Prodi va in Senato. E pallottoliere alla mano sfida lo spettro del ‘98

Romano Prodi in auto con Enrico Letta verso il Quirinale | Ansa
Quarantacinque minuti di colloquio al Quirinale. Al termine dei quali il presidente del Consiglio ha confermato al capo dello Stato la volontà di presentarsi al Senato e di chiedere la fiducia.

Ci andrà con pallottoliere in mano. Quello che Bruno Vespa, cerimoniere della terza Camera, mostrava in studio queste sere; quello che i giornali mettono in pagina da giorni; quello che proprio Prodi ripassa mentalmente ogni ora. Una sorta di oggetto-feticcio. Un po’ come la coperta per Linus.
Aggrappato al suo pallottoliere, in queste ore il Professore ha valutato le due ipotesi più plausibili per mettere fine alla crisi che ormai dura da otto giorni: dimettersi subito come pare suggerisse Giorgio Napolitano (e il segretario del Pd, Veltroni) per riavere magari l’incarico oppure “onorare” l’appuntamento fissato nel pomeriggio al Senato dove la fiducia si giocherà su un vero e proprio tappeto verde della roulette. Le fiches a disposizione sono poche, la scommessa azzardata, anche se in molti mettono in guardia dal tradizionale “fattore C” che ha sempre assistito Prodi.

Tra le due, Prodi ha scelto la seconda. E allora vai col pallottoliere. Un oggetto che Prodi si porta dietro fin dall’ottobre di dieci anni fa. Era il ‘98, quando lo stop, imprevisto, gli arrivò da Rifondazione e per appena un voto; stavolta, la crisi è attesa, ma per un voto il premier potrebbe scamparla, almeno per ora. Tutto, naturalmente, dipende dalle decisioni dei senatori, i gruppi, ma anche i singoli. In realtà è dall’inizio dell’avventura che Prodi balla (tra i lupi) sui voti. Col pallottoliere in mano.

Anche quando il 21 febbraio 2007 il Senato bocciò la relazione di politica estera esposta dal ministro Massimo D’Alema: due soli voti (Rossi e Turgliatto) bastarono a mandare al Colle il premier. La maggioranza richiesta era infatti di 160 voti, mentre la risoluzione dell’Unione ne ottenne solo 158. Certo, ci vuole un “fisico bestiale” per resistere venti mesi così, in mezzo ai flutti, agli scossoni, agli uragani, alle grandinate. Per riuscire anche a commentare: “Avessimo vinto le elezioni con più agio sarebbe stato più facile ma così è più thrilling, c’è più avventura: è più sexy!”. Era settembre: il 20 il governo venne “graziato” sul caso Rai addirittura dal leader del La Destra, Francesco Storace. Nelle ripetute votazioni la maggioranza non scese mai sotto quota 157, tecnicamente al di sotto della soglia di fiducia ma riuscendo a respingere tutte le risoluzioni dell’opposizione, alla quale fece mancare l’appoggio proprio il transfugo di An insieme ai suoi (tre) senatori. Stessa conta, sul filo, anche il 3 ottobre 2007, Vincenzo Visco (impelagato sul caso Speciale) viene salvato da tre senatori a vita, Giulio Andreotti, Rita Levi Montalcini ed Emilio Colombo: con 157 no (contro i 156 sì) venne respinta la mozione unitaria della Cdl che chiedeva le dimissioni del viceministro delle Finanze. Andreotti si astenne, gli altri due senatori deposero nell’urna il loro voto contrario.

Pallottoliere alla mano anche il 6 dicembre scorso, quando, nonostante il voto contrario della Teodem Binetti (e del solito Turigliatto) l’Unione prodiana si è salvata sul decreto sicurezza: Per due voti, al Senato (160 favorevoli e 158 contrari). Con l’immancabile appoggio dei senatori a vita. Anche oggi quelli ci saranno: sei su sette, per la precisione.

Ma, conti alla mano, non dovrebbero bastare. E sul Senato aleggia, dopo dieci anni, lo spettro del ‘98.

LEGGI ANCHE: Prodi in bilico, il giorno della verità e le preoccupazione europee - FOTOCRONACA di una fiducia alla Camera

Commenti

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Il 24 Gennaio 2008 alle 12:11 alcambi ha scritto:

E’ LA VENDETTA DI PRODI. Altro che crisi parlamentarizzata alla luce del sole: si è svolta e si sta svolgendo una guerra fratricida all’interno del partito democratico e Prodi ha deciso di andare fino in fondo facendola pagare cara al nemico Veltroni con le più che sicure elezioni anticipate. E’ prorio un “testa quadra”.

alcambi

Il 24 Gennaio 2008 alle 14:54 Prodi nell’arena del Senato. Contro i numeri e, soprattutto, contro Veltroni » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Prodi va in Senato. E pallottoliere alla mano sfida lo spettro del ‘98 [...]

Il 24 Gennaio 2008 alle 14:56 italiano ha scritto:

Io comprendo tutto, ma essere preso per deficiente no! Ma come può pensare il Prof. Prodi (che umanamente mi fa anche tenerezza) che gli italiani possano ancora credere a quello che dice. Penso che “Fingunt et credunt” destinato dai Romani ai Greci che mentivano così bene da credere essi stessi alle proprie bugie, sia in questo caso veramente azzeccato.
Un consiglio al Professore: non ascolti i cattivi consiglieri, dimostri di avere una dignità e si dimetta, lo apprezzerò molto di più che in caso di rovinosa caduta.
Se invece pensa di vendere cara la pelle e di vendicarsi di qualcuno (leggasi Veltroni) allora non merita alcuna considerazione poiché sarebbe come dichiararsi “piccolo, piccolo, piccolo….”.
Naturalmente questa è la mia opinione.

Un PS per il Dr. Belpietro: l’ho sempre seguita al “Giornale” ed ora La seguo qui. Per me resta sempre il giornalista più preparato ed equilibrato d’Italia (beh, ma forse non è poi così difficile elevarsi dalla media con quello che c’è in giro…). Comunque complimenti sinceri.

Prof. Sergio Paliotti

Il 24 Gennaio 2008 alle 16:46 Cronache marziane dal Senato: voto di fiducia tra battute e svenimenti » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Prodi va in Senato. E pallottoliere alla mano sfida lo spettro del ‘98 - Il discorso di Prodi al Senato - Prodi nell’arena, contro i numeri e contro Veltroni- DIRETTA VIDEO DAL SENATO - FOTOCRONACA DI UNA FIDUCIA [...]

Il 24 Gennaio 2008 alle 20:41 Prodi sfiduciato. La palla passa a Napolitano » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Senza vedere i senatore a vita Andreotti che decideva di non votare. Senza assistere alle scelte di Domenico Fisichella e Willer Bordon. Assenti alla prima chiama per il voto di fiducia al Governo Prodi, al secondo appello, invece, hanno votato: Fisichella ha detto no, tra gli applausi del centrodestra, mentre Bordon ha votato a favore del Governo. LEGGI ANCHE: Prodi nell’arena del Senato, contro i numeri. E soprattutto contro Veltroni - Il discorso di Prodi in Senato - E il premier con il pallottoliere alla mano sfida lo spettro del ‘98 - Cronache marziane dall’Aula del Senato - FOTOCRONACA DI UNA FIDUCIA [...]

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