Loiero e l’inchiesta Why Not: perquisito, attacca i giudici calabresi

Il presidente per l'Unione della Regione Calabria, Agazio Loiero | Ansa
Anche senza Luigi De Magistris, il pm finito nel mirino del Csm come il giudice per le indagini preliminari Clementina Forleo, l’inchiesta Why not che lui aveva avviato a Catanzaro e che ha coinvolto anche Romano Prodi e Clemente Mastella, va avanti. E continua a riservare sorprese.
Stamattina sono state perquisite case e uffici di Agazio Loiero, il presidente della Regione Calabria, a Catanzaro, Roma, Staletti e Reggio Calabria.
Nella sede del consiglio regionale è stato perquisito l’ufficio di Eugenio Ripepe, capo struttura del capo gabinetto del Presidente e stretto collaboratore di Loiero. Nel decreto di perquisizione, una decina di pagine in tutto, firmato dai magistrati Alfredo Garbati e Pierpaolo Bruni, le ipotesi di reato avanzate sono corruzione elettorale (reato tra l’altro che sarebbe già prescritto) e corruzione semplice e si farebbe riferimento a finanziamenti dati alla campagna elettorale da Antonio Saladino (ed in tal senso si spiega il ruolo di Ripepe, che collaborava all’epoca delle elezioni regionali del 2005 nella struttura del candidato presidente margheritino).

Loiero non ci sta e attacca. Il governatore della Calabria, che si trova da ieri a Roma per impegni istituzionali, ha diffuso una nota in cui scrive che “a parte il trauma di vedere i militari frugare tra le mie cose più intime in maniera generalizzata (hanno preso di tutto senza un mandato o una direttiva precisa), non riesco a perdere la serenità. Convinto come sono che emergerà la mia totale estraneità ai fatti che mi vengono contestati”. “Fatti vaghi: si fa riferimento a presunti finanziamenti che avrei ottenuto durante la campagna elettorale del 2005 in cambio di favori. Ma nel capo d’imputazione di quei favori non c’è alcuna traccia. C’è semmai prova del contrario: nelle intercettazioni telefoniche di Saladino lo stesso lamenta proprio l’atteggiamento estremamente rigido che io avevo assunto nei confronti dei giovani di Why Not. Mi sembra quindi chiaro che le perquisizioni di oggi solo in apparenza sono finalizzate a trovare prove degli assunti favori, mentre nella sostanza è evidente che hanno lo scopo di mettere sotto la lente di ingrandimento la mia intera attività politica”.

Non basta: ”D’altra parte capisco che i magistrati di Catanzaro che mi hanno indagato, Pierpaolo Bruni e Alfredo Garbati, non potevano che agire così: non potevano cioé che essere più realisti del re. Basti ricordare che l’ex pm De Magistris, inizialmente titolare dell’inchiesta, ha denunciato presso la Procura di Salerno i seguenti magistrati: l’avvocato generale dello Stato Dolcino Favi, che ha avocato l’indagine; il precedente procuratore generale della Corte d’appello di Catanzaro, dott. Pudia; l’ex procuratore della Repubblica di Catanzaro e quello attuale, Lombardi e Murone; il presidente del Tribunale della libertà, Rinardo; il sostituto procuratore generale della Corte d’appello, D’Amico; l’ex presidente di sezione della Corte d’appello, Baudi, nonché diversi appartenenti alle forze dell’ordine. Insomma nel palazzo di giustizia di Catanzaro il clima è tutt’altro che sereno e purtroppo per me chi oggi ha in mano il procedimento non può che essere condizionato di riflesso da questo clima. A questo punto però mi auguro fortemente che l’esito della perquisizione, certamente per me positivo, segni l’ultimo passaggio di quest’inchiesta”.
”Infine - conclude Loiero - una riflessione: sono già stato indagato da De Magistris in un’altra inchiesta per la quale lo stesso magistrato mi aveva assicurato in presenza del suo procuratore capo e del mio avvocato che avrebbe chiuso le indagini nel giro di quindici giorni. In verità la chiusura è avvenuta dopo un anno circa e con la richiesta di rinvio a giudizio. Lungo questo interminabile arco di tempo sono stato demonizzato da più parti da figure istituzionali ma anche da imputati di omicidio e furfanti vari. Con riflessi inimmaginabili sulla Regione. Quando un giorno, spero non lontano, risulterò anni luce lontano dagli addebiti che mi si attribuiscono, chi mi potrà mai risarcire e chi soprattutto risarcirà la mia difficile regione?”

L’inchiesta che era stata avviata da De Magistris ruota attorno alla figura dell’imprenditore Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria. Per ricostruire il percorso seguito dai finanziamenti che sarebbero stati utilizzati illecitamente, sono state affidate una serie di perizie contabili. Si sta provvedendo, inoltre, ad un esame approfondito del voluminoso fascicolo processuale, che vede una quarantina di persone iscritte nel registro degli indagati. Per il lavoro di segreteria collegato all’esame del fascicolo è stata applicata alla Procura generale un’impiegata della Procura della Repubblica che in passato, tra l’altro, aveva collaborato col pm Luigi De Magistris.

LEGGI ANCHE: Il dossier sull’inchiesta Why Not

Commenti

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Il 6 Febbraio 2008 alle 15:39 redazione ha scritto:

WHY NOT:AVVISO A LOIERO;PM,100MILA EURO A ELEZIONI REGIONALI
(ANSA) - CATANZARO, 6 FEB - Al presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, e’ stato notificato, contestualmente alle perquisizioni, un avviso di garanzia emesso dalla Procura generale della Repubblica di Catanzaro nell’ambito dell’inchiesta ‘Why Not’ per i reati di corruzione semplice e corruzione elettorale.
Nell’informazione di garanzia si fa riferimento ad un versamento di centomila euro fatto da Antonio Saladino, della Compagnia delle opere della Calabria, e dall’imprenditore Antonino Gatto, titolare di numerosi centri commerciali, per la campagna elettorale delle regionali del 2005 di Agazio Loiero.
In particolare - sostiene l’accusa - 50 mila euro sarebbero stati versati da societa’ riconducibili a Saladino e facenti parte della Compagnia delle Opere e gli altri 50 mila da societa’ riconducibili ad Antonino Gatto. In cambio dell’appoggio economico Loiero doveva favorire, per il Pm, le societa’ riconducibili a Saladino e Gatto.

Il 6 Febbraio 2008 alle 17:20 fercas ha scritto:

E’ la solita storia, appena tocchi il politico ecco che la magistratura non è più imparziale ma di parte, non importa di quale parte, ma ce l’ha con lui. Mastella addirittura disse che il suo magistrato era ignorante in diritto politico! Che mai sarà stò diritto mi sono chiesto; conosco quello penale, civile, processuale, ecc. ecc. ma quello politico proprio nò! Poi è scoccata la scintilla, vuoi vedere che il diritto politico è il diritto del politico di rubare, corrompere, fare del nepotismo, truccare appalti, incassare tangenti o finanziamenti partitici illeciti? Sì è proprio quello! Dovrebbero introdurlo come materia d’esame del corso di giurisprudenza alle università! Sono sicuro che Mastella e soci sarebbero degli eccellenti docenti!!! Cordialità.

Il 6 Febbraio 2008 alle 21:11 astro ha scritto:

Ho letto Fercas e mi domando: perchè attaccare con tanta virulenza Mastella, senza dire niente di Loiero? Cordialità.Astro

Il 7 Febbraio 2008 alle 12:26 fercas ha scritto:

Egregio “Astro” ho citato Mastella perchè è lui l’inventore del diritto politico, diritto sia ben chiaro che riguarda tutti quelli che, indagati dalla magistratura, le danno addosso, cosa accaduta puntualmente con Loriero come con altri. Ma poi mi scusi, ma Mastella unitamente a Prodi non è forse iscritto nel registro degli indagati nell’inchiesta Why Not per la quale Loriero ha subito l’azione del magistrato? Per cui quale virulenza; piuttosto indignazione perchè fu proprio lui, in qualità di ministro della giustizia, a far avocare l’inchiesta a De Magistris! Avocazione che,nel diritto processuale penale, è prevista solo quando il pm interessato è inerte cioè non svolge le indagini o lo fà a rilento! Non mi pare ci fossero tali situazioni e quindi i presupposti dell’avocazione nel caso De Magistris! Cordialità.

Il 22 Giugno 2009 alle 13:47 Politici emergenti: de Magistris il magistrato che fa ombra a Di Pietro » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Inchieste ed errori Il sostituto procuratore de Magistris sbarca a Catanzaro nel 1996. La sua prima grande operazione arriva un anno dopo ed è la cosiddetta indagine Shock, sulla casa di cura Villa Nuccia, in cui finirono in manette 21 medici e paramedici, in seguito tutti assolti. Antonino Bonura, psichiatra e direttore sanitario della struttura, arrestato due volte da de Magistris, è stato risarcito dallo Stato con 50 mila euro. Oggi dice: “Dopo la prima di sette assoluzioni sono stato colpito da un infarto e oggi i miei figli non vogliono più mettere piede in Calabria e si sono trasferiti al Nord”. Bonura ricorda il primo interrogatorio in carcere con il magistrato: “Mi guardava dall’alto in basso con disprezzo, non dimenticherò mai quell’espressione”. Ma il pm napoletano non ha messo sotto inchiesta solo la sanità privata. Negli anni ha indagato anche il presidente della regione Agazio Loiero (assolto l’anno scorso) e ha ottenuto il sequestro dell’ospedale Ciaccio Pugliese. Un mese dopo il tribunale del riesame dispose la revoca. De Magistris non fece ricorso contro la decisione. Da pm non ha esitato a disporre migliaia di iscrizioni sul registro degli indagati, richieste di sequestri e di perquisizioni monstre (lo strumento più usato, svincolato dal controllo dei gip), anche se spesso dal contenuto vago. Lo scorso maggio il gup Camillo Falvo ha rispedito in procura l’ultimo avviso di chiusura indagini preparato da de Magistris prima di lasciare Catanzaro per “la genericità dei capi d’imputazione”, seppur descritti in ben 60 pagine. Secondo i suoi detrattori, le inchieste sui colletti bianchi del sostituto procuratore sembrano votate più a rassicurare l’opinione pubblica che a ottenere rinvii a giudizio o condanne. Lui ribatte che bisognerebbe domandarsi perché ci siano tante assoluzioni quando si indaga sulla pubblica amministrazione. E annovera tra i suoi successi un fascicolo su un traffico di rifiuti tossici e quello su una presunta rete di spioni illegali. Ma nel palmarès resta poco altro. Nel gennaio 2008 il Csm lo ha trasferito esecrando alcuni suoi provvedimenti “abnormi”, come diversi decreti di perquisizione o i fermi ordinati senza richiesta di convalida. Lo ha punito pure per non avere informato delle sue iniziative i diretti superiori. Di cui de Magistris, uomo dal carattere sospettoso, non si è mai fidato. Per esempio non anticipò al suo capo, il procuratore Mariano Lombardi, diverse iscrizioni sul registro degli indagati, da quella dell’allora premier Romano Prodi a quella del senatore Giancarlo Pittelli (nel suo caso il pm chiuse il registro in cassaforte). Pittelli annuncia a Panorama una nuova puntata della saga di de Magistris: “Mi sono trovato inopinatamente sotto inchiesta con accuse gravissime. Ora aspetto la conclusione dell’attività d’indagine dopo di che racconterò io la sua vera storia”. [...]

Il 22 Giugno 2009 alle 20:06 de Magistris « Sottoosservazione’s Blog ha scritto:

[...] Inchieste ed errori Il sostituto procuratore de Magistris sbarca a Catanzaro nel 1996. La sua prima grande operazione arriva un anno dopo ed è la cosiddetta indagine Shock, sulla casa di cura Villa Nuccia, in cui finirono in manette 21 medici e paramedici, in seguito tutti assolti. Antonino Bonura, psichiatra e direttore sanitario della struttura, arrestato due volte da de Magistris, è stato risarcito dallo Stato con 50 mila euro. Oggi dice: “Dopo la prima di sette assoluzioni sono stato colpito da un infarto e oggi i miei figli non vogliono più mettere piede in Calabria e si sono trasferiti al Nord”. Bonura ricorda il primo interrogatorio in carcere con il magistrato: “Mi guardava dall’alto in basso con disprezzo, non dimenticherò mai quell’espressione”. Ma il pm napoletano non ha messo sotto inchiesta solo la sanità privata. Negli anni ha indagato anche il presidente della regione Agazio Loiero (assolto l’anno scorso) e ha ottenuto il sequestro dell’ospedale Ciaccio Pugliese. Un mese dopo il tribunale del riesame dispose la revoca. De Magistris non fece ricorso contro la decisione. Da pm non ha esitato a disporre migliaia di iscrizioni sul registro degli indagati, richieste di sequestri e di perquisizioni monstre (lo strumento più usato, svincolato dal controllo dei gip), anche se spesso dal contenuto vago. Lo scorso maggio il gup Camillo Falvo ha rispedito in procura l’ultimo avviso di chiusura indagini preparato da de Magistris prima di lasciare Catanzaro per “la genericità dei capi d’imputazione”, seppur descritti in ben 60 pagine. Secondo i suoi detrattori, le inchieste sui colletti bianchi del sostituto procuratore sembrano votate più a rassicurare l’opinione pubblica che a ottenere rinvii a giudizio o condanne. Lui ribatte che bisognerebbe domandarsi perché ci siano tante assoluzioni quando si indaga sulla pubblica amministrazione. E annovera tra i suoi successi un fascicolo su un traffico di rifiuti tossici e quello su una presunta rete di spioni illegali. Ma nel palmarès resta poco altro. Nel gennaio 2008 il Csm lo ha trasferito esecrando alcuni suoi provvedimenti “abnormi”, come diversi decreti di perquisizione o i fermi ordinati senza richiesta di convalida. Lo ha punito pure per non avere informato delle sue iniziative i diretti superiori. Di cui de Magistris, uomo dal carattere sospettoso, non si è mai fidato. Per esempio non anticipò al suo capo, il procuratore Mariano Lombardi, diverse iscrizioni sul registro degli indagati, da quella dell’allora premier Romano Prodi a quella del senatore Giancarlo Pittelli (nel suo caso il pm chiuse il registro in cassaforte). Pittelli annuncia a Panorama una nuova puntata della saga di de Magistris: “Mi sono trovato inopinatamente sotto inchiesta con accuse gravissime. Ora aspetto la conclusione dell’attività d’indagine dopo di che racconterò io la sua vera storia”. [...]

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