
Caduto il tentativo di Marini, resta in piedi un giallo. E riguarda la visita fatta oggi dal Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, e dal ministro dell’Interno uscente, Giuliano Amato, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. A darne notizia solo due scarni comunicati del Quirinale, diramati proprio mentre Marini incontrava le delegazioni di An, Forza Italia e Partito Democratico. Sul perché della visita e sul contenuto degli incontri, mistero.
Un mistero che, data la delicatezza del momento, ha alimentato, ora dopo ora, una ridda di interpretazioni nei Palazzi della politica. Mentre tutti sembrano infatti rassegnati o entusiasti (a seconda dei punti di vista) dell’ormai improcrastinabile scioglimento delle Camere e dell’imminente ritorno alle urne, non sono pochi quelli che si stanno chiedendo cosa sia successo al colle più alto di Roma.
Manovre del Pd per evitare di andare al voto con Prodi ancora a Palazzo Chigi? Si chiede la Cdl. Se sì, come? L’obiettivo sarebbe quello di un esecutivo del Presidente, che possa ritentare l’obiettivo non colto da Franco Marini e che, anche se fosse bocciato dalle Camere, porti il Paese al voto. Togliendo così l’imbarazzo a Prodi, e al centrosinistra, di fare campagna elettorale nelle vesti di leader di una coalizione sconfitta.
Tutto vero? O fantapolitica? Peones e leader si interrogano. Anche se dal Pd smentiscono categoricamente questa ricostruzione. Almeno per il leader del Pd è chiaro che a questo punto sarà il Professore a portare l’Italia al voto. E la visita di Draghi e Amato al Colle viene spiegata come una normale consultazione pre-elettorale.
Al numero uno di Palazzo Koch Napolitano avrebbe chiesto quale sarebbe l’impatto delle elezioni sull’economia nazionale. Con il responsabile del Viminale, invece, il Capo dello Stato avrebbe parlato dell’organizzazione della macchina elettorale (compresa la data del voto: tra il 30-31 marzo, il 6-7 aprile e il 13-14 aprile), da mettere in moto per scrievre la parola fine alla seconda legislatura più breve della storia della Repubblica (648 giorni, contro 633 della XI, spazzata via dalla bufera di Tangentopoli nell’inverno del 1993).
Stando alle dichiarazioni ufficiali - spiegano alcune fonti dal loft del Pd - lo stesso segretario Veltroni non intende avallare e neanche sponsorizzare soluzioni “pasticciate”, che, tra l’altro, non verrebbero capite dall’opinione pubblica. Ma il giallo continua.
E chissà se basta a la dichiarazione, rilasciata dalla capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro, a mettere la parola fine alle voci impazzite: “È chiaro che sarà Romano Prodi a portare il Paese alle elezioni”.
- Lunedì 4 Febbraio 2008
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Il 4 Febbraio 2008 alle 20:40 Marini rimette il mandato a Napolitano: Non c’è maggioranza » Panorama.it - Italia ha scritto:
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