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Tra i primi problemi del futuro governo (ma c’è chi ipotizza un forcing dell’esecutivo uscente, anche se resta da capire quale) ci sarà la questione delle frequenze televisive. E potrebbe accadere che, se vincerà il centrodestra, Silvio Berlusconi dovrà spedire sul satellite Retequattro e il suo direttore, Emilio Fede. È una delle possibili conseguenze, del tutto ipotetiche ovviamente, della sentenza della Corte di giustizia europea che ha giudicato “contrario al diritto comunitario” il sistema italiano di assegnazione delle frequenze, in particolare di quelle analogiche (cioè in chiaro).
In pratica la Corte ha accolto il ricorso Centro Europa 7, un’azienda proprietaria dell’omonimo network, che nel ‘99 ottenne dal governo l’autorizzazione a trasmettere in chiaro; ma successivamente non ebbe mai l’assegnazione delle frequenze stesse. Sulle quali trasmetteva appunto Retequattro, dopo che Mediaset le aveva regolarmente pagate.
Europa 7 fece ricorso al Tar, chiedendo di accertare i criteri di assegnazione e reclamando un risarcimento danni. Non ottenendo soddisfazione si rivolse al Consiglio di Stato che ha chiesto a sua volta l’opinione della corte Ue.
La quale ha emesso un giudizio molto estensivo, che potrebbe appunto ripercuotersi ben al di là del caso Europa 7-Retequattro, per mettere in discussione (come in effetti fa) l’intero sistema radiotelevisivo basato sulla legge Gasparri. Per la Corte di giustizia infatti il regime italiano “non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati”. Le leggi succedutesi, è la tesi dei giudici europei, “hanno perpetuato un regime transitorio, con l’effetto di non liberare le frequenze destinate ad essere assegnate ai titolari di concessioni in tecnica analogica e di impedire ad altri operatori di partecipare alla sperimentazione della televisione digitale”.
Tutto ciò “ha avuto l’effetto di impedire l’accesso al mercato degli operatori privi di radiofrequenze”. Questo effetto restrittivo “è stato consolidato dall’autorizzazione generale, a favore delle sole reti esistenti, ad operare sul mercato dei servizi radiotrasmessi, cristallizzando le strutture del mercato nazionale e proteggendo la posizione degli operatori nazionali già attivi su detto mercato”.
Il limite al numero degli operatori sul territorio nazionale, potrebbe essere giustificato da obiettivi d’interesse generale, ma “dovrebbe essere organizzato sulla base di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati”. Conclusione: “L’assegnazione in esclusiva e senza limiti di tempo delle frequenze ad un numero limitato di operatori esistenti, senza tener conto dei criteri citati, è contraria ai principi del Trattato sulla libera prestazione dei servizi”.
Già, ma gli effetti pratici? Mediaset afferma che la sentenza “non può comportare alcuna conseguenza sull’utilizzo delle frequenze nella disponibilita’ delle nostre reti, inclusa ovviamente Retequattro”. Aggiunge l’azienda di Berlusconi: “Il giudizio cui la sentenza si riferisce riguarda infatti esclusivamente una domanda di risarcimento danni proposta da Europa 7 contro lo Stato italiano e non puo’ concludersi in alcun modo con pronunce relative al futuro uso delle frequenze. Quanto all’insinuazione che Retequattro occuperebbe indebitamente spazi trasmissivi a danno di Europa 7, Mediaset ribadisce che la rete è pienamente legittimata all’utilizzo delle frequenze su cui opera. Quindi nessun rischio per Retequattro”.
In sostanza, sembra dire Cologno Monzese, noi le frequenze le abbiamo pagate, colpa dello Stato se ne è nato un pasticcio; ed è lo Stato a dover risarcire Europa 7. Ma anche Mediaset si riserva ulteriori altri commenti quando la sentenza sarà nota in tutti i suoi dettagli.
Fin da ora però sembra di capire che i giudici europei non si limitano ad occuparsi del caso Europa 7-Retequattro, ma intervengono più in generale contro il duopolio televisivo italiano. Ecco perché, in prospettiva, in area rischio non c’è solo la rete di Emilio Fede, ma anche la Rai.
Da anni si discute se inviare sul satellite una rete Mediaset e RaiTre. La legge firmata da Maurizio Gasparri tentò di aggirare il problema accelerando i temi del digitale terrestre, che con la moltiplicazione delle frequenze disponibili avrebbe di fatto reso il mercato accessibile a tutti.
La Corte europea però sostiene che negare l’accesso alle frequenze analogiche impedisce anche la sperimentazione del digitale. E dunque c’è materia per alimentare un nuova polemica politica. Che nelle prime battute sembra circoscritta all’interno della sinistra: “Il Partito democratico non vuole capire”, sostiene il Pdci, attaccando non solo il progetto di riforma Gentiloni, ma soprattutto le aperture di Walter Veltroni a Berlusconi.
Il seguito? Alle prossime puntate. Su quale rete, è da capire.
Il VIDEO servizio:
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