
Prima o poi la fine arriva. In questo caso, prima. Anzi, subito.
E la fine riguarda l’esperienza dell’Udeur nella maggioranza di centrosinistra. Che non significhi necessariamnete anche la fine del governo, si vedrà presto.
Intanto, il leader del Campanile ed ex Guardasigilli Clemente Mastella, la mette così: “Viene un momento in cui dire basta è una scelta senza alternative”.
E lo annuncia davanti alla stampa: “Da uomo di centro che ha guardato a sinistra secondo la lezione degasperiana; da ministro della Giustizia che ha operato laicamente per la riconciliazione e il rispetto della separazione dei poteri costituzionali, dell’autonomia della politica e dell’ordine giudiziario; da quella persona schietta e sincera che spero di essere riuscito ad essere, dico basta”.
Ma chi pensa che a pesare sulla sua decisione di Mastella sia stata “solo” l’inchiesta che ha portato la moglie agli arresti domiciliari e che ha visto lui indagato, si sbaglia. A dirlo è lo stesso ex ministro: la scelta non riguarda “i dettagli per quanto dolorosi e avvilenti” di “un’inchiesta giudiziaria faziosa e pregiudiziale, condotta con abuso di regole inquisitoriali, a partire dal ruolo inaudito e patologico delle intercettazioni. Un’inchiesta che si è presto trasformata in gogna mediatica, privazione della libertà personale di una mia familiare incensurata e sempre a disposizione dell’autorità penale”. Mastella anzi punta il dito sulla “mancata solidarietà di amici e alleati, timorosi di subire anch’essi la gogna mediatica, l’attacco strumentale e fazioso di ministri che dovrebbero guardare il loro passato e riflettere più che aggredire il presente e il futuro dei loro compagni di banco”.
Cosa significhi tutto ciò, Mastella lo spiega a chiare lettere: “Se ci sarà da votare la fiducia al governo, voteremo contro”. “Ringrazio Romano Prodi per lo splendido e prestigioso incarico di ministro, anche se è stato drammatico”, ha ribadito Mastella. “Il rapporto umano con lui rimane e rimarrà sempre, ma l’esperienza politica del centrosinistra è chiusa”. Insomma, parafrasando: c’eravamo tanto amati…
Ma ora che l’Udeur è di fatto passato con l’opposizone? “Prodi, se vuole, può andare a cercare una maggioranza. Noi siamo per le elezioni, anche se questa è una prerogativa del capo dello Stato. Ma dal punto di vista politico per noi è meglio andare a nuove elezioni”. Con tanto di frecciatina al sindaco di Roma: “La scelta di Veltroni è quella di correre da solo. Ora questa opportunità ce l’ha, la colga al volo…”.
Gli appuntamenti per smarcarsi l’Udeur li avrà già dai prossimi giorni. Pur considerando poco probabile che l’ex Guardasigilli voti contro la sua stessa relazione sulla Giustizia (al voto martedì 22 gennaio), la vera prova del fuoco per l’esecutivo Prodi sarà mercoledì 23, quando al Senato lo attendono le forche caudine della mozione anti-Pecoraro. Un voto dell’Udeur a favore del Governo, che solo ieri non pareva scontato, da oggi è un miraggio. Soprattutto considerando queste parole: “Pecoraro? Ognuno ha il suo stile, io sono della Campania interna…”, ha detto Mastella. Che ha chiosato così: “Ora” risponde Mastella “dipende dal presidente del Consiglio. Se vuole, chieda la fiducia in aula. Ma questa maggioranza è finita, non c’è più. Io non negozio”.
E senza i negoziati, soprattutto al Senato, per Prodi i numeri sono pochi: dichiarando la fine del centrosinistra, Mastella sembra voler togliere la spina all’agonizzante esecutivo del Prof.
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Commenti
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Il 21 Gennaio 2008 alle 21:50 luanmagi ha scritto:
Le sinistre dovrebbero essere contente: è terminato l’accanimento terapeutico che tanto hanno contestato, per gli altri, a loro però andava bene.
=D
Il 22 Gennaio 2008 alle 8:12 Mastella lascia e Prodi vuol dare i numeri. In Parlamento » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Mastella a Prodi: C’eravamo tanto amati. Ma insieme a te non ci sto più [...]
Il 22 Gennaio 2008 alle 11:38 Berlusconi: chissà che cosa si inventeranno. Ma io ho già pronto il programma » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Ci sono ancora ventiquattro ore: Prodi, senza Mastella nella maggioranza, chiederà il voto di fiducia alla Camera mercoledì 23, nel pomeriggio. Dice, il premier, di voler contare i voti, insomma di voler vedere in faccia chi lo farà cadere. Ma sul fatto che cada, il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, non si fida poi molto: “Mi aspetto ancora qualche escamotage” visto che “il fatto di voler portare alle Camere la crisi ritengo sia un formalismo inutile a meno che non nasconda qualche trappola o che si voglia certificare la crisi per via parlamentare per cercare di guadagnare tempo e tentare di raccogliere altri voti”. È questa l’opinione del Cavaliere, espressa durante l’intervista rilasciata a Maurizio Belpietro nel corso di Panorama del giorno, il programma di Canale 5. Ma, aggiunge il leader azzurro: “Se si andrà ad elezioni anticipate ci presenteremo con il Partito del popolo della libertà insieme agli alleati che non vorranno confluire. Negli ultimi sondaggi il Pdl viene dato al 40%”. [...]
Il 6 Febbraio 2008 alle 16:14 Si vota il 13 e 14 aprile, senza Prodi. Che però non lascia la politica » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] La sua stagione è finita. Chiusa con l’addio di Mastella e la fiducia negata al Senato, giovedì 24 gennaio. Eppure il Professore ha ancora quasi quattro mesi di vita (politica) davanti. Meno dura, rispetto ai 23 mesi di governo, ma di responsabilità: dovrà guidare la gestione corrente del governo, portare il Paese alle urne del 13 14 aprile e provvedere a una serie di nomine importanti. Solo allora Romano Prodi lascerà i Palazzi della politica. Infatti: “Non mi ricandido per le politiche”, rivela il premier in conferenza stampa prima che inizi il Consiglio dei ministri. Addio totale, definitivo? A parte la smentita all’amico Angelo Rovati che lo dichiarava pronto e disponibile a stanziarsi al Colle, a parte l’annuncio di mettersi a fare il nonno a Bologna, in realtà il Professore non smetterà comunque di essere il presidente del Partito democratico, al quale è pronto a dare il proprio sostegno. Meglio: lui del Pd sarà soprattutto il “garante”, il padre nobile, perché la responsabilità della gestione, non manca di sottolineare, è invece nelle mani di Walter Veltroni. I politici, si sa, tendono a restare attaccati alle poltrone, e questa è una delle vecchie abitudini - secondo Prodi - che bisognerebbe cambiare: “Qualcuno doveva dare l’esempio”, dice quindi il premier e così “ho deciso di non ripresentarmi per consentire quel necessario ricambio generazionale”. Questo è il futuro. Ma davanti c’è ancora la responsabilità di governo. Ci sono decisioni da prendere, dossier aperti, una campagna elettorale, che Prodi vuole contribuire a rendere “serena”. Un’impresa che non sembra facile. Il centrodestra non vuol sentir parlare ad esempio di Election day: accorpare le elezioni amministrative e politiche in un unico turno è invece proprio quanto auspicato dal premier. è un modo per far risparmiare alla macchina statale: “Farò ogni sforzo - assicura Prodi - per minimizzare i costi e l’incomodo per gli elettori. Più votazioni saranno raggruppate e meglio sarà per gli stessi cittadini”. Questo non vuol dire che non saranno tenute in considerazione le esigenze delle realtà locali. Un esempio? La Sicilia, che “ha regole diverse dalle altre regioni”. La decisione, se arriverà, arriverà comunque solo fra qualche giorno. Ma questa non è l’unico fronte sul quale dovrà esercitarsi ancora il governo. Alitalia e l’ampia partita della sostituzione dei vertici delle più grandi aziende italiane sono due delle principali questioni rimaste aperte. Due dossier sui quali Prodi mostra di avere le idee chiare. La trattativa con Air France sarà portata avanti “fino in fondo”, dice il Professore: “Faremo certamente il possibile”, aggiunge “perché questa è un’operazione che nessuno, fino ad ora, ha avuto il coraggio di affrontare, pur essendo necessaria ed indispensabile”. Piglio deciso (più di quanto non abbia mostrato coi riottosi alleati dell’ex Unione) per dare un futuro certo alla compagnia di bandiera, mentre sul giro delle nomine è Prodi col freno tirato. Lo spirito con il quale il governo procederà è e sarà bipartisan: “Cercherò di trovare un accordo con l’opposizione, Quantomeno uno scambio approfondito”, promette, “per fare in modo che i due mesi di sfida elettorale siano i più sereni possibile”. [...]
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