
Amanda? “Tira avanti. La trattano abbastanza bene, ma soffre molto per il fatto di trovarsi chiusa in una cella sapendo di essere completamente innocente. Le manca moltissimo la sua famiglia e non riesce proprio a capire perché debba subire tutto questo non avendo fatto niente di male. Continua a studiare italiano e tedesco, legge, scrive lettere. E quando si sente triste canta”.
Edda Mellas, mamma di Amanda Knox, la ragazza statunitense detenuta a Perugia per l’omicidio di Meredith Kercher, si dichiara certa dell’innocenza della figlia. E nell’intervista a Panorama, in edicola da venerdì 1 febbraio, racconta una ventenne come tante, con pochi flirt sul curriculum e una grande passione per la musica.
“Amanda” dice la madre a Panorama “è stata sempre coerente nel dire la verità, tranne che la sera in cui è andata spontaneamente in questura per tentare di essere d’aiuto. In quella circostanza è stata interrogata per una notte intera e parte del giorno successivo senza una rappresentanza legale né un traduttore professionista. Era terrorizzata, le dicevano che in qualunque caso sarebbe andata in galera per 30 anni, le hanno gridato addosso e l’hanno minacciata. È importante che si sappia che subito dopo quella situazione orribile, lei ha ricominciato a dire la verità, che era la versione originale del racconto di quella notte”.
- Giovedì 31 Gennaio 2008
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Il 2 Febbraio 2008 alle 7:12 amanda knox | Hot Trends Right Now ha scritto:
[...] Top 5 News & results on amanda knox Il delitto di Perugia: ?Vi racconto Amanda Knox, mia figlia?: Amanda? ?Tira avanti. La trattano abbastanza bene, ma soffre molto per il fatto di trovarsi chiusa in una cella sapendo di essere completamente innocente. Le manca moltissimo la sua famiglia e non riesce proprio a capire perch Leave a Comment [...]
Il 20 Giugno 2008 alle 12:56 Perugia, chiusa l’indagine: “Meredith uccisa per futili motivi” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Si va verso il rinvio a giudizio per i tre accusati: la coinquilina americana Amanda Knox, il suo ex fidanzato Raffaele Sollecito e l’ivoriano Rudy Guedé. Tutti e tre si trovano in carcere da sei mesi. Il pubblico ministero titolare della indagine, Giuliano Mignini ha depositato ieri il 415 bis, l’avviso di chiusura indagine. Le parti hanno ora venti giorni di tempo per presentare le loro controdeduzioni e chiedere eventuali interrogatori. Al termine dei venti giorni verrà formalizzata la richiesta di rinvio a giudizio. [...]
Il 20 Giugno 2008 alle 14:35 fercas ha scritto:
Cara Edda Mellas, se sua figlia è in questa situazione credo lo debba anche all’educazione che ha ricevuto da lei e da suo padre! Ora capisco che per i figli certi genitori fanno anche questo cioè difenderli ad oltranza contro tutto e tutti, anche al di là delle prove (tracce ematiche) trovate dall’accusa e che inchioderebbero la sua figliola alle sue responsabilità! E’ vero che l’art. 27 della costituzione dice che nessuno è considerato colpevole sino a sentenza definitiva ma certamente non dice che và considerato innocente sino a tale evento! Quindi va considerato solo imputato; secondo me imputato presunto colpevole, poi vedremo l’epilogo con la definitiva sentenza. Certò è che a suo tempo, se avesse utilizzato un buon staffile, sua figlia non si troverebbe ora dov’è. Cordialità.
Il 26 Settembre 2008 alle 13:21 Delitto di Perugia: “Amanda, io ti salverò”, parla il medico consulente della difesa » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Nel 2002 la sua perizia sul pigiama insanguinato convinse il Tribunale del riesame a scarcerare Annamaria Franzoni. Poi però Torre lasciò l’incarico dopo l’entrata di Carlo Taormina nel collegio difensivo. Ora è consulente tecnico degli avvocati di Amanda Knox: la studentessa americana accusata di aver ucciso la sua coinquilina, Meredith Kercher, assieme a Rudy Guede e Raffaele Sollecito. L’ivoriano, quello contro cui le prove sembrano consistenti, sarà giudicato con il rito abbreviato: entro la fine di ottobre arriverà la sentenza. I legali degli ex fidanzati hanno scelto invece l’iter ordinario. Nelle prossime settimane il gup deciderà se processarli. Esito che appare però piuttosto scontato. Così come l’importanza che giocheranno le prove scientifiche. Torre si accende una sigaretta dietro l’altra. Ha i capelli bianchi scarmigliati e inforca voluminosi occhiali rotondi. Agli avvocati di Amanda, Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova, ha appena consegnato una consulenza in cui mette in dubbio i capisaldi dell’inchiesta. Quali sono le sue conclusioni? Per prima cosa, tutti gli elementi indicano che l’aggressore è stato solo uno: abbatte al suolo la vittima, la piglia per il collo e la accoltella. Chiuso: finita lì. La Procura ritiene il contrario: Meredith sarebbe stata assalita, bloccata e uccisa da più persone. Per tenere fermo qualcuno di solito lo si afferra per i polsi: e invece la ragazza ha lesioni solo sui gomiti e a un avambraccio. La sua consulenza smonta anche le indagini genetiche. In bagno è stata trovata una goccia di sangue di Amanda sul rubinetto. E c’è il suo Dna misto a quello di Meredith in altre tre tracce ematiche: nello scolo del lavabo, in quello del bidet e su una confezione di bastoncini per orecchie. Che l’assassino si sia lavato in bagno mi pare abbastanza probabile. Che ci sia del sangue di Meredith è chiaro: l’omicida una sciacquatina se la sarà pure data prima di uscire per strada… E non mi stupisce nemmeno che, nello stesso scarico, ci sia il Dna di Amanda, che viveva in quella casa. Io mi faccio il bidet, poi un altro ha un’emorragia: alla fine ci saranno due profili genetici, ma nessuno mi potrà dire di chi è il sangue e di chi sono i residui organici. Queste tracce miste non vogliono dire niente. In uno scarico il Dna può durare a lungo: nel bagno dei Carretta è stato trovato nove anni dopo il triplice omicidio. Per gli investigatori invece Amanda può essere stata colpita durante la colluttazione, quindi ha perso sangue dal naso. Non c’è alcuna prova che le abbiano dato un pugno o una gomitata. La verità è che quella era una casa di studenti: dubito che passassero lo straccio ogni giorno. Nella sua stanza e nel corridoio che porta alla camera di Meredith sono state trovate impronte compatibili con quelle dell’americana. Una ha persino il Dna di Amanda. È normale che l’appartamento sia pieno di sue tracce. Le orme corrispondono grossomodo al numero 38. E allora? Altre coinquiline potevano avere la stessa misura. Non sono impronte digitali: c’è solo una generica compatibilità dimensionale. Le orme sono risultate positive al luminol: verosimilmente si tratta di sangue, dice la Scientifica. Invece non c’è niente che lo faccia pensare. Il luminol, per esempio, è positivo alla maggior parte dei detersivi. Se lavo il pavimento con un detergente e poi ci passo sopra, le mie impronte saranno sicuramente luminescenti. Una ha però il Dna di Amanda. Può averlo lasciato camminando. O pestando uno sputacchio la settimana prima. Su quel pavimento ci può essere di tutto. Non si può dire che il Dna sia stato depositato assieme all’orma. Se avessero fatto altri prelievi a terra avrebbero trovato ovunque tracce del passaggio della ragazza: ne sono sicuro. E poi: se quello è sangue, dovrebbe essere di Meredith. Allora come si spiega che non è venuto fuori anche il suo codice genetico? Mica si penserà che è di Amanda? Contro l’americana c’è anche il suo Dna sul manico del coltello trovato a casa di Sollecito. Lì non si vedeva nulla nemmeno al microscopio. E in un laboratorio in cui sono state fatti centinaia di esami sul sangue di Meredith, trovare il suo profilo su un campione non significa granché. Vuol dire che il coltello potrebbe essere stato inavvertitamente inquinato? Esatto. Il Dna può essere stato trasportato: sono cose che capitano. Per questo quando ci sono quantità tanto esigue di Dna bisogna ripetere il test molte volte. È sicuro che non sia stato rifatto? Non lo hanno specificato. Qualche dubbio mi viene… Più che i singoli indizi, per i magistrati pesa però l’intero quadro accusatorio. Dal punto di vista tecnico non vedo nessun quadro. Non ci sono elementi che indicano il coinvolgimento di Amanda e Raffaele nel delitto. Perché ha accettato di diventare il consulente per la difesa dell’americana? Perché sono curioso. Si è occupato anche di Annamaria Franzoni nel caso di Cogne. Aveva detto che sarebbe stata l’ultima volta. Invece dopo Cogne sono diventato più curioso di prima. E mi scandalizzo quando ho l’impressione che i risultati delle indagini scientifiche vengano utilizzati in modo partigiano. Se mi chiamano, in questi casi ho voglia di ficcarci il naso: per vedere se le cose sono state fatte bene. E nel delitto di Perugia sono state fatte bene? Ci sono interpretazioni che non riposano su dati reali. Per esempio: si dice che Meredith quando è stata aggredita era in ginocchio. Nulla avvalora questa tesi. Anzi, per me, è stata attaccata di fronte. Altre ipotetiche forzature? I tre sono accusati di violenza sessuale. Ma dall’autospia emerge che non c’è alcun segno di stupro. Nemmeno uno. Se Amanda e Raffaele saranno rinviati a giudizio, il processo si giocherà prevalentemente sulle prove scientifiche? Sì, come è successo a Cogne. I due casi, a parte la mia presenza, si somigliano moltissimo. In che senso? Un’inchiesta deve comprendere tutto: quando invece si basa essenzialmente su risultati tecnici, a meno che non siano palesi, non va bene. Io sono sicuro che quel pigiama Annamaria Franzoni non lo indossava. Eppure, con formule matematiche, si è detto il contrario. L’errore è metodologico: il dato di una macchina non è la verità assoluta. Bisogna interpretarlo, in modo che quadri con il resto. E se va contro la logica di solito è sbagliato. Nella ricostruzione dell’accusa ci sono cose che si scontrerebbero con la logica? Amanda e Raffaele prendono un coltello da casa del ragazzo, lo fanno arrivare nell’appartamento di Meredith e poi lo riportano indietro. Qualcuno mi spieghi che senso ha. Non sempre in casi del genere si fanno cose ragionevoli. Altrimenti Amanda e Raffaele non avrebbero detto tutte quelle fandonie. Sono stati stupidi. O tanto fumati da non ricordare quello che avevano fatto la sera prima dell’omicidio. Il coltello sarà uno dei punti fondamentali del processo? Secondo me sì. Assieme alle orme e al gancetto del reggiseno di Meredith, quello su cui è stato trovato il cromosoma Y di Sollecito. A meno che la Procura non abbia nuove carte da giocare. Lei cerca sempre di dimostrare concretamente le sue tesi. Per la difesa della Franzoni copiò con un pennarello le macchie di sangue su un pigiama comprato ai grandi magazzini. Cosa porterà in Tribunale se Amanda venisse processata? Vedremo… Spero però che questo sia uno di quei casi in cui se un giudice vuole capire, capisce. Io credo sia possibile smontare gli indizi. Ma non è mai facile. Spesso c’è fiducia messianica nelle indagini scientifiche. E io ho paura di tutta questa scienza nella giustizia: proprio perché la scienza la conosco bene. Amanda è innocente? Non lo so. Ma contro di lei non c’è nessuna prova. Guarda la GALLERY con le immagini della polizia scientifica [...]
Il 15 Giugno 2009 alle 17:21 Amanda Knox: “Shockata per la morte di Meredith” » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:
[...] Il 12 e il 13 giugno due giorni di interrogatorio a Perugia, ad Amanda Knox, indagata per l’omicidio della sua compagna di stanza Meredith Kercher. Presenti decine di giornalisti, fotografi e teleoperatori delle principali testate italiane ed estere, molti dei quali giunti da Usa e Gran Bretagna. Pochi invece i curiosi nonostante l’interesse suscitato sui mass media dalla Knox. La giovane americana ha detto di essere stata “shockatissima” per la morte di Mez: “La ricordo ma sto anche pensando a come andare avanti con la mia vita”. Inoltre, davanti al giudice ha anche sostenuto di essere stata picchiata a ridosso del delitto e di avere ricevuto pressioni dalla polizia. “C’era tanta confusione e tanta gente” ha spiegato. “Mi ripetevano ‘ti mettiamo in carcere per 30 anni se non dici la verità’. Mi hanno chiamata stupida bugiarda”. E ha aggiunto: “Volevano un nome in relazione a chi aveva fatto il delitto e dicevano che io sapevo”. “Non mi hanno detto è stato lui” ha proseguito Amanda riferendosi a Patrick Lumumba, arrestato e poi prosciolto. “Dopo avere fatto il suo nome ho cominciato a piangere. Ho cominciato a immaginare una scena con immagini che forse non concordavano ma avrebbe potuto spiegare”. Il dibattimento è stato rinviato a venerdì prossimo quando testimonierà la madre di Amanda, Edda Mellas. [...]
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