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Non è bastato l’appello di Prodi al bene dell’Italia, non hanno riservato molte sorprese (al più qualche episodio poco istituzionale) le 5 ore di dichiarazioni di voto nell’Aula del Senato. Al momento di tirare le somme, il risultato per Romano Prodi è quello preannunciato da tempo. Quello per il quale il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano avrebbe preferito riceverlo subito al Quirinale: sfiduciato.
156 voti favorevoli contro 161 no, con un astenuto. Con il senatore dell’Udeur, Nuccio Cusumano, che vota la fiducia al governo e i senatori del centrosinistra applaudono. Con il senatore Lamberto Dini, eletto nelle file del centrosinistra, che vota no alla fiducia per il governo Prodi, e i parlamentari del centrodestra gli battono le mani.
E ancora il ministro dimissionario che ha dato la spallata interna ad un Governo traballante da mesi: l’ex Guardasigilli Clemente Mastella ha votato no alla fiducia per il governo Prodi. Passando sotto il banco della presidenza per esprimere il suo voto è stato applaudito dai senatori del centrodestra, ma lui con la mano ha fatto il cenno di smetterla…

Prodi è rimasto a Palazzo Madama per mezz’ora ad assistere al rito della chiamata e del voto, ma mentre la sfilata dei senatori era ancora in corso ha deciso di tornarsene a Palazzo Chigi.
Senza vedere il senatore a vita Andreotti che decideva di non votare. Senza assistere alle scelte di Domenico Fisichella e Willer Bordon. Assenti alla prima chiama, al secondo appello, invece, hanno votato: Fisichella ha detto no, tra gli applausi del centrodestra, mentre Bordon ha votato a favore del Governo.
Ora i giochi si spostano dal parlamento al Colle. Prodi è già salito al Quirinale per rassegnare le dimissioni nelle mani del capo dello Stato. E il Presidente Napolitano dovrà decidere se sciogliere le Camere e mandare il paese alle urne, come chiedono con forza i leader del centrodestra, o esplorare la possibilità di un nuovo governo in grado di traghettare il paese verso la riforma elettorale.
Il professor Prodi, che la matematica la conosce bene e sapeva di andare incontro a una sfiducia, ha giocato la sua ultima carta proprio puntando su questo: nel suo discorso in Senato, ha promesso un sostanzioso rimpasto per continuare a governare l’Italia.
Ma non sembra che questa sirena abbia suonato alle orecchio del Capo dello Stato. Se nuovo governo dovrà essere, sarà tecnico o istituzionale.
Il VIDEO servizio:
LEGGI ANCHE: E il centrodestra si ritrova unito nella Casa delle libertà : urne subito - Prodi nell’arena del Senato, contro i numeri. E soprattutto contro Veltroni - Il discorso di Prodi in Senato - E il premier con il pallottoliere alla mano sfida lo spettro del ‘98 - Cronache marziane dall’Aula del Senato - FOTOCRONACA DI UNA S-FIDUCIA
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Commenti
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Il 24 Gennaio 2008 alle 23:00 astro ha scritto:
Finalmente “l’impero Romano” è crollato. Viva i prodi che l’hanno sconfitto. Ricostruiamo l’Italia.
Astro
Il 24 Gennaio 2008 alle 23:31 galassie ha scritto:
Finalmente!
Era ora.
Dobbiamo solo andare al voto!
Il 25 Gennaio 2008 alle 8:17 ppx ha scritto:
I sotterfugi non gli sono serviti, era ora che se ne andasse. mi auguro di non vedere più in Tv Padoa Schioppa, l’artecife semi-occulto del disastro italiano.
Il 25 Gennaio 2008 alle 8:58 cyberpress ha scritto:
Come era nelle previsioni di tutti, Italiani e non, Prodi è caduto in Senato, lì dove era più esigua la sua maggioranza, e lì dove maggiori erano i nemici di un governo sorretto solo dalle velleità di potere di post comunisti e ceguevariani leninisti in giacca e cravatta. Non ha potuto nulla, questa volta, il leader maximo D’Alema che persino i suoi baffetti ha trincerto dietro il silenzio su di una azione politica incommentabile. D’altra parte la maggioranza, da tempo, faceva acqua da tutte le parti, e Veltroni prima, Mastella poi, hanno acclarato questo stato di coma farmacologico nel quale l’esecutivo era piombato. Poi l’ultima stupidata di Romano Prodi, pensare che il solo Udeur potesse fare la differenza per l fiducia, e di conseguenza il fattaccio del senatore Cusumano e quello che poi ne è seguito. Quella circostanza, molto probabilmente, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, o meglio che ha spalancato gli occhi dei rappresentanti del popolo sovrano seduti negli scranni di Palazzo Madama. D’altronde, le parole del Capo dello Stato, se lette in maniera meno sinistra e più equilibrata e mirata alla risoluzione dei problemi reali che attanagliano il Paese, hanno evidenziato l’esigenza di una stabilità moderata che annulli i tira e molla politici e vada concretamente a risollevare le sorti del nostro stivale senza intravedere profitti, vantaggi o poltrone. Ma questo è un discorso morale ch il Quirinale era tenuto a sottolinere, pur nella consapevolezza che l’Italia è stata governata un pò come se fosse stata un immenso ipermercato dove ciò che conta è il profitto malcelato in una azione di governo solidale per il bene collettivo. Su questo punto i tanti governi italiani sono stati astuti ed indiscussi maestri. Giunti a questo punto un governo tecnico non serviebbe a garantire le riforme perchè troverebbe l’appoggio dei soli partiti che si riconoscono nei vari ministri nominati da un premier garante innanzi alla costituzione e certo non sovranamente eletto. E poi l’opposizione, e cioè il cavaliere e company corrono verso elezioni anticipate che, con certezza oramai matematica, riconsegnerebbero l’Italia al centro destra dopo il loquace fallimento della sinistra. In un quadro così variegato di eventi e circostanze l’unica speranza che resta a noi Italiani è che prevalga il buon senso, il patrottismo, quell’amore estremo per l’Italia e per gli Italiani che permetta, senza forzature ed incuci di palazzo, di poter giungere ad un accordo programmatico che, in qualsiasi fase succesiva sfoci, metta nelle condizioni il nostro grande Paese di uscire a testa alta da una emergenza sociale drammatica quasi da nazione del terzo mondo. Gli Italiani non meritano questa fine davanti all’opinione internazionale, nè meritano governi ballerini intorbiditi da interessi che esulano dal bene collettivo. Magari un drastico cambio della classe dirigente, magari mandando in soffitta i vari Prodi, Berlusconi e amici ed amici degli amici, potrebbe rappresentare una soluzione, magari innestando la giovinezza scevra da collusioni e concussioni, quella porzione della società che avrebbe tanto da dire e da fare con idee nuove proprie, sognate e trascritte in programmi autonomi senza i ‘niet’ delle vecchie volpi del deserto della politica. Una dirigenza che parta da zero e che intraveda nei propri interessi quelli di tutti gli Italiani. E’ una utopia, lo so. Ma a me piace sognare.
Rosario Lavorgna
giornalista
Il 25 Gennaio 2008 alle 9:46 vincenzod ha scritto:
Non v’è uomo Politico al mondo che può Governare l’Italia, visto che è diventata un covo di serpenti di vipere e a sonagli! Il problema vero, che nessuno più ama il proprio Paese, ma solo appartenere alla CASTA e, i tre Poteri non sono più TRE, che erano già troppi! CHIUNQUE senza LICENZIAMENTO in tronco di CSM, ANM e SINDACATI come si può fare il Presidente del Consiglio? In poche parole, la Democrazia non si può avere senza essere votati, scusate: possibile che occorrono 6 anni per una semplice causa di lavoro, visto che si può risolverla nella giornata? Che ci azzecca la formula “ In nome del Popolo Italiano “ se un PM può sbattere in galera chiunque eletto Democraticamente, mentre lui non lo sia compreso il Capo dello Stato? Che senso ha l’ANM o che sia pure consentito di scioperare o reclamare di applicare Leggi che gli fa comodo o non emanate dal Parlamento con un Presidente di loro gradimento? I vertici Sindacale, secondo voi vengono eletti dai lavoratori? Io credo di tutti le riforme, ci vorrebbe anche quella di riprendersi il 51% dei Servizi ed alcuni sotto il controllo Militare come fece Reagan con i controllori di volo! Io stò delirando? Perché consentito estintorizzare militare o poliziotto al G8 di Genova, mentre terroristi (non ex) consentiti al Parlamento? Aspettate e vedrete cosa gli succederà a Berlusconi: vedersi bloccare il Paese da mezze figure e Sindacalisti sì, ma veri Politici a part-tim? Ecco il risultato: abbiamo un Parlamento pieno zeppo di giornalisti, Sindacalisti, Avvocati e Magistrati che è imploso come pronosticò il Cavaliere, per fortuna che tutti avevano un rimedio vincente!Vincenzo Alias Il Contadino. vincenzocontadino@yahoo.it Matera.
Il 25 Gennaio 2008 alle 9:46 fercas ha scritto:
Un dato positivo, non certo il più importante, dovuto alla caduta di Prodi è che forse non dovremo, noi poveri tartassati, pagare la poensione ai Luxsuria, Caruso, Delia e via cantando! Grazie a qualche grosso cialtrone della politica la stiamo già pagando, da anni, a Cicciolina, Toni Negri e compagnia! Al di là di questo, il grosso problema è chi guiderà il prossimo governo; avremo forse delle persone capaci e allergiche alle tangenti variegate oppure continueremo col marciume sino ad ora imperante nel mondo politico? Domando.
Il 25 Gennaio 2008 alle 10:31 Italia senza governo. Tutte le ipotesi (e le spine) del Colle per uscire dalla crisi » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il Quirinale ha annunciato consultazioni “meticolose ma rapide”. Tradotto dal lessico ufficiale, significa che si tratta solo di accertare se esistono le condizioni per evitare le elezioni anticipate attraverso un governo di transito (istituzionale o tecnico), incaricato di realizzare due sole cose: nuova legge elettorale e misure economiche per fronteggiare la crisi dei mercati. Di reincarico per un nuovo governo a Romano Prodi neanche a parlarne. Giorgio Napolitano e il Professore si sono lasciati in modo freddo, dopo che il presidente della Repubblica aveva inutilmente consigliato a quello del Consiglio di non tentare prove di forza al Senato. Ma non è questo il motivo principale: non esiste più una maggioranza né di sinistra né rimpolpata da qualche aiuto centrista (Udc) per pensare ad una nuova stagione prodiana. Per lo stesso motivo impossibile anche un proseguimento dell’Unione con il semplice cambio del premier, come avvenne nel 1998 quando Prodi fu sostituito da Massimo D’Alema. Dopo l’abbandono dell’Udeur, di Lamberto Dini, e di altri singoli parlamentari, i numeri al Senato non ci sono proprio più. Ma soprattutto ad essere a pezzi sono i rapporti interni nella sinistra. I prodiani sono in rivolta contro il Pd e Walter Veltroni, accusati di essere il vero motivo della crisi. La sinistra estrema accusa di tradimento il Pd e, senza dirlo, pensa che Prodi l’abbia lanciata allo sbaraglio. Tutti temono poi un’intesa sottobanco tra il segretario del Pd e Silvio Berlusconi per una legge elettorale a danno dei partiti minori. Ipotesi questa che nello staff del sindaco di Roma e nel Partito democratico si continua a perseguire: non solo perché è considerata una necessità per il Paese, ma perché sta diventando l’ancora di salvezza per lo stesso Veltroni. L’appello lanciato da Goffredo Bettini al Cavaliere (”Può lavorare per la cronaca oppure per la storia”) va in questa direzione. Ma difficilmente, stavolta, troverà udienza. Certo, la riforma delle regole del voto terrà banco nelle consultazioni al Colle e negli scenari. Napolitano ha sempre detto di non voler sciogliere le camere senza una legge che dia al Paese assetti più stabili. Ma non può decidere da solo, deve tenere conto dei numeri. Di quanti cioè sono favorevoli ad elezioni subito. I conti sono presto fatti: Forza Italia (o Pdl), Lega e An nel centrodestra; Sinistra democratica, Udeur, Comunisti italiani e buona parte dei prodiani nell’ex Unione. A favore di un governo istituzionale, tecnico o di transito sono l’Udc e i pochi parlamentari di Lamberto Dini. Il “governissimo” (Pd più Forza Italia, più Rifondazione, più Udc, rimpolpato da tecnici) avrebbe ad oggi l’appoggio solo di Veltroni, Fausto Bertinotti e Pier Ferdinando Casini. Insomma, dei diretti interessati. E c’è un altra questione: il referendum. Se continua la legislatura si deve tenere tra il 15 aprile e il 15 giugno. Qualsiasi riforma della legge elettorale dovrebbe materializzarsi da qui a due mesi: non è accaduto a bocce ferme nelle passate dieci settimane, praticamente impossibile che ci si riesca adesso. D’altra parte la politica torna ad annusare l’”odore del sangue”. Un rivincita da prendere, come nel caso di Berlusconi e di gran parte del centrodestra. Vendette da consumare per l’estrema sinistra, i prodiani, l’Udeur. La salvezza rispetto al referendum per tutti i piccoli partiti da una parte e dall’altra. Insomma, nei prossimi giorni sentiremo probabilmente molte ipotesi e molti nomi circolare: da Franco Marini o Giuliano Amato per un governo istituzionale, al governatore di Bankitalia Mario Draghi per un esecutivo tecnico. Rispunterà l’economista Mario Monti. Ma alla fine quasi certamente si andrà alle elezioni anticipate, con Prodi in carica per il disbrigo degli affari correnti. A meno che il Professore non si ritiri iracondo come Cincinnato; in questo caso toccherà ad Amato condurre il Paese alle urne. Magari in questo breve lasso di tempo si ritoccherà la legge esistente per eliminare il quoziente regionale al Senato, un meccanismo che impedisce di conquistare seggi anche in caso di larga vitoria. E forse il voto anticipato converrà anche a Veltroni, prima di finire sbranato dagli ex alleati dell’Unione. Dopodiché, altra cosa su cui scommettere, la coalizione vittoriosa si impegnerà a fare le riforme dopo il voto, dialogando con gli sconfitti. Le solite promesse? Vedremo. [...]
Il 25 Gennaio 2008 alle 12:42 luanmagi ha scritto:
Non comprendere lo scollamento tra lui e il resto degli italiani è stato non solo grave ma anche una dimostrazione di incapacità nel comprendere che cos’è la politica. Se fosse convinto di quello che ha detto in parlamento, dovrebbe essere il più contento nel ritornare alle urne. Nulla avrebbe potuto la destra, se avesse ben governato e non avesse tanto mentito sull’evidente. In fin dei conti in america si processano i presidenti per le bugie più semplici. Nixon docet. Quale che sia la decisione del presidente, al di là di qualsiasi considerazione politica, il popolo ha bisogno di un periodo, sia pur breve, di disintossicazione e di raffreddamento degli animi. Non considerare questa necessità è criminale.
Il 26 Novembre 2009 alle 17:07 Tremonti-Brunetta: i ministri contro fanno bene alla storia, meno ai governi - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] coalizone dalle mille bandiere e dalle mille teste era un’impresa ardua. Ma ancor prima della sfiducia, erano all’ordine del giorno le punzecchiature tra l’allora Guardasigilli, Clemente [...]
Il 12 Dicembre 2009 alle 19:01 :: LaDestra.info - Il portale d'informazione della destra italiana ha scritto:
[...] tempo l’ex leader dell’Ulivo, infatti, era scomparso dalla scena politica italiana. Dopo la caduta del suo secondo governo nel 2008, Prodi ha abbandonato la politica italiana. Dopo pochi mesi, arriva un incarico dalle Nazioni [...]
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