Prodi nell’arena del Senato. Contro i numeri e, soprattutto, contro Veltroni

Il presidente del Consiglio Romano Prodi con Walter Veltroni.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
Coerente, testardo o scaltro calcolatore? Lo sapremo stasera, al termine del voto di fiducia in Senato. Voto al quale Romano prodi ha deciso di sottoporsi contro l’evidenza matematica (ma attenzione, il mercato è ancora in corso) e soprattutto politica.

Salvo appunto sorprese, il premier sarà battuto e la fine dell’attuale maggioranza certificata fino in fondo dal Parlamento. Oltre a questo, però, diverrà molto più difficile, per il capo dello Stato e per il Partito democratico, dar vita ad un governo tecnico, istituzionale, di transito per tentare di riformare la legge elettorale - e fronteggiare la crisi economica mondiale - prima del ritorno alle urne.

Sia Giorgio Napolitano, sia i leader del Pd, hanno fino all’ultimo sconsigliato il Professore di andare a palazzo Madama. Rassegnando in anticipo le dimissioni, il presidente del Consiglio avrebbe magari ottenuto un reincarico non per l’ordinaria amministrazione fino alle elezioni anticipate, ma per gestire lui la transizione. Il problema è che non è questo l’interesse politico di Romano Prodi. L’idea di occuparsi del governo mentre Walter Veltroni e Silvio Berlusconi discutono di una legge che farebbe fuori i piccoli partiti, cioè i suoi più fedeli alleati a sinistra, fa inorridire il Professore.

La frattura tra lui e Veltroni, tra i prodiani doc come Arturo Parisi e Rosy Bindi, e la nomenclatura del Pd, è sempre più evidente. Non è in gioco solo il potere, c’è anche una opposta strategia politica: Veltroni ha detto e ripetuto che i democratici devono correre da soli, Prodi non rinuncia all’Unione, alla grande alleanza di tutta la sinistra, e soprattutto al fatto di esserne il capo.

Dunque per il premier meglio bruciarsi i ponti alle spalle, cadere alla guida della “sua” coalizione, sconfitta sì, ma con onore e sul campo? Questo dice l’apparenza, e forse anche la realtà. Non per nulla dal centrodestra, dove è più forte la voglia di elezioni anticipate, è tutto un moltiplicarsi di attestati di apprezzamento per la coerenza del Professore.

Ma attenzione: il mercato è appunto ancora aperto, il pallottoliere del Senato non si è stabilizzato. Prodi dovrebbe non solo limitarsi a inviare ai senatori il suo discorso di ieri, ma potrebbe prendere la parola: magari per offrire qualcosa in extremis. Insomma un consiglio: aspettare l’esito a fine serata, quando Franco Marini avrà letto i risultati della votazione.

LEGGI ANCHE: Il discorso di Prodi in Senato - E il premier con il pallottoliere alla mano sfida lo spettro del ‘98 - Prodi in bilico, il giorno della verità e le preoccupazione europee - Cronache marziane dall’Aula del Senato -
FOTOCRONACA DI UNA FIDUCIA - DIRETTA VIDEO DAL SENATO

Commenti

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Il 24 Gennaio 2008 alle 15:13 ppx ha scritto:

Sicuramente stà escogitando qualche sotterfugio ma se non cade oggi cadrà tra breve, non si rassegna all’evidenza del fallimento dell’operato suo governo del quale la maggioraza degli italiani è contraria.

Il 24 Gennaio 2008 alle 18:53 lello ha scritto:

Viviamo in una società dove la corruzione è una diffusa pratica di vita, e ciò non può accadere a prescindere da un classe politica che ci rappresenta. Da ciò se ne desume che essendo la classe politica espressione del popolo (?) rispecchia la medesima corruzione diffusa.
Per ritornare al voto di fiducia in Senato mi aspetto che qualche senatore, e soprattutto quelli del sud, siano molto sensibili a offerte e quant’altro che poi per chiamarle con il vero nome si chiamano tentativi riusciti di CORRUZIONE.
Mi aspetto che qualche senatore dell’UDEUR si possa far piacevolmente corrompere; mi spetto che qualche senatore che fino ad ieri era molto critico nei confronti del governo e di Prodi, invocando un diverso governo o il voto anticipato, si possa far piacevolmente corrompere; mi aspetto che in nome del supremo interesse del Paese qualche senatore a vita possa farsi piacevolmente corrompere tanto da giustificare con sacrificio il voto favorevole a questo governo; mi aspetto, ancora, che qualche senatore possa piacevolmente occupare qualche poltrona di prestigio barattando il voto favorevole a Prodi:come dire mi faccio corrompere e piacevolmente adotto un comportamento concussivo tale da raggiungere prestigiosi ed immeritati incarichi.
Perchè poi lamentarci del Paese dove l’arte della violazione della Legge è prassi diffusa? Scommettiamo che qualche ex DC del sud sia pronto a saltare il fosso? (Follini…docet)

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