Napoli, il termovalorizzatore degli ecomafiosi

Bruciavano rifiuti tossici nella campagne intorno a Napoli per ricavarne il rame, che poi rivendevano. I termovalorizzatore che servirebbero in Campania non riescono a farli, ma intanto una banda di eco-criminali aveva trovato il modo di trarre guadagno dalla combustione dei materiali di scarto. La procura di Napoli e i carabinieri del Noe di Caserta hanno scoperto il traffico e hanno arrestato tre persone.

L’operazione “Nerone”, dal nome di uno degli arrestati, ha portato anche all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per altre tre persone, al sequestro di tre aziende di Casoria, Napoli e Afragola, di un impianto per lo smaltimento sempre ad Afragola e di alcuni mezzi meccanici usati per spostare i materiali. Le accuse sono di associazione per delinquere, traffico organizzato di rifiuti e ricettazione.

I sei indagati avevano organizzato un traffico di rifiuti contenenti rame, che venivano triturati e bruciati in modo abusivo, per recuperare le materia prima (diverse tonnellate al giorno) e rivenderla. La combustione era fatta direttamente su terreni agricoli, liberando scorie altamente tossiche per la salute. L’aspetto più preoccupante è che queste sostanze pericolose contaminavano i cibi attraverso le piogge e le falde acquifere. Le attività inquinanti andavano avanti da mesi e i campi su cui venivano bruciati i rifiuti non sono stati per ora bonificati.

Commenti

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Il 24 Gennaio 2008 alle 15:07 jorumenta ha scritto:

e poi c’è qualcuno che si infervora perchè si sospetta che ci siano diossine nei prodotti agricoli campani, c’è il sindaco di Caivano che va a Porta e Porta a dire che sui suoi terreni vi è una presenza di diossine fino a 5 volte superiore ai limiti di legge, strano… le diossine si sviluppano unicamente dalla combustione di matrici organiche o plastiche a bassa temperatura non ci sarà mica qualcuno che brucia i rifiuti in Campania? Se poi qualcuno invoca i controlli siamo a posto, perchè, è vero che la gestione dei rifiuti “urbani” è in capo alla struttura commissariale ma questo non vuol dire che i vari enti di controllo (ARPA, Provincie, ASL, ecc.) sono stati autorizzati ad una lunga vacanza….

Il 25 Gennaio 2008 alle 12:12 alcambi ha scritto:

E se Bassolino, dal suo punto di vista, avesse ragione, o meglio ancora, l’avesse studiata proprio bella? Cercherò di spiegarmi ed essere comprensibile.
Premesso che auspicherei le immediate dimissioni di Bassolino, Jervolino, pecoraro e Prodi
per i seguenti motivi:

1) Bassolino, in quanto in tutti questi anni, ha fatto della questione rifiuti, un indegno
meccanismo di voto di scambio, assicurandosi per sempre sicura rielezione, in barba
alla magistratura partenopea impegnata soltanto su calciopoli o le intercettazioni
dei colloqui tra parlamentari.
2) Jervolino, essendo parte attiva e consapevole del suddetto sistema.
3) Pecoraro Scanio, perché tramite l’applicazione della sua ideologia del non fare,
ha ridotto la campania e non solo in un immenso sito di degrado ambientale
e di emergenza sanitaria.
4) Prodi, perché sa benissimo che l’auspicata solidarietà delle altre regioni è tecnicamente
irrealizzabile, dato che dal porto di Napoli, dovrebbero salpare subito almeno 100 navi
cariche di rifiuti per smaltire quelli ora giacenti nelle strade e di seguito,
tutti i giorni che manda il Patreterno,
dovrebbero partire ben 7/8 navi con destinazione verso le regioni volenterose,
mentre abbiamo visto che in realtà durante una settimana ne sono salpate
soltanto 2.

Tutto ciò premesso, vengo a spiegare il sistema bassoliniano vigente.
L’odierno inconstrastato sovrano della campania, pur senza ordini specifici, potrebbe aver
suggerito e pensato di adoperare quella sempre efficace tattica rappresentata nella
sceneggiata napoletana, tramite i suoi numerosisissimi fedeli ed ossequiosi servitori
politici diffusi nella società civile; riversare cioè ad intervalli periodici nelle strade delle città,
tutti i rifiuti solidi urbani, sospendendone la raccolta,
al fine di pietire sempre nuove emergenze e per tale via
ottenere sempre nuovi finanziamenti dallo stato e dalla comunità europea.
Il monte premi poi distribuito in quei mille rivoli clientelari, onde lubrificare il detto
sistema assistenzialistico, mutualistico a favore dei suoi molti elettori, oggi maggioranza
in campania.
Tutti sono accontentati e le varie manifestazioni di protesta, pur in taluni casi sincere
e spontanee, non sono altro che l’esteriorità mediaticamente visibile di una prassi ormai consolidata negli anni

Stando così le cose, visto ed appurato nei vari interventi televisivi che gli stessi cittadini
campani, ciascuno con varie giustificazioni, non vogliono sentir parlare nè di raccolta
differenziata, nè di discariche sul territorio, nè di inceneritori propri, li si dispensi per
sempre da tali incombense, che gli altri cittadini italiani subiscono, e si proceda
semplicemente ad inviare in Germania tutta la spazzatura prodotta giornalmete
pari a circa 7.200 tonnellate, e si faccia pagare ai cittadini tutti il costo dell’operazione.
Nessuno lo dice, ma vedremo infatti che alla fine della fiera sarà proprio questa la
soluzione definitiva e forse in fondo anche la meno costosa per l’Italia.
Ciò comporta, dal punto di vista organizzativo, la spedizione continua di circa 360
autocompattatori al giorno, tramite una decina di treni giornalieri ( oggi ne partono
circa 2 ).
Dal punto di vista economico e del relativo costo da scaricare in capo agli abitanti campani,
si dovrebbe sopportare una spesa giornaliera di circa (per difetto) EURO 1.500.000=
ed annuale di circa EURO 550.000.000= che suddivisi tra i circa 5.000.000 di abitanti
comporta un impegno di Euro 110 per ogni abitante.
A ciò vanno aggiunte anche le spese di raccolta e di carico, da affidare ai 2.316
dipendenti che attualmente, senza lavorare, sono pagati EURO 2.000 al mese per 14 mensilità, comportando una spesa di circa EURO 15 per abitante.
Dal conto rimarrebbero fuori i contributi sui salari, che si possono sempre non pagare
tenendo un bilancio disinvolto delle cooperative all’uopo incaricate.
Occorre infine aggiungere i costi dei carburanti, le spese di manutenzione ed ammortamenti
relativi ai mezzi di raccolta che attualmente, in lunghe interminabili file sostano inutilizzati,
sempre in attesa di ordini a conferire.
Si addiverrebbe quindi ad un probabile costo complessivo di EURO 150 per abitante campano.
La cifra non sarebbe esigua, ma con altre eventuali sceneggiate di vario genere, ci sarà
sempre un pantalone che interviene.
I cittadini tutti saranno felicissimi di versare volentieri nelle casse dei rispettivi comuni
la tassa residua, visto che non avrebbero più i cumuli maleodoranti sulla porta di casa,
non sarebbero più vittime delle varie malattie lamentate e la Campania tutta potrebbe
finalmente divenire il giardino profumato d’Italia, in barba agli altri pirlotti italiani.
Chissenefrega poi se i crucchi tedeschi ci ricavano un monte di quattrini sotto forma
di energia e teleriscaldamento.
L’unico problema per noi sarebbe che la ditta Bassolino & Jervolino otterrebbe ancora
maggior appeal agli occhi dei sudditi elettori per quel consenso che certo non mancheranno
di accordargli per l’eterno.
E noi come faremo a farli dimettere per indegnità?
Forse, uno di loro potremmo persino ritrovarcelo tra qualche anno Presidente della Repubblica, pronto ad impartirci la solita predica di fine anno, e noi a morderci il fegato,
mentre ci andrebbe sicuramente di traveso la semplice bottiglia di spumante italiano.

alcambi

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