Urne in vista: meglio soli o male accompagnati? Il dilemma che spacca il Pd

Da sinistra Romano Prodi, Rosy Bindi e Walter Veltroni a piazza SS. Apostoli in occasione dei risultati delle primarie per il partito Democratico, del 14 ottobre 2007 | Ansa
Domanda: alla fine delle consultazioni al Quirinale, cosa resta sul tavolo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che si è preso il tempo necessario per riflettere? La risposta, prestando fede alle fonti del Colle (”non c’è una maggioranza assoluta delle forze politiche per lo scioglimento”) dice che non sembra ci sia spazio per ipotesi di scioglimento del Parlamento, nelle prossime ore. Un incarico pieno, o nell’ipotesi minima un mandato esplorativo, potrebbe essere la soluzione prossima. Ma che Napolitano sciolga o meno il Parlamento, una cosa appare certa a tutti: presto gli italiani torneranno a votare.
E se il centrodestra sembra pronto ad andare unito e compatto alle urne, nel centrosinistra si affaccia l’ipotesi, ormai sempre più concreta, di non rivedere più la foto di gruppo dell’Unione 2006. Tanto è bastato a Rosy Bindi, ospite martedì di Panorama del giorno su Canale 5, per ribadire che la candidatura alla premiership del segretario del Pd non è automatica: “Non ho detto che non è scontata, dico che non è automatica”.

Per i prodiani di stretta osservanza Walter Veltroni è sul banco degli imputati per aver accelerato lo sfascio della coalizione e della caduta del Professore. Un capitombolo che in molti ritengono dovuto alle intenzioni del Pd di voler andare da soli alle elezioni. Intenzione ribadita da Veltroni oggi al Quirinale al termine delle consultazioni. Con tanto di sfida al Cavaliere a fare altrettanto: “Quale che sia la legge elettorale noi andremo alle elezioni con uno schieramento che avrà al centro il programma e non più lo schieramento stesso. Non vogliamo dare agli italiani di nuovo l’onere di dover scegliere tra due schieramenti di dodici partiti fatti l’uno contro l’altro e uniti solo dal fatto di essere opposti allo schieramento che combattono”. Affermazioni a cui, il deputato prodiano Franco Monaco, a Panorama.it ribatte così: “Io ho perplessità sul dogma dell’autosufficienza. Che giudico autolesionistico e velleitario. Ma registro positivamente che Veltroni abbia corretto la linea. Non parla più di solitudine del Pd, ma di alleanze politicamente e programmaticamente coerenti e compatibili. Su questo avremo modo di discutere”. Per i prodiani, ma anche per una parte della sinistra radicale, l’assunto è che soli si perde. Infatti Monaco aggiunge: “Con l’attuale legge elettorale non è un mistero che una politica delle alleanze rappresenti un vantaggio competitivo”.

Ma allora il Pd è pronto a uno scontro interno? Certamente i prodian-bindiani sono in netta minoranza nel partito di Veltroni. “Veltroni”, ricorda il responsabile della comunicazione del Pd, Ermete Realacci, “su questa proposta ha preso milioni di voti il 14 ottobre. Era uno dei passaggi più applauditi dal popolo del centrosinistra che poi lo ha ampiamente votato”. L’esponente ecodem ricorda che l’importanza del programma “è un tratto costitutivo del Pd”. E nega che possa essere una palla al piede. Anzi: “Elettoralmente può pagare molto. Il centrodestra si ripresenterà con la vecchia formula del 1994. Noi vogliamo andare di fronte agli elettori con una proposta politica nuova, che siamo certi che verrà premiata dall’elettorato”. Forte anche degli ultimi sondaggi, Realacci quindi chiarisce: “Non si tratta di un no pregiudiziale ad alleanze. Ma chi si vorrà aggregare dovrà sottoscrivere il nostro programma. E non vedremo più la foto di gruppo delle ultime elezioni come se niente fosse successo”.

E così, chiusa la stagione del prodismo e dell’Unione - dove i partitini erano pronti a dar battaglia per non farsi schiacciare dal colosso democratico - nel Pd se ne apre un’altra, già segnata comunque dalla lotta tra chi predica l’autarchia e chi invoca la pluralità.

LEGGI ANCHE: Napolitano solo contro troppi. Verso un governo che finisce nell’urna - Il dossier sulla crisi di governo

Commenti

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Il 30 Gennaio 2008 alle 10:08 CiroCipolla ha scritto:

L’Italia non può perdere altro tempo.
E’ proprio il caso di dire il tempo è denaro.Quindi al voto subito.Subito un governo forte scelto dagli elettori e non dal Colle.

Il 30 Gennaio 2008 alle 10:26 Prat_Pratico ha scritto:

da http://pratico.splinder.com

Questo blog già ieri mattina tracciava i disegni dei politici per uscire dalla crisi del governo Prodi mantenendo lo status quo e al tempo stesso inasprendo gli aspetti di un prodismo estremista senza Prodi e senza la sinistra radicale.Immaginate una coalizione formata da Marini -Veltroni (?) con il PD,Di Pietro con l’IdV,Baccini (come Presidente del Senato),Tabacci ed altre frange dell’UDC e la Cosa bianca di Confindustria-RCS-Banca Intesa,animata da Montezemolo ( Paolo Mieli) e legittimata dai cespugli della CISL che rispondono a Savino Pezzotta?

E’ proprio questo centrosinistra (sui generis )dei GRANDI PADRONI BANCAROTTIERI E CORRUTTORI che il fattore M sta generando.

Un vero e proprio schiaffo agli elettori di vera sinistra e di vero centrodestra che vedono naufragare il l voto espresso nel 2006 rispetto ad alleanze estemporanee e geneticamente modificate nei laboratori del grande capitale.

Un vero e proprio golpe bianco infatti l’odore del M-centrosinistra ha l’odore ed il colore del latte acido .

Ecco perché la stoccata del PD al governo Prodi lanciata da Veltroni.Ora diamo per certo che le mosse che si stanno compiendo e che questo Blog definisce come fattore M premierà il PD ma allontanerà il Walterino dal sogno della sua premiership.

L’edizione M del centrosinistra ogm sarà guidato da un ex democristiano.Il fantasma della DC volteggierà alto e per gli Italiani sarà un film dell’orrore perché non ci saranno i valori cattolici,sociali e culturali che erano della vera DC.

Agli amici di Sinistra e agli amici di Centrodestra dico :-Vigilate,Vigilate !

Prat Pratico

Il 3 Febbraio 2008 alle 13:41 2008, fuga da Palazzo. A sinistra è partita la corsa alla poltrona sicura » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Chi non ricorda la mitica Jena Plissken di 1997 - Fuga da New York? Quello che con solo 22 ore di vita riesce a fare irruzione in una Manatthan in mano alla malavita e portare in salvo il presidente degli Stati Uniti. Oggi, in una versione casereccia (all’amatriciana), il fuggi fuggi è dai palazzi della politica e la salvezza è quella personale. “Si salvi chi può” sta insomma diventando il motto di molti ministri e primedonne del centrosinistra. Che, fiutata l’aria di fallimento che tira su Franco Marini e data per certa la sconfitta elettorale (tanto più se Walter Veltroni poterà il Pd in splendido isolamento alle urne), sono pronti a cercarsi altre poltrone sicure. [...]

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