
Non è solo il centrosinistra a dover risolvere le proprie crisi di governo in molte regioni d’Italia. Tira brutta aria anche per il governatore della Sicilia, il vicepresidente dell’Udc Salvatore Cuffaro.
Dopo la condanna del Tribunale di Palermo (5 anni per favoreggiamento, ma senza l’aggravante di aver aiutato i clan), oggi all’Assemblea regionale siciliana Totò ha dovuto fare i conti con una mozione di sfiducia presentata dal centrosinistra, che ha condannato “la scelta di mantenere la carica di presidente in un momento nel quale settori importanti della società siciliana si stanno ribellando”, accusando il governatore “di minare la credibilità del sistema politico e istituzionale”.
Cuffaro ne è uscito indenne: l’Assemblea regionale siciliana ha respinto (con votazione per appello nominale, che lo ha così sottratto al fuco amico di “tradimenti occulti”), con 53 no, un astenuto e 32 sì, la mozione di sfiducia del centrosinistra. Ma gli animi, specie quelli dentro la Cdl, non sono di certo tra i più sereni. A partire proprio da Forza Italia e dal suo principale esponente isolano, il presidente dell’Assemblea regionale Gianfranco Miccichè, che già dopo la sentenza di condanna del governatore, non aveva gradito affatto certe esternazioni di Totò: “Sin dalle prime dichiarazioni sarebbe stato utile lanciare segnali forti di cambiamento. Cambiamenti di metodo per dimostrare, con nettezza, che da oggi non esisteranno più, neanche nei film, vaghe possibilità di contatto con il cancro mafioso. E invece, ad essere protagoniste sono state improbabili veglie in chiesa (normalmente i motivi delle veglie sono altri) e ingiustificate contentezze. (Secondo me non si sarebbe dovuta festeggiare neanche un’eventuale assoluzione!)”.
Ma il presidente dell’Ars non aveva mollato: lunedì scorso, in un’intervista sul blog di Diaco, aveva dichiarato, lapidario: “Io voglio cambiare la Sicilia, non il governatore. È evidente che se per cambiare la Sicilia occorresse cambiare il governatore, io sarei disposto a tutto”.
Parole che non erano piaciute affatto a Salvatore Cuffaro e che erano state smentite subito dopo da Silvio Berlusconi. In un messaggio battuto dalle agenzie, il capo dell’opposizione aveva invitato infatti il governatore ad andare avanti esprimendogli “stima e fiducia nel suo operato”.
Fiducia confermata con il voto odierno, che ha visto unito il centrodestra a partire dal coordinatore regionale Angelino Alfano, accentuando l’isolamento di Miccichè, che tra l’altro non ha mai chiesto di sfiduciare il governatore, ma che sul suo blog ha deciso di chiarire la propria posizione: “Berlusconi mi ha parlato a lungo e mi ha convinto della sua azione, ma gli ho parlato anch’io e gli ho spiegato che, a prescindere dalla permanenza di Cuffaro al Governo e a prescindere dall’esito della sentenza, la nostra è una battaglia che nessuno potrà fermare”. Giungendo a ipotizzare un curioso quanto sintomatico confronto con il governo Prodi: “per la prima volta nella storia, ci troviamo nella situazione in cui lo stesso giorno, a Roma e a Palermo, in due distinti Parlamenti si dibatte sulla fiducia a due diversi Presidenti.
In entrambi i casi, altra coincidenza, il dibattito nasce da motivi legati alla giustizia (meglio dire al sistema giudiziario). Sono entrati in crisi due Governi di colore diverso. Se, come abbiamo detto, per entrambi il motivo scatenante è legato alla giustizia, è anche vero che, per entrambi, le ragioni vere del dibattito discendono dalla voglia di cambiamento che, a sua volta, discende da un malessere costante in cui vive la popolazione italiana e quella siciliana”.
Ma il destino politico di Cuffaro non è legato solo alla coesione del parlamentino isolano e della coalizione che lo sostiene.
Martedì, la Procura di Palermo e la terza sessione del tribunale di Palermo hanno inviato al commissario dello Stato Alberto Di Pace il dispositivo della sentenza di condanna di primo grado che prevede, tra l’altro, l’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena. Bisognerà capire se la condanna di primo grado permetta di sospendere Cuffaro dalla carica di deputato regionale e (ma qui per i giuristi la questione è assai più controversa) anche da quella di Presidente della Regione.
E Totò ieri è volato dritto dritto alla volta di Roma per capire cosa sarà del suo destino politico e per seguire la discussione che dovrebbe aver luogo in un governo che ormai di fatto non ha più i numeri in Parlamento. Nel frattempo, in una lettera inviata al Presidente del Consiglio, Antonio Di Pietro ha manifestato a Prodi “l’esigenza di fare, e far presto, che costituisce la doverosa forma di adempimento della legge che deve distinguere una classe dirigente degna di questo appellativo da una solo ipocrita e meschina”.
E Cuffaro, durante il dibattito nel parlamentino isolano, ha confessato tutti i suoi dubbi: “Adesso devo decidere se assecondare la giusta protesta che sta montando, anche se spesso strumentalizzata, o se dar corpo all’altrettanta forte volontà dei siciliani che mi hanno eletto e che mi chiedono di continuare. Per farlo” ha concluso “ci vuole più forza e coraggio di prima”. Dubbi che trovano un deciso riscontro tra gli elettori: per un sondaggio Ipsos commissionato dal Pd più di 6 siciliani su 10 vogliono che il Governatore si dimetta.
- Giovedì 24 Gennaio 2008
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Commenti
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Il 25 Gennaio 2008 alle 8:19 ppx ha scritto:
Farebbe bene a mettersi in disparte.
Il 25 Gennaio 2008 alle 16:41 Il caso umano Cusumano « Negroski - Vuoti a rendere ed altri rifiuti solidi ha scritto:
[...] Intanto in Sicilia l’Assemblea regionale respinge con 53 no, un astenuto e 32 sì, la mozione di sfiducia del centrosinistra al governatore Totò Cuffaro, condannato a 5 anni per favoreggiamento. E tra qualche mese torna Berlusconi… Andreotti invece non se nè mai andato! [...]
Il 26 Gennaio 2008 alle 14:56 Cuffaro gioca d’anticipo e si dimette prima del cartellino rosso del governo » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Da questa mattina, Salvatore Cuffaro non è più il presidente della regione Sicilia. Intorno alle 13, il governatore ha presentato infatti al parlamento isolano le “proprie irrevocabili dimissioni”. “Già al momento della sentenza”, ha detto Cuffaro, “sentivo dentro di me il dovere di compiere questo passo, ma ho deciso di attendere sino all’approvazione del Bilancio e della legge Finanziaria per senso di responsabilità”. Ieri, nel frattempo, il governo dimissionario di Romano Prodi aveva avviato le procedure per la sua sospensione in attesa di ricevere il parere del Quirinale e dei suoi uffici legislativi circa la controversa questione sugli effetti della pena inflitta in primo grado al governatore. Nella sentenza, Cuffaro era stato interdetto dai pubblici uffici, ma diversi giuristi ritenevano che la pena non si potesse applicare al ruolo istituzionale di presidente della Regione prima di una condanna passata in giudicato. [...]
Il 28 Gennaio 2008 alle 21:03 Mortadella in Senato, cannoli a Palermo « Superbanane’s Weblog ha scritto:
[...] La fiducia (e perché no ? dal sito di blog.panorama.it) [...]
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