
Non ammette repliche e bis il Cavaliere, quando si tratta del governo di Romano Prodi. “Al voto, al voto” è il coro che si sente ripetere nel centrodestra. Con Silvio Berlusconi che questa volta più che mai sente non solo profumo di elezioni di primavera ma anche quello della vittoria in pugno. E per questo boccia con fermezza qualsiasi ipotesi di governo di transizione e suona l’adunata per gli alleati.
La riforma elettorale e il dialogo con il centrosinistra sono archiviati come pure le polemiche all’interno della coalizione. “Credo che andremo alle elezioni e ci andremo con questa legge elettorale. Noi del blocco liberale staremo insieme tutti appassionatamente, come l’altra volta” dice il cavaliere da palazzo Grazioli, dopo che in mattinata a Milano aveva anche detto che Mastella avrebbe stretto un accordo con Casini (”potrebbero tornare insieme”). Un’ipotesi che però il suo portavoce Bonaiuti aveva prontamente ridimensionato: “Sono scenari prematuri: non se n’è certo parlato…”.
Ma si tratta di scenari futuri. Al momento c’è la preoccupazione che Prodi tiri fuori dal cilindro qualche alchimia. “Prodi è pervicacemente attaccato al potere. Mi aspetto ancora qualche escamotage” arringa Berlusconi che bocciato il governo istituzionale (”non credo sia una soluzione”) rilancia: “Bisogna tornare alle urne in primavera”. L’ex premier non vede altra soluzione per il governo che “dare le dimissioni e andare a votare in primavera”. In caso contrario, Berlusconi lascia intendere che il governo “sarebbe travolto da un movimento popolare irresistibile. Sono convinto che la fiducia non passerà, ma se il governo dovesse sopravvivere con degli escamotage credo che l’Italia intera si riverserebbe a Roma”. Il richiamo alla piazza però non piace affatto a Casini che subito in modo ironico gli consiglia di “starsene fermo in salotto ad aspettare che l’Unione imploda da se stessa”. Per poi andare a un governo di responsabilità nazionale: “L’unica cosa che serve oggi all’Italia”.
Dalla piazza al Colle, il passo è breve. E il pressing sostenuto. A farlo sono lo stesso Berlusconi insieme a Gianfranco Fini. Tema: i senatori a vita, ancora una volta determinanti per salvare il governo. “Napolitano è stato chiarissimo: in altre occasioni ha detto che per la fiducia lui considera necessario il voto politico con l’esclusione dei senatori a vita”, chiarisce Berlusconi. Come già aveva fatto Gianfranco Fini: “Vi pare che Napolitano possa dimenticare ciò che ha detto solo nel febbraio scorso, che possa aver cambiato idea rispetto a quando sostenne che i voti dei senatori a vita non sono computabili in una maggioranza politica?”, si chiedeva retoricamente il leader di An a Montecitorio.
E così, se solo qualche settimana fa la Cdl per Berlusconi era “un ectoplasma”, oggi tutti si acconciano a restare uniti. Anche se il timore che Prodi possa restare a galla ancora una volta è forte. Non a caso, anche il leghista Roberto Calderoli si augura che “tutti i segretari dell’opposizione vigilino attentamente sui loro senatori, perché il governo è clinicamente morto, ma siamo tutti allertati rispetto a possibili generosi donatori di organi. E chi vuol essere futuro leader della maggioranza deve saper dimostrare di essere oggi leader dell’opposizione e saperla compattare per tornare al voto”.
Il VIDEO servizio:
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