
E poi dicono che solo i giovani sono precari. Invece da stasera anche la seconda carica dello Stato ha, con rispetto parlando, un contratto a progetto. Perché così è l’incarico che Giorgio Napolitano, ha affidato a Franco Marini. Quale progetto? Fare la legge elettorale per poi andare al voto.
Marini ha accettato, conscio dell’arduo compito, e ha subito iniziato il suo giro andando da Romano Prodi. Ma le consultazioni vere e proprie le comincerà giovedì. L’inquilino di palazzo Madama sarà quindi impegnato nei prossimi giorni in una fitta agenda di incontri, per verificare le posizioni in campo. Già note, per altro. Terminati i colloqui, probabilmente nel fine settimana, tirerà le fila e salirà nuovamente al Colle per comunicarne l’esito al presidente della Repubblica.
A quel punto le possibilità sono due: se non ci sono le condizioni per un accordo, Marini non prova nemmeno a formare un nuovo governo. L’esecutivo dimissionario resta quello sfiduciato dal Senato di Romano Prodi, Napolitano scioglie le Camere e si va al voto con la legge elettorale attuale. Se invece le condizioni per un’intesa ci sono, Marini metterà in pedi un nuovo gabinetto, si sottometterà al giudizio del Parlamento, e se avrà la maggioranza governerà, altrimenti Napolitano scioglierà le Camere, ma in quest’ultimo caso il governo dimissionario sarebbe quello dell’ex sindacalista.
Ovviamente, la domanda che ora tutti si fanno è: Marini ce la farà? Il Cavaliere gli chiude subito la porta: “Gli diremo che non siamo d’accordo sul fatto che c’è bisogno di cambiare la legge elettorale o di perdere tempo con un nuovo governo che avrebbe una maggioranza al Senato con uno o due senatori”.
Dal centrosinistra arrivano reazioni naturalmente positive. Ma il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, mette subito le mani avanti contro lo snaturamento della maggioranza del 2006: “Diremo a Marini che siamo indisponibili a governi che cambino la maggioranza uscita dalle urne. Se sarà il vecchio centrosinistra, noi siamo pronti, ma rispetto a qualunque intesa pasticciata, meglio votare”.
Mentre dall’Udc la porta è non è chiusa, solo accostata per il vecchio sodale democristiano: “Marini è un amico, vediamo cosa ci dirà. L’incontro con Berlusconi è andato bene” dice il segretario dei centristi, Lorenzo Cesa.
Nei corridoi di Montecitorio le reazioni sono tante. A Panorama.it l’ex direttore del Messaggero, ora deputato del Pd, Paolo Gambescia, dice che, se Marini ce la fa ,“addirittura potrebbe durare; se invece capisse che avrebbe una maggioranza risicatissima, allora tornerà sul Colle e dirà no, grazie”. Scettico un altro piddino, il rutelliano Roberto Giachetti: “La maggioranza non c’è più. Mi sembra complicato andare a cercare l’accordo sulla legge elettorale là dove si è fallito poco tempo fa”.
Uno dei deputati più vicini a Marini, il margheritino, Nicodemo Oliverio, entrando alla riunione dei gruppi parlamentari del Pd sorride sornione proprio alla maniera del suo vecchio amico abruzzese: “Franco ci proverà…”.
E allora via alla solita conta dei seggi senatoriali. Un film visto più volte. Che stavolta, però, potrebbe rivelare alcune scene sorprendenti. Alcuni fanno infatti notare che il Lupo Marsicano, se si presentasse come premier al Senato, partirebbe con due voti di vantaggio rispetto a Prodi: il suo, visto che dimettendosi da presidente dell’Assemblea ritornerebbe un normale senatore; ma anche il voto contrario in meno dell’eventuale nuovo presidente del Senato, che il centrosinistra potrebbe concedere al centrodestra. Si parla di Beppe Pisanu.
Il VIDEO servizio:
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- Mercoledì 30 Gennaio 2008

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Commenti
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Il 30 Gennaio 2008 alle 20:06 Napolitano ha deciso: a Marini la missione impossibile » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Un contratto a progetto e la scommessa sui numeri del Senato [...]
Il 30 Gennaio 2008 alle 21:44 brancaleone ha scritto:
“Debbo dire che sono quasi esasperato e non mi capita spesso. E’ da un anno che, tutte le volte che viene affacciata l’ipotesi di una mia candidatura alla guida di un governo istituzionale, dico che non mi interessa, che non lo farò mai, che non prendo nemmeno in considerazione l’idea. Ho un compito istituzionale gravoso, che mi impegna a tempo pieno e che presenta difficoltà tutti i giorni. Non sono disponibile per nulla di diverso”.
(Franco Marini, Ansa e Repubblica 17 novembre 2007)
“Non aspiro ad avere alcun altro incarico”, ha detto il presidente del Senato, Franco Marini, che nega che gli verrà affidata la responsabilità di guidare un governo tecnico. “Debbo dire - ha sottolineato - che circa da un anno vado dicendo che la responsabilità che ho è già grande e quindi non aspiro proprio ad avere alcun altro incarico”.
(Franco Marini, Tgcom, 25 gennaio 2008)
Il presidente della Repubblica gioca la “carta” Franco Marini per disinnescare la crisi e gli affida un incarico esplorativo per «verificare le possibilità di consenso sulla riforma della legge elettorale».
(La Stampa.it, 30 gennaio 2008)
“So bene che si tratta di un impegno non semplice, anzi gravoso”. Così dice Franco Marini, ringraziando il capo dello stato “per la fiducia” dimostrata nell’affidargli l’incarico. “Il mio impegno sarà nel tempo più breve possibile”, anche se “c’è bisogno di farlo seriamente. Da parte mia ci metterò tutta la mia determinazione”.
(Franco Marini, La Repubblica.it e Panorama.it, 30 gennaio 2008)
P.S. Caro Franco, perdonaci. Ma noi - i due bamboccioni alla riscossa - te lo dobbiamo proprio dire. Francamente: non stiamo (ri)cominciando con il piede giusto.
Il 31 Gennaio 2008 alle 6:12 asxmur ha scritto:
Mi auguro che Marini riesca nel pantano dei partitini da Mastella a Diliberto a trovare una maggioranza per fare non solo la legge elettorale.Infatti si continua a parlare del costo della politica ma gli sprecchi sono enormi basta vedere la Campania.
Il 31 Gennaio 2008 alle 9:35 cyberpress ha scritto:
Mission impossible? No, al contrario, possibilissima, nche se non sarebbe stata quella sull quale contavano gli Italiani.
Non è vero che il capito più arduo per un presidente della Repubblica è sciogliere le camere, non sono daccordo con Napolitano, semmai è il segno inconfondibile della democrazia passare la palla al popolo e fare in modo che esso scelga un governo a sovranità e non uno “presidenziale” a questo punto. In questo caso, pur rispettando in pieno la decisione del primo Italiano, mi restano remore politiche di un vantaggio che Napolitano poteva anche non concedere. E’ arcinoto che se si fosse andati alle urne immeditamente la sinistra sarebbe sparita dal panorama politico istituzionale per tutto quello che è riuscita a combinare soprattutto nel sud Italia. Per Veltroni e compagni la scelta del capo dello stato è giunta come una bombola d’ossigeno al boccheggiamento che già permeava la sinistra ulivista. D’altra parte, giunti a questo punto mi sembra improprio parlare di centro sinistra.
E’ ovvio che dalla nuova legge elettorale che Marini dovrà provvedere a fare approvare nei due rami del parlamento, molte sono le incognite per le piccole compagini politiche che però potrebbero compattarsi, o usndo un termine più consono, formattarsi, come è successo per il Pd del sindaco Veltroni. Da questo goveno esplorativo voluto da Napolitano, una cosa è chiara e lampante: Veltroni sarà il nuovo e fortissimo candidato premier per la prossima apertura delle urne.
Rosario Lavorgna
giornalista
Il 31 Gennaio 2008 alle 13:22 lello ha scritto:
Che la sinistra e Napolitano non stiano perseguendo il bene del Paese e che stiano nascondendo la vera strategia della sinistra non ci possono essere dubbi.
Se veramente si volesse perseguire il bene del Paese l’appello di Napolitano a tutti i partiti doveva essere di questo tenore….” abbiamo il dovere morale di far svolgere il referendum, e poi si potrà andare al voto con la nuova legge elettorale….” nel frattempo dare l’incarico a Marini, persona sulla quale nulla di male si può e si deve dire, di traghettare il Paese dalla situazione presente sino al referendum.
Invece le cose sono diverse, molto diverse, il PD non vuole assolutamente che la campagna elettorale sia imgombrata dalla presenza di Prodi e dal suo governo, e sta mettendo in atto una serie di strategie atte a sgombrare il campo da Prodi ed i suoi sinistri ministri.
Vedrete che Marini pur essendo cosciente che non riuscirà a trovare alcun accordo si presenterà alle Camere, sarà bocciato ed in tal modo andrà a gestire la fase elettorale. E’ questo l’obiettivo sia di Veltroni che di D’Alema. Berlusconi ha compreso tale strategia e continua a chiedere le elezioni subito e che il Governo Prodi rimanga al proprio posto.Ma Berlusconi ha dimenticato che le Istituzioni sono in mano alla sinistra, e che a capo delle istituzioni c’è un Presidente comunista che non potrà non ascoltare “consigli” che provengono dalla medesima parte alla quale ha appartenuto per tutta la vita e che in Parlamento lo hanno eletto Presidente.
Vedrete ch eandremo alle elezioni con Marini presidente del Consiglio ed allora tutti i citatdini si dovranno rendere conto di quanto sporca sia diventata la politica e di come siano manipolate le nosre istituzioni, anche quelle più alte.
Spero di sbagliarmi, ma se i comunisti di oggi sono gli stessi di qualche decennio fa, allora succederà quello che ho preannunciato.
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