Un’ “interferenza” nella delicata attività di indagine sulle scalate bancarie in cui era impegnata la procura di Milano, chiedendo in più occasioni ai pm che se ne occupavano informazioni su richieste di provvedimenti cautelari che le erano state annunciate ma che poi non le erano arrivate e spingendosi sino a manifestare il sospetto che stessero insabbiando tutto. È questa la nuova pesante accusa che la Prima Commissione del Csm rivolge al gip di Milano Clementina Forleo, nell’ambito della procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale aperta due mesi fa. Una contestazione da cui il magistrato dovrà difendersi in una nuova audizione convocata per il 12 marzo prossimo e che si aggiunge a quella di aver denunciato intimidazioni da parte di soggetti istituzionali rimaste senza riscontri. “Siamo tranquilli, la dottoressa Forleo non ha mai esorbitato dal suo ruolo e il suo rapporto con la procura è stato lineare e corretto”, assicura Maurizio Laudi, procuratore di Asti e ”difensore” del gip milanese davanti a Palazzo dei marescialli. E a sostegno di Clementina Forleo scende in campo l’ex Guardasigilli Roberto Castelli: “la vicenda di cui è vittima insegna che nella giustizia italiana chi osa toccare gli esimi esponenti della sinistra muore”.
I fatti in questione risalgono al settembre scorso. Al giudice Forleo, secondo quanto lei stessa ha raccontato alla procura di Brescia che indaga sulle sue denunce, erano stati preannunciati dai colleghi della procura due richieste importanti, un sequestro e una misura interdittiva, nell’ambito del procedimento Unipol-Bnl. Ma poi non aveva ricevuto nulla. Più volte chiese informazioni su queste misure e in una telefonata con il pm Luigi Orsi - che ieri ne ha parlato al Csm - manifestò allarme per quello che riteneva un rallentamento dell’indagine e si spinse sino a insinuare il sospetto di un insabbiamento. Un sospetto che le era nato anche dopo aver visto il senatore Gerardo D’Ambrosio a pranzo con alcuni sostituti che si occupavano di quella indagine. Quelle parole “mi offesero”, ha raccontato ieri Orsi. Ma per il Csm c’è di più: informandosi ripetutamente, manifestando i suoi timori che si volesse bloccare l’inchiesta, Clementina Forleo ha tenuto un comportamento non consono alla terzietà che deve essere propria di un giudice, che sulle richieste della procura si deve pronunciare. E ha di fatto interferito nell’attività dei pm. L’inchiesta sulle scalata bancarie è già costata al giudice Forleo un’azione disciplinare: il Pg della Cassazione l’ha infatti accusata di aver espresso giudizi diffamatori e non richiesti su Massimo D’Alema e Piero Fassino che non erano sotto inchiesta, nell’ordinanza in cui chiese alle Camere di poter utilizzare le intercettazioni tra alcuni degli indagati e sei parlamentari.
- Martedì 5 Febbraio 2008

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Commenti
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Il 5 Febbraio 2008 alle 22:36 fercas ha scritto:
La magistrtura è un’istituzione come le altre in Italia, cioè per parlare qualunquisticamente: ha anch’essa le sue mele marce! Il difficile è capire dove stanno perchè, essa magistratura, è istituzione più sofisticata delle altre!!! Cordialità.
Il 6 Febbraio 2008 alle 9:31 terranostra ha scritto:
Clementina sei un esempio di un buon magistrato.Continua a ragionare e a pensare con la tua testa.
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