuti [...]

Il 24 Gennaio 2008 alle 15:29 jorumenta ha scritto:

Caro Gek
hai solo ragione, in questo paese la gente va in piazza solo quando ha paura o la toccano nel portafoglio, si disinteressa completamente di farsi rappresentare da politici decenti, tollera bene il malaffare sopratutto quando spera di farne anche un po parte, ecc. salvo poi incendiare i pulman quando è disperata. Mettiamoci anche una classe giornalistica e una politica da schifo e il quadro è completo. Sono giorni che sento dire della “discarica” di Pianura, che è causa di malattie, malformazioni,nelle popolazioni limitrofe nessuno che si sia preso la briga di dire cos’è una discarica è perchè Pianura non lo è mai stata ma è in realtà uno “scaricatoio incontrollato”gestito negli anni dal peggior malaffare. Nessuno non si è mai preoccupato di verificare le acque estratte dai pozzi per uso alimentare a Pianura visto che è un insediamento totalmente abusivo e che quindi non può disporre di un acquedotto? Nessuno non si è mai preoccupato di effettuare uno studio epidemiologico serio? ma ci si limita a dire che i rifiuti, senza effettuare alcuna distinzione di sorta, fanno morire….Peccato che a Peccioli la discarica non crei alcun problema, che a Trento ci sono anche le panchine sulla discarica esaurita, non sarà perchè è stata gestita da gente seria?
Chi si fiderebbe, in Italia, ad affidare la gestione di una discarica controllata ad operatori campani? io no…scusate a schiettezza

Il 18 Febbraio 2008 alle 10:28 VeltroniBus: il giro d’Italia del candidato democratico. Copiando Prodi » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Le distanze dagli altri, e non solo dall’avversario Berlusconi ma anche dalla sinistra, Veltroni invece le prende con il suo programma. All’assemblea costituente del Pd, nella nuova fiera di Roma, l’ex sindaco di Roma ha elencato, davanti ai 2800 delegati, i 12 punti “per cambiare l’Italia”. Si parte dalla la promessa delle promesse: meno tasse per tutti. Certo, si procederà passo dopo passo ma la direzione e questa. Poi, salari minimi per i precari, doti fiscali per i figli, più asili nido, ma anche un grande piano per aiutare chi è in affitto. Non mancano infine i temi classici, dalle infrastrutture alla giustizia e alla sicurezza. Basta con l’ambientalismo Nimby (Not In My Back Yard), che cavalca “ogni protesta”. Sì all’ambientalismo “del fare”. Ai termovalorizzatori per trattare i rifiuti e anche alla Tav. Per il Pd suona poi l’ora delle energie alternative: con il 20% di energia solare ed eolica si risparmiano - fa i conti Veltroni - 20 miliardi di euro. Al secondo posto del programma c’è il Mezzogiorno. Quel mezzogiorno che vive grazie alle risorse di Bruxelles, ma che troppo spesso le usa male. Qui, bacchetta il segretario del Pd, bisogna cambiare velocità. E lo stesso bisogna fare per i trasporti. Entro il 2013 il passo deve essere quello del resto dell’Europa sviluppata. Spendere meglio, spendere meno. Uno slogan che riassume gli obiettivi che vuole centrare il Pd. La spesa pubblica “è il banco di prova decisivo” del nuovo governo. Fissati gli step: mezzo punto di Pil in meno entro il primo anno, un punto all’anno nei due successivi. Solo così si restituisce ai cittadini fino all’ultimo euro che arriva dalla lotta all’evasione. Fisco più leggero per tutti, ovviamente tutti i contribuenti “leali”. Meno tasse quindi per famiglie, imprese e lavoratori: dal 2009 Veltroni promette un taglio delle aliquote Irpef di un punto l’anno per tre anni. Da qualche parte bisogna però partire e si parte dai redditi più bassi. Così come da subito il Pd dice sì agli sconti Irpef sul salario di produttività. In programma anche interventi sul cosiddetto forfettone per gli autonomi e sugli studi di settore, la cui revisione - è l’assicurazione - non sarà mai retroattiva. Altra parola d’ordine: investire sul lavoro femminile. Il Pd lancia un credito d’imposta rosa per le donne che lavorano, adeguato a sostenere le spese di cura. Si inizierà con le donne del Sud. Non solo. Tra le misure poi, via libera ai congedi parentali al 100% per 12 mesi. Idee chiare su nodi delicati come la 194. “Una buona legge, che va difesa”. Il Pd sceglie chi una casa ce l’ha. Nessun riferimento al’Ici, non nei 12 punti elencati dal segretario, ma una serie di interventi diversi per chi paga la “pigione”. Un grande piano di “social housing” per aumentare l’offerta di case in affitto e un fisco più amico con la possibilità, tra l’altro, di sgravi fino a 250 euro al mese. Dote fiscale per i figli da 2.500 euro annui e più asili nido: raddoppiare il numero nei prossimi 5 anni. Non solo lotta alle violenze contro i più piccoli, in primis contro la pedofilia. Creare 100 campus entro il 2010; poi, test periodici per valutare gli studenti. Parola d’ordine: favorire e premiare il merito. Il Pd di Veltroni ci prova: salario minimo di 1.000 euro per i precari e poi percorsi per rendere stabile il lavoro, anche attraverso incentivi alle imprese. Poi la sicurezza. È uno dei primi, forse il primo diritto di ciascuno, dice il segretario. E allora, il futuro prevede più agenti per le strade e nuove tecnologie. Non solo. “La sicurezza dipende anche dalla certezza della pena”, dice Veltroni. Trasparenza per le nomine politiche, interne e esterne è l’ultima carta dei desideri veltroniani. Niente candidature in Parlamento poi per chi è stato condannato per reati “gravissimi”, dalla mafia alla concussione. Non manca poi un impegno sui tempi della giustizia, ovviamente per accelerarli. Doppia ricetta del Pd per la riforma tv. Superare il duopolio Rai-Mediaset. Poi per la tv di Stato, via libera a una fondazione titolare delle azioni che nomini un amministratore unico del servizio. [...]

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