
Quando nel 1972 l’allora presidente del Consiglio, il democristiano Giulio Andreotti, prese accordi con gli Stati Uniti nessuno venne a saperlo. E tutt’ora i termini di quell’intesa restano un mistero. Di certo il 17 luglio di 36 anni fa l’arcipelago sardo della Maddalena ospitò per la prima volta, in piena guerra fredda, le flotte della Marina militare americana. Arrivarono i sottomarini a propulsione nucleare e con essi decenni di polemiche e smentite.
Per anni la presenza degli statunitensi è stata addirittura negata, ma quando nel 1973 la nave appoggio Gilmore, la grande balia dei sommergibili nucleari, getta le ancore al pontile di Santo Stefano per la popolazione sarda (e non solo) i dubbi sono svaniti. Lì dietro la porta, insieme a decine di militari Usa per i quali già nascevano villette e strutture di ogni genere, c’era il pericolo nucleare.
Sette anni dopo l’apertura della base, viene predisposto un piano di emergenza nel caso di incidenti e di conseguente rischio di inquinamento radioattivo. Ma anche questo si viene a sapere dopo trent’anni. Il 25 ottobre 2003 il sottomarino a propulsione nucleare Uss Hartford si incaglia tra le secche dell’isola di Caprera. La popolazione, allarmata dal rumore e dalla forte scossa, va a chiedere spiegazioni alla base americana. Ma i militari Usa dicono che si è trattato di un terremoto in Corsica. Quando poi la notizia viene a galla, nonostante la denuncia di molte associazioni ambientaliste, il rischio contaminazione viene escluso.
Infine agli inizi del 2004 un istituto di ricerca francese, il Criirad, diffonde i dati di una campionatura fatta sulle alghe tra La Maddalena e Bonifacio, segnalando valori di radioattività 400 volte superiori alla norma. Si tratta di “Torio234 in quantità anomala, una sostanza inquinante e radioattiva, figlia dell’uranio impoverito”. Ma anche in questo caso la polemica viene spenta dopo poco. E oggi sia gli amministratori di centrodestra che quelli di centrosinistra giurano che le acque della Maddalena sono pure. Purissime. Anche perché, potrebbero pensare i maligni, se i turisti venissero a saperlo forse non sarebbero così contenti di spendere una fortuna per soggiornare nell’arcipelago. “Quando c’era gli americani - osserva un maddalenino - l’inquinamento era il fatto del giorno, ora che deve arrivare il G8 tutti se ne sono dimenticati”.
- Giovedì 24 Gennaio 2008
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Il 25 Gennaio 2008 alle 10:03 Goodbye Us Navy, il destino della Maddalena tra G8 e alberghi extra lusso » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Trent’anni di servitù militari con il rischio nucleare alla porta [...]
Il 26 Gennaio 2008 alle 10:04 La Maddalena, oltre trent’anni di servitù militari con il nucleare in casa « Mediterraneo ha scritto:
[...] Fonte: Panorama [...]
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