
E se… è la formula classica con cui si fanno le ipotesi. E quella lanciata dal direttore del Giornale, Mario Giordano è un’ipotesi davvero sconvolgente: Silvio Berlusconi che pensa a un patto elettorale, basato su quindici punti, tra Forza Italia e Partito democratico. Fantapolitica? Forse. Anche se: “E se facessimo una coalizione con Veltroni per le prossime elezioni? In fondo basterebbero quindici punti di programma”, secondo quanto riferisce Il Giornale, è la frase che il leader di Forza Italia avrebbe confidato ai suoi collaboratori.
In realtà appare difficile che FI e Pd stringano una coalizione in vista delle future elezioni. Entrambi i partiti dovrebbero spiegarlo ai loro elettori e ai loro attuali alleati. Più plausibile l’ipotesi, riportata sempre da Giordano, che la mossa del leader di Forza Italia voglia spostare in campo avversario l’accusa di non voler trovare un accordo che salvi la legislatura.
Accordo a cui lavora, con lo stesso ottimismo del primo giorno (quello “della buona volontà”), il presidente Marini. L’alpino esploratore le sta provando davvero tutte, cercando anche di auto convincersi che ci sono ancora “spiragli”. Oggi per lui è la giornata decisiva, con l’incontro in mattinata con An, Silvio Berlusconi, Romano Prodi e i big del Partito democratico . Poi nel pomeriggio: i presidenti emeriti della Repubblica. Infine il resoconto al Quirinale, da tenersi non più tardi di martedì mattina.
Insomma, salvo eclatanti sorprese, la crisi è all’epilogo e già entro questa settimana, se Marini dovesse fallire, il presidente Napolitano potrebbe sciogliere il Parlamento e mandare il Paese alle urne, verso primavera. Salvo clamorose sorprse, non si vede all’orizzonte un altro incarico se Marini dovesse rinunciare: “Un passaggio a un altro incaricato sarebbe improprio”, ha infatti detto ieri il presidente della Camera, Fausto Bertinotti. L’opinione è condivisa da quasi tutti i leader di partito, ma detta dalla terza carica dello Stato suona come una leggera “invasione di campo” nei confronti del Quirinale. Anche se, non è da escludere che con la sua osservazione il leader di Rifondazione (che accetterebbe di essere il candidato premier della Cosa Rossa) abbia voluto sgombrare il campo - precedendo la decisione finale del capo dello Stato - da ipotesi per tirare ancora più in lungo la crisi, come quella di un secondo incarico del presidente per tentare di tenere in vita l’attuale legislatura.
Più concretamente, però, a dire che lo spiraglio di un governo Marini sia minimo, anche il Pd si prepara alle urne. E basta la conferma da parte del vicesegretario Dario Franceschini sulla scelta di andare al voto soli o al massimo con chi condivide il programma: “Quattro o cinque punti chiari per risolvere i problemi del Paese e con noi solo chi li sottoscrive in modo vincolante. Certo, non ricostruiremo quella coalizione frammentata e fatta di troppi partiti, costruita contro gli avversari, come stanno facendo dall’altra parte, mettendo insieme 21 sigle”.
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- Lunedì 4 Febbraio 2008

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Commenti
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Il 4 Febbraio 2008 alle 14:24 ruggi ha scritto:
Condivido. Ma dopo le elezioni.
Vediamo se la disponibilità delle sinistre esisterà ancora.
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