
Biglietti ferroviari acquistati online, video guardati su YouTube, giornali letti sul web, parole usate nei motori di ricerca: entro due mesi chi naviga su internet attraverso la telefonia mobile potrà essere sicuro che il suo operatore telefonico (Tim, Wind, H3G, Vodafone) non potrà più sapere che cosa sta facendo online. Il Garante della privacy, infatti, ha imposto la cancellazione dei dati acquisiti finora siti e indirizzi ip visitati dai navigatori, e ha vietato in futuro la conservazione del “diario di bordo”, se non per fini di giustizia. “È un passo in più per la protezione della persona elettronica” osserva Michele Iaselli, docente di Legislazione New Economy all’università di Ferrara “ma non si tratta di un’innovazione, piuttosto è un’interpretazione estensiva di due articoli del Codice della privacy verso gli operatori di telefonia mobile, soprattutto ora che l’indirizzo ip è sempre più considerato un dato personale”. Un provvedimento reso necessario dopo recenti ispezioni.
E se un utente vuole tutelare la sua riservatezza da occhi indiscreti sul web? “Il metodo più rapido è proprio quello di chiedere l’intervento del Garante per il blocco o la cancellazione dei dati” ricorda Carlo Melzi d’Eril, avvocato esperto in diritto dell’informazione. Per ottenere il risarcimento dei danni, anche non patrimoniali, si può fare anche una causa civile. E in alcune situazioni, per esempio se si tratta di “dati sensibili” come convinzioni religiose e orientamenti sessuali, si può iniziare un procedimento penale.
I rischi per l’identità personale su internet non finiscono qui. Se l’attenzione spesso è puntata sui “big” della telefonia o del web, altre questioni passano inosservate. Dal piccolo albergo che permette prenotazioni online ad alcune società di marketing, non sono pochi i siti che raccolgono informazioni sulle preferenze degli utenti senza chiederne il consenso. Magari rivendendole a terzi. E non ci sono ancora controlli.
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- Martedì 29 Gennaio 2008
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Commenti
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Il 29 Gennaio 2008 alle 12:17 janis2007 ha scritto:
Tralasciamo internet (xché tanto il commercio elettronico in Italia va peggio che in Burundi): vogliamo parlare degli istituti delle carte di credito, che sanno tutto dei nostri consumi nei negozi? anche loro rivendono dati alle aziende?
Il 29 Gennaio 2008 alle 12:20 cristinaricci ha scritto:
“…si può fare anche una causa civile.”
Contro chi?
Contro ignoti?
Il 29 Gennaio 2008 alle 20:09 luca.delloiacovo ha scritto:
Bisogna precisare che il Garante per la privacy, secondo la nota diffusa, ha rilevato un trattamento illecito dei dati per gli utenti che accedono alla rete mobile con tecnologia cellulare. Il provvedimento riguarda non soltanto il traffico telematico su rete mobile, ma anche su quella fissa.
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