
Sono sette. Tanti quanti i senatori a vita. E con il pallottoliere più che mai risicato, per Romano Prodi sarebbero (stati) la salvezza. Tanto più che i sette senatori - Rita Bernardini, Carmelo Conte, Gerardo Labellarte, Maria Rosaria Manieri, Dante Merlonghi, Marco Pannella e Giovanni Valente - hanno già dato il loro parere favorevole al governo.
In una dichiarazione di voto “virtuale”, assicurano che avrebbero risposto con un “sì” alla fiducia che il Professore ha scelto di chiedere a Palazzo Madama: “Noi sottoscritti, Senatori della Repubblica dichiariamo che, qualora avessimo potuto esercitare i nostri diritti di eletti in occasione del dibattito sulla fiducia al Governo Prodi, avremmo partecipato al voto esprimendo il nostro sì”.
Peccato, per Romano, che la loro dichiarazione resti virtuale: i sette senatori radicali non hanno infatti un seggio in Senato, visto che la Giunta delle elezioni, a larghissima maggioranza, ha rigettato tutti i ricorsi sui seggi contestati. Una questione che a Palazzo Madama si trascina dall’inizio della legislatura e per la quale a nulla sono valse le proteste di Rosa nel Pugno, Idv, Verdi, Nuovo Psi, Udc, perché si procedesse a un riesame dell’esito elettorale in ben cinque regioni: Piemonte, Lazio, Campania, Puglia e Liguria.
Così l’arrabbiatissimo Marco Pannella non potrà andare a prendere il posto del contrario Franco Turigliatto, trozkista piemontese allontanato da Prc e ora unico membro di Sinistra critica che ha “per coerenza” annunciato il suo no alla fiducia.
Di fronte al pronunciamento della Giunta, un polemico Roberto Manzione (Ud), uno dei relatori sui seggi contestati, parla esplicitamente di “decisone abnorme frutto di un’intesa politica fra maggioranza e opposizione, sull’asse Pd-Fi”; mentre il leader socialista Enrico Boselli ha annunciato per i prossimi giorni appello alla Consulta: “Siamo di fronte ad una decisione che viola apertamente le norme elettorali. Un vero e proprio abuso di potere che bisognerà cercare di contrastare individuando le forme e i modi per potersi appellare alla Corte Costituzionale”.
Troppo tardi: a Palazzo Madama, Romano Prodi si gioca tutto giovedì…
- Mercoledì 23 Gennaio 2008
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