
Grano australiano nella pasta, maiale danese nella mortadella, olive siriane nell’olio, manzo brasiliano nella bresaola. Molti dei piatti tipici della nostra cucina sono prodotti con materie prime provenienti dall’estero. Un’inchiesta pubblicata su Panorama, nel numero in edicola da venerdì 8 febbraio, spiega perché rischiamo di mangiare cibi di cui non conosciamo la provenienza.
Secondo i dati pubblicati dal settimanale, il 55 per cento del grano duro utilizzato per la pasta arriva dall’estero, soprattutto da Canada, Usa e Australia, così come il 64 per cento del grano tenero con il quale si impasta il pane (arriva da Francia, Germania, Russia e Ucraina). Per quanto riguarda il latte poi, circa l’80 per cento di quello a lunga conservazione arriva dall’estero, soprattutto da Germania, Austria, Francia e Ungheria. E il 42 per cento della carne suina proviene da allevamenti in Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Francia e Spagna.
L’unione europea, che tutela le produzioni locali con i marchi Dop, Igp e Stg, non ha stabilito ancora norme per un’etichettatura più trasparente, che aiuterebbero i consumatori a capire l’esatta provenienza di quello che mettono in tavola.
- Giovedì 7 Febbraio 2008
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Commenti
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Il 8 Febbraio 2008 alle 8:30 sociom1 ha scritto:
Allora quello che produciamo in Italia dove va a finire?
Il 8 Febbraio 2008 alle 17:07 Corrado Buccieri ha scritto:
Finisce che mangiamo anche quello che viene prodotto in Italia… però la verdura di Napoli ci dà garanzia?
E la famosa mozzarella di Bufala, con tutto quello che si racconta?
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