- Tags: cinesi, Coldiretti, coltivazioni, Prato
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Non si sono accontentati. Prima hanno colonizzato il mercato del tessile, poi hanno conquistato interi quartieri acquistando case e palazzine, adesso sono approdati anche nel settore agricolo. Da alcuni mesi a Prato, la città toscana che si contende con Milano il primato per la più grande comunità degli occhi a mandorla in Italia, i cinesi hanno deciso di coltivare i terreni.
Alle porte del quartiere a nord della città, dalla parte opposta alla loro Chinatown, da alcuni mesi, sono nate decine e decine di serre. Spuntano cicorie, barbe, broccoli, zucche, zucchine e altre verdure di forme e colori mai visti prima in zona. Le sementi vengono importate direttamente dalla Cina. Si tratta degli ortaggi utilizzati per lo più nella ristorazione cinese come ingredienti base per piatti tipici. Una mossa strategica per la comunità cinese che recuperando le sempre più numerose terre incolte toscane, risparmia sull’importazione dei prodotti. Non arrivano più via container nei porti di Livorno o Ancona ma direttamente dagli appezzamenti di terreno acquistati o presi in affitto a poco più di due chilometri dal centro di Prato.
Proprio lì, tra Fontanelle e Castelnuovo, puntualmente, quasi a scadenza quotidiana, arrivano i furgoni dei vari ristoratori e fruttivendoli cinesi non solo residenti in Toscana ma anche da altre regioni italiane, per acquistare gli ortaggi.
Ma in questa zona, dove ci sono anche alcuni orti di pratesi, scorre il canale di scolo delle acque reflue di uno dei sette depuratori della città, il Baciacavallo.
Una vicinanza che desta non poca preoccupazione e perplessità nelle organizzazioni agricole locali, prima di tutte la Coldiretti, già allarmate per l’assenza di controllo da parte delle autorità sul metodo di coltivazione seguito dai cinesi oltre che relativamente ai semi piantati e al tipo di trattamenti fitosanitari che possono essere impiegati.
“La cosa più grave è l’utilizzo incontrollato delle acque che fuoriescono dall’impianto di depurazione della città - spiega Maurizio Fantini, vice direttore della Coldiretti di Firenze e Prato - acqua sicuramente non utilizzabile per quello scopo senza le dovute autorizzazioni per l’attingimento”.
Prato, città con una forte presenza di industrie tessili, ha sette depuratori di cui sei, raccolgono e depurano le acque dei siti industriali. La presenza di questo tipo di imprese, lascia tracce importanti nelle acque reflue nonostante il trattamento di depurazione. Nelle acque, infatti, rimane un quantitativo di cromo e tensioattivi che potrebbe essere particolarmente pericoloso per l’irrigazione di frutta e ortaggi.

“L’assenza di controlli nel corso dell’intero ciclo produttivo” puntualizza Fantini “lascia che vengano immessi nel circuito commerciale dei cinesi, prodotti privi ogni tipo di garanzia igenico-sanitaria ma soprattutto è a rischio il mantenimento e la protezione della pianta sia per quanto riguarda la contaminazione virale o batterica tra le piante stesse che per l’eventuale contaminazione genetica”.
Al fianco di tanti dubbi ne nascono altri ancora. Nei campi coltivati dai cinesi ci sono anche carciofi e molte altre verdure utilizzate nei supermercati italiani. Il costo della verdura in Italia, si sa, è tra i più elevanti in Europa e l’acquisto a prezzi decisamente concorrenziali potrebbe invogliare non un solo ristoratore o commerciante al di fuori dal circuito cinese. Niente contro i nuovi agricoltori, puntualizza la Coldiretti, purché rispettino tutte le norme che regolano la produzione e tutelano il consumatore.

- Sabato 2 Febbraio 2008
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Commenti
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Il 2 Febbraio 2008 alle 16:18 logani ha scritto:
Beh, lo sappiamo che i cinesi, pur di produrre e vendere, “seminano” e piantano ogni tipo di sorta di “semi” in qualunque luogo su cui é permesso porre piede.
Una volta si diceva “La Cina é vicina”, ora si deve dire “L’Italia si allontana”.
L’Italia si sta svendendo allo straniero, non solo cinese, (non é una metafora) e tantomeno per un pezzo di pane di cui non ha assolutmamente bisogno, anzi, ma lo sta facendo per quel falso senso di buonismo (saldi democratici). Ci stiamo riempiendo di gente di cui non abbiamo nulla a che fare, gente che sa come lo Stato sia debole, e come sia facile vivere in Italia senza lavorare.
Vivere in Italia si puó benissimo, é necessario essere criminali o scaltri venditori di cianfrusaglie, non c’é bisogno di alcuna licenza o permesso per invadere una piazza o ospedale. I sotterranei dei nosocomi forniscono magazzini e stanze per dormire, il tutto tra topi, dossier, medicinali, avanzi di cucina (armeno se magna!) e aggratiss. I controlli non ci sono e se ci sono non riescono a vedere nemmeno a dieci gradi, e se vedono a dieci gradi non gli ne frega nulla.
Il 2 Febbraio 2008 alle 17:18 nhico ha scritto:
La rossa Toscana e la Cina rossa insieme nel letto di un canale di scolo, un sogno finalmente realizzato. Ma chi salverà la salute degli italiani?
Il 3 Febbraio 2008 alle 7:25 xaratos ha scritto:
Mah? Ma sapete che avete proprio rotto con ’sti proclami razzisti e sciovinisti? Vi devo forse ricordare i chili di carne marcia a firenze che stavano per essere messi in commercio, oppure la carne di cavallo con i vermi dentro venduta al supermercato, oppure ancora gli allevamenti ittici illegali gestiti dalla mafia? Tutta roba nostrana. Non c’è bisogno di prendersela con i cinesi. Diciamo che vi rode il fatto che LORO si spezzano la schiena peggio degli schiavi dell’800 e voi sperate che Berlusconi vi regali un pò di soldi. Finché non capite che non possiamo stare in un mondo “globale” se pretendiamo di usare gli altri solo per quello che ci fa comodo e li discriminiamo per quello che NON vogliamo che facciano, non andremo da nessuna parte e saremo sempre un paese di serie B. Invece di sputare sentenze contro l’erba degli altri (e d’invidiarla) pensate invece a come migliorare il vostro paese e creare un mercato superiore a quello cinese.
PS. Leggendo questo articolo mi sono sentito sollevato, se gente come questo tizio possono pubblicare e farsi chiamare “giornalista” posso farlo pure io… Non credete?
Il 3 Febbraio 2008 alle 7:28 xaratos ha scritto:
PPS. Logani, sono i politici che NON fanno controlli su NESSUNO e di certo, non ci aiutano ad avere un mercato competitivo, non certo i cinesi che comunque fanno circolare carta moneta nel nostro indotto industriale.
Il 3 Febbraio 2008 alle 10:51 nhico ha scritto:
Pensare di avere il diritto di comprare della merce salubre (da chiunque la produca, ed i cinesi in casa loro e fuori non sono proprio noti per questa loro peculiarità) secondo le nostre leggi vigenti, mi sembra sia molto lontano dal fare razzismo. Mentre il suo abbaiare mostra una lunga coda di paglia, o quanto meno una poca attenzione verso l’igiene alimentare oltre che mentale. L’accoglienza è una bella cosa. O no?
Il 3 Febbraio 2008 alle 12:11 pescacciatore ha scritto:
Se i cinesi hanno voglia di lavorare la terra abbandonata dagli italiani mi sembra una buona cosa. Se rispettano la legge tocca alle autorità competenti controllare, uscendo dai loro uffici dove non concludono niente. Le stesse autorità hanno il compito di controllare anche le acque del canale in argomento perchè, a prescindere, se le acque del canale vengono impiegate dai cinesi per l’irrigazione, possono inquinare anche la falda dell’acqua.
Il 5 Febbraio 2008 alle 5:26 xaratos ha scritto:
Forse nhico non hai ben letto lo STILE di scrittura di quest’articolo (che poi, è ciò che io contesto). Non metto in dubbio che il giornalista sia stato nel posto a verificare i fatti MA… intanto, se le zone sono AGRICOLE forse c’è un PIANO REGOLATORE DEL COMUNE che le rende tali e quindi, SE IL COMUNE ne permette l’uso agricolo, significa che l’acqua che vi scorre NON E’ PERICOLOSA… altrimenti, in carcere non ci dovrebbero andare i cinesi che hanno acquistato i terreni ma il COMUNE che permette un’attività agricola in un punto pericoloso. Inoltre, se sono TERRENI AGRICOLI perché c’è il piano regolatore, significa che PRIMA DEI CINESI ci stava qualcun’altro lì: perché quest’articolo non è stato scritto prima? Forse per voi, italiano=qualità???? Anche su questo possiamo ridire. Io son d’accordissimo con te, nhico, è necessario che gli imprenditori agricoli seguano le leggi italiane che regolano la produzione e il commercio dei prodotti ortofrutticoli, MA è un pò… come dire? Ridondante, i controlli ci devono essere SU TUTTI GLI IMPRENDITORI non solo sugli “occhi a mandorla”; probabilmente la locazione peculiare delle nuove colture richiede un’attenzione più rigida, ma qui s’intende ben altro.
Riguardo alla tua affermazione, nhico:”da chiunque la produca, ed i cinesi in casa loro e fuori non sono proprio noti per questa loro peculiarità”, ti rendo noto che gli italiani hanno la peculiarità di essere conosciuti per 3 cose nel mondo: “Pizza, Spaghetti e Mafia” e indovina quale delle 3 ci rinfacciano più spesso. Una volta ero in Provenza, dentro un McDonald, m’arriva una donna francese che mi fa: “Tu est a mafioso?”. La stessa cosa è successa a qualche altro mio conoscente che si è recato fuori dal nostro paese. Allora qui abbiamo 2 popoli con nomee non proprio “invidiabili”, siccome i cinesi “fanno male” le cose, gli italiani non dovrebbero aprire attività industriali perché sarebbero tutte “mafiose”, in fondo è matematica:
“ci sono gli Italiani=I, Cinesi=C, una Nomea denigratoria=N”
Se C=N e I=N allora C=I Noooo?? :D
Tornando a noi, hai presente lo scandalo delle confezioni tetrapack o come cavolo si chiamano? Un prodotto chimico usato per le scritte riusciva a passare attraverso il contenitore ed ovviamente, ad inquinare il suo contenuto. Non mi dire che la società produttrice è amministrata da cinesi. Forse ricorderai anche che in alcuni di aziende conosciute erano presenti “nanoparticelle”, non magari a causa specifica degli inceneritori come vuole far credere un comico ma comunque, molto spesso si presta ben poca attenzione alla produzione di prodotti alimentari e molte speculazioni NON sono ad opera di cinesi. Inoltre, nella mia zona ci sono + di 5 ristoranti tipici cinesi e scommetto quello che vuoi che loro hanno molti più controlli degli altri ristoranti della zona e se non sono ancora chiusi, significa che sono perfettamente in regola. Il mio slogan è:”Controlli si, xenofobia no”.
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