Partito democratico è tornato all’antica: niente primarie per aprile

Il presidente della Margherita, Francesco Rutelli, mostra una maglietta al termine della sua relazione durante il congresso della Margherita che prelude alla nascita del Pd

Al Colle staccano la spina alla XV Legislatura intorno alle 12, dopo l’espletamento delle ultime formalità. Insomma, per le elezioni di aprile non c’è più nessun ostacolo. Solo qualche preoccupazione e qualche nodo, almeno del Pd.
Che si chiama democratico anche perché, dai suoi dirigenti, è stato sin da subito battezzato come “il partito delle primarie”. Ma sin dal suo debutto nazionale, e cioè alla prossima tornata elettorale (che si dovrebbe svolgere ad aprile), potrebbe sconfessarsi. Le tanto pubblicizzate consultazioni popolari - richieste in questi ultimi giorni da tutti i dirigenti regionali, Piemonte ed Emilia Romagna in testa – per decidere chi, alla prossima legislatura, siederà sugli scranni di Camera e Senato con molta probabilità non ci saranno. Causa: il poco tempo. A dirlo ai dirigenti regionali, convocati in fretta e furia al loft di Santa Anastasia, ci penserà lo stesso segretario Veltroni. Che dovrà anche spiegare perché (oltre che dove e come) il Pd andrà da solo alle urne. Per esempio accettando patti di desistenza coi socialisti di Boselli o con l’Idv di Di Pietro e negando l’apparentamento con i radicali.

Negare il ricorso alle primarie è mossa che sembra imprevista, ma che in realtà non giunge affatto inaspettata. Tra le norme transitorie dello statuto nazionale del partito di Veltroni, approvate sabato scorso dalla commissione interna del partito, c’è infatti una piccola disposizione, passata finora inosservata, che pare fatta apposta per evitare il problema.
“In caso di interruzione anticipata della XV legislatura che impedisca l’adozione del regolamento quadro per le primarie, la selezione dei candidati - recita la clausola - è interamente disciplinata dal regolamento approvato dal coordinamento nazionale”. Che, anche in considerazione di tempi definiti “strettissimi”, potrebbe derogare alla norma, evitando così di applicare il tanto agognato metodo americano.

Una doppia beffa, per il popolo del Pd, tanto più che i dirigenti nazionali del partito, in primis il segretario Veltroni, si sono sempre opposti al “porcellum” (la legge elettorale attualmente in vigore) proprio perché lasciava alle segreterie tutta la libertà di scegliere i candidati da eleggere, senza la possibilità di preferenze da parte dell’elettorato.
Ma c’è di più: oltre che per le elezioni politiche, il metodo “anti-primarie” potrebbe essere applicato anche in Sicilia, dove, dopo le dimissioni di Salvatore Cuffaro, si andrà a votare per rieleggere il parlamentino regionale entro la prima decade di aprile. Per quanto Walter Veltroni abbia infatti detto che “il nome del nostro candidato si deciderà in Sicilia, non certo a Roma”, è molto probabile che a sceglierlo saranno dirigenti e capi-corrente locali.
Gli elettori del Partito (poco?) Democratico sono avvisati.

LEGGI ANCHE: Il dossier sulla crisi di Governo

Commenti

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Il 6 Febbraio 2008 alle 12:38 fercas ha scritto:

Qui si continua a poarlare di aria fritta; ma che primarie e secondarie se i volti politici italiani sono sempre i soliti! Non siamo mica americani noi! E poi le dichiarazioni dei politici in generale sono di circostanza cioè cambiano col variare delle situazioni, un esempio? Veltroni ieri diceva che il nome del candidato a sostituire Cuffàro si deciderà in Sicilia non certo a Roma, oggi invece propone alla Finocchiaro la poltrona siciliana, questa è la coerenza politica in generale. Dicono che correranno da soli, che vogliono evitare la frammentazione ecc. ecc., tutte balle! Infatti Giordano vuole aggregarsi almento per il Senato, quindi soli per la camera ma uniti per il senato, altro che porcellum! L’indagato Mastella (non certo per aver distribuito caramelle ai poverelli) ora vuol salire sul carro del probabile vincitore (come suo costume) e che farà questi? Lo caricherà? Molto probabilmente sì perchè gli ha indirettamente fatto un grosso favore: La famosa spallata! mentre gli altri della coalizione: Lega, An e Udc non lo vorrebbere! Alla faccia della coerenza. Se avessimo dei politici seri e respoonsabili, il PD dovrebbe correre da solo senza la zavorra di quei partitucoli che hanno contribuito a sfasciare l’Italia, mente il centro destra dovrebbe essere rappresentato dai soli 4 partiti storici; i Mastella, Giordano, Bertinotti, Diliberto, Tabacci, Di Pietro, Dini e tutti gli altri porcellini, lasciamoli scorazzare nell’aia con la speranza che il lupo cattivo se ne faccia una scorpacciata!!! Cordialità.

Il 6 Febbraio 2008 alle 13:23 Al via una sfida elettorale senza antiberlusconismo e anticomunismo? » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Partito democratico, tornato all’antica: niente primarie nel Pd - Il dossier sulla crisi di Governo [...]

Il 6 Febbraio 2008 alle 16:15 Si vota il 13 e 14 aprile, senza Prodi. Che però non lascia la politica » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Partito democratico, tornato all’antica: niente primarie nel Pd - Il dossier sulla crisi di Governo [...]

Il 13 Febbraio 2008 alle 16:32 Pd e Idv, apparentamento fatto. E chi lo spiega ai socialisti? » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Se sarà un abbraccio mortale lo diranno le urne. Dove, stando al sondaggio dell’Ispo di Renato Mennheimer pubblicato dal Corriere, l’Idv dovrebbe contare su un buon 4,5% (oltre la soglia di sopravvivenza). Possibile che ci siano anche i calcoli su percentuali e seggi nelle legittime scelte dei vertici del Pd? Alcuni sospettano di sì: le percentuali portate in dote da socialisti e radicali sono infatti notevolmente inferiori. E poi Tonino potrebbe rappresentare alla perfezione quel legame tra Palazzo e piazza utile ai democratici per non restare troppo distanti dalla gente, ora che le primarie per la scelta dei candidati sembrano archiviate (o quanto meno ridotte). Il ministro tiene un blog aggiornato quotidianamente (e non solo per polemizzare con l’ex collega di governo Mastella); parla un linguaggio chiaro (spiccio a volte) e nel governo Prodi incarnava la praticità del fare che ben si adatta a quell’ambientalismo del sì più volte citato dal segretari democratico nei suoi discorsi. [...]

Il 3 Dicembre 2008 alle 14:20 Veltroni, il Pd giungla e le primarie che non servono più » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Difficile crederci, ma la frase viene dall’entourage Walter Veltroni. A poco più di un anno dall’ “evento epocale per la politica italiana” (leggi: le primarie), che lo ha eletto segretario del Pd, ieri l’ex sindaco di Roma ha assestato una nettissima frenata alle consultazioni pre-elettorali, quelle che, mesi prima, costituivano “l’elemento prinicipale che caratterizza il Pd rispetto alle altre forze politiche nazionali”. Una novità, questa, solo parziale. Per gli elettori democratici, la doccia fredda era infatti già arrivata durante le ultime elezioni politiche. Già allora la scelta di liste e candidati del Pd era avvenuta dall’alto, senza alcuna consultazione popolare. Ad aggravare la situazione, poi, si era messa l’attuale legge elettorale, che non prevede le preferenze. Gli elettori del “partito delle primarie”, così come quelli di altre forze politiche, si erano così visti costretti a votare candidati che con il territorio non aveva nulla da spartire. [...]

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