
Giovedì era solo un’indiscrezione giornalistica. Il giorno dopo Massimo D’Alema ha deciso di venire allo scoperto, e raccontare il suo “piano segreto”. Che per lui invece è assolutamente “palese”. Per farla breve, in una lettera al Corriere della Sera, il ministro degli Esteri dice chiaro: se il tentativo di Marini riuscirà – cosa che D’Alema ritiene “possibile e auspicabile” - prima di andare alle elezioni “si debba correggere la legge elettorale. Penso che se il Parlamento non è in grado di farlo si debba consentire ai cittadini di decidere attraverso il referendum legittimamente richiesto e ammesso. Penso che fare altrimenti sarebbe lesivo di un diritto democratico e finirebbe per approfondire il varco tra i cittadini e le istituzioni. Non si tratta di un complotto per perdere tempo perché quanto io propongo è perfettamente compatibile con la possibilità di votare entro la primavera”.
D’Alema sponsor di quel referendum che è fumo negli occhi per più di mezzo Parlamento? Ebbene sì. E, precisa il vicepremier, non è una scusa per rimandare l’appuntamento con le urne: “Quanto io propongo è perfettamente compatibile con la possibilità di votare entro la primavera”. L’attacco è tutto al centrodestra che vuole elezioni subito e comunque, anche con il “porcellum” di Calderoli.
Ammesso (e non concesso) che a Baffino dispiaccia, a sostenere il suo piano palese non sono in tanti. Nel Pd, tranne i vertici, molti sono rimasti spiazzati dalla proposta del titolare della Farnesina. Figurarsi negli altri partiti del centrosinistra. A iniziare dall’ala massimalista. “Il referendum sarebbe una iattura”, dice il leader dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto. Mentre Sinistra democratica quasi sorride, commentando “l’avventurismo del Partito democratico”, dice Cesare Salvi, che “raggiunge ormai livelli che stupiscono persino chi, come me, è stato critico del progetto sin dall’inizio”. Per Franco Giordano, segretario di Rifondazione comunista, sarebbe come “passare dalla padella alla brace”. Anche per Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, si tratta “di un’ipotesi improbabile”.
Tanto improbabile da mettere tutti d’accordo nel dire no, anche nel centrodestra. “Non è accettabile che chi diceva referendum mai, oggi, pur di non sciogliere le Camere, dica che il referendum è meglio”, protesta indignato Fini. Anche Forza Italia liquida la questione come l’ennesimo tentativo di rinviare l’inevitabile ritorno alle urne. Silvio Berlusconi va ripetendo ai molti interlocutori che ora che la Cdl ha ritrovato l’unità di un tempo non intendo certo perderla per inseguire un’intesa sulla legge elettorale che non si è trovata in questi mesi e non si troverà certo in alcune settimane. Certo anche Berlusconi sa bene che, in caso di vittoria, si ritroverebbe a dover mediare fra le diverse anime della coalizione. Ma, segretamente, pensa di ridurre i contrasti con una netta affermazione di Fi nelle elezioni. Insomma, per lui, l’autosufficienza si cercherà nelle urne, non nei meccanismi elettorali.
Prevedibile la reazione stizzita dell’Udc di fronte all’ipotesi che il referendum preceda il voto. Una simile proposta, attacca Pier Ferdinando Casini, “vuol dire che la riforma è un alibi”. Certo, sottolinea, “la campagna elettorale è come una medicina: bisogna prenderne poche gocce e solo se necessarie”. Ma, aggiunge citando l’emergenza rifiuti, “i problemi dell’Italia sono tali che non si può parlare per un anno e mezzo di legge elettorale”.
Il VIDEO servizio sulla “strada stretta” di Marini:
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Commenti
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Il 1 Febbraio 2008 alle 11:54 pescacciatore ha scritto:
Dalema ora vuole il referendum. Dopo vorrà correggere la legge uscita dal referendum, ecc. ecc.
E’ il loro solito sistema per non perdere il potere. Mi sembra di essere tornato al ribaltone del 94. Spero che il centrodestra questa volta sia più furbo e non cada nel tranello.
Il 1 Febbraio 2008 alle 12:01 terranostra ha scritto:
Nella palude vi sono molti ami con esca ministeriale. Altro che abboccare!
Cambiamo totalmente i pescatori e le loro lenze.
Largo ai giovani validi talenti. Sbarramento alle nomine over 50!
Il 1 Febbraio 2008 alle 12:28 Bertinotti gela Marini e si candida a guidare la Cosa Rossa » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] D’Alema e il piano (inclinato) del referendum [...]
Il 1 Febbraio 2008 alle 15:19 nhico ha scritto:
E’ questa la miglior mossa di D’Alema… No, non può essere. Se il Ministro degli Esteri agita la muleta in questo modo, pur sapendo che non è così che evita l’incornata delle elezioni, deve per forza di cose pensare a qualcos’altro. E sbagliato pensare che sia preparando il terreno fertile in cui mettere a germogliare il seme della sua ambizione, scavando la fossa a Veltroni?
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