
L’amministratore delegato della Calcestruzzi spa, Mario Colombini, di 62 anni, è stato arrestato stamattina nella sua abitazione di Camparada, un comune della Brianza in provincia di Milano, dai carabinieri del Reparto operativo e dal Gico della Guardia di Finanza di Caltanissetta nell’ambito dell’inchiesta che si concentra proprio sulla Calcestruzzi spa, l’azienda di Bergamo leader nella fornitura del calcestruzzo, accusata di collusioni con la mafia in Sicilia.
I provvedimenti sono stati firmati dal gip Giovambattista Tona, su richiesta del procuratore aggiunto Renato Di Natale e del pm della Direzione distrettuale antimafia, Nicolò Marino.
Colombini è accusato di truffa, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e intestazione fittizia di beni, con l’aggravante di avere agevolato l’attività di Cosa nostra. In cella anche Fausto Volante, direttore di zona per la Sicilia e la Campania della Calcestruzzi spa, che nei mesi scorsi lo aveva sospeso. L’ex dipendente della società bergamasca, Francesco Librizzi, che era capo area per la Sicilia e Giuseppe Giovanni Laurino, ex dipendente, anche lui capo area per la Sicilia.
Secondo gli inquirenti, la Calcestruzzi avrebbe proceduto, non solo nella provincia di Caltanissetta e in Sicilia, ma anche su tutto il territorio nazionale, alla creazione di fondi neri, ”da destinare - secondo l’accusa - quantomeno in Sicilia, alla mafia”. L’azienda avrebbe fornito calcestruzzo di qualità inferiore a quello richiesto dalle imprese che eseguivano appalti pubblici. Questo sistema, per gli inquirenti, sarebbe stata ”una strategia aziendale della Calcestruzzi, adottata su scala nazionale e gestita a mezzo, anche, del sistema informatico, con la consapevolezza dei vertici aziendali”.
L’inchiesta, che già nei mesi scorsi aveva portato ad altri arresti di dipendenti della Calcestruzzi, è basata anche su documenti acquisiti durante le perquisizioni effettuate negli stabilimenti siciliani e negli uffici della direzione di Bergamo. Inoltre vi sono accertamenti tecnici effettuati sulle opere edilizie realizzate con il calcestruzzo fornito e le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.
La Calcestruzzi è presente su tutto il territorio nazionale con 10 direzioni di zona, 250 impianti di betonaggio, 23 cave e 21 impianti di selezione di inerti. Fa parte del gruppo Italcementi, quinto produttore di cemento a livello mondiale ed il principale operatore nel bacino del mediterraneo.
Alla vigilia dello scorso Natale la Calcestruzzi aveva deciso, in via cautelativa, la sospensione delle attività in Sicilia. Tutto nasceva da ”verifiche interne messe in atto, a seguito delle indagini della procura di Caltanisetta in taluni impianti di betonaggio in Sicilia - sosteneva l’azienda in una nota del 23 dicembre scorso - hanno individuato alcune irregolarità che sono state denunciate da Calcestruzzi alla magistratura e che hanno indotto l’azienda a sospendere l’attività nell’isola”.
L’inchiesta della Dda nissena, nata nel 2006, aveva portato l’azienda ad essere iscritta nel registro degli indagati per associazione mafiosa e falso in bilancio. La società adesso ”ritiene che debbano essere chiariti tutti gli aspetti delle vicende irregolari, allontanati i responsabili, modificate le regole, le procedure e le modalità di produzione in termini tali da impedire il ripetersi di tali episodi”.
Calcestruzzi ha costituito un pool per la ”governance” nel settore composta da Piero Luigi Vigna, ex procuratore nazionale antimafia, da Giovanni Fiandaca, ordinario di Diritto penale all’università di Palermo e da Donato Masciandaro, ordinario di Economia della regolamentazione finanziaria dell’università Bocconi di Milano.
- Mercoledì 30 Gennaio 2008
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