La sfida di Walter e il dilemma di Silvio: alle urne solo o con il lenzuolo

I leader fondatori della Cdl - Gianfranco Fini, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini e Umberto Bossi - in una foto d'archivio | Ansa
Da soli o in (grande e variegata) compagnia? Questo il dilemma.
E se Walter Veltroni lo ha già risolto, rompendo con la Cosa Rossa e confermando la corsa solitaria del Pd con il motto di Obama Yes, we can, Silvio Berlusconi tiene ancora le carte coperte e appare imperscrutabile non solo agli alleati, ma anche ai suoi più stretti collaboratori. Che invece parlano e pare vogliano invitare il leader a non abboccare alla provocazione di Veltroni, nella partita delle alleanze nel centrodestra.
Sullo sfondo, resta il principio: “no alla lenzuolata” di liste (oltre ai quattro partiti storici, FI, An, Udc e Lega si assocerebbero una ventina di altri partitini, da La Destra all’Udeur, dai Liberaldemocratici alla Dc per le autonomie).
D’altra parte, seppure più per necessità che per virtù, se il Pd correrà da solo il Cavaliere sa bene che avrà un buon ritorno di immagine e che lo userà come grimaldello per accreditare l’immagine del nuovo che avanza (pur essendo già stato vicepremier di Prodi nel ‘96, solo due anni dopo l’ingresso in politica del Cavaliere). È per questo che l’ex premier è deciso a ridurre al minimo la frammentazione interna alla ritrovata Cdl.
La situazione è ancora di impasse. E nella ridda di interpretazioni, pare farsi strada il piano di una galoppata in solitaria da parte del Cavaliere, per raccogliere la sfida di Veltroni. Secondo il direttore di Libero, Vittorio Feltri, alla fine Berlusconi sceglierà proprio questa strada. Ma l’ipotesi non trova conferma dentro Forza Italia. Renato Schifani, ad esempio, fa sapere che correre da soli non è una questione “all’ordine del giorno”. Anzi: “Non intendiamo abboccare alla provocazione di Veltroni” spiega il presidente dei senatori di Forza Italia. “Il Pd è costretto ad adottare questa strategia dopo il fallimento del governo Prodi, noi invece stiamo lavorando per semplificare la coalizione del centrodestra”.

A non convincere i dirigenti azzurri sarebbe la questione del nome da dare alla lista: la sigla Pdl è, per ora, un contenitore ancora tutto da riempire. Altri invece propendono per lo schema d’attacco quattro più uno. Cioè le liste fondatrici della Cdl e un listone con la dicitura “Berlusconi Presidente”, dove confluirebbero tutti i “piccoli”, ma che al momento della conta dei voti Berlusconi farebbe pesare a suo vantaggio. “Si potrebbe fare”, spiega il non disinteressato segretario della Dc per le Autonomie, Gianfranco Rotondii. “Una lista gollista, con Forza Italia, An, DcA, Nuovo Psi, Pensionati e Mastella”. E un’eventuale disponibilità in questo senso il Cavaliere l’avrebbe chiesta anche a Storace. Ma siccome sull’Udeur si scagliano gli strali della Lega, con Maroni e Castelli che chiudono con decisione le porte, con il Carroccio si penserebbe a un’intesa sul modello catalano. Allo studio, anche l’ipotesi di raggruppare le liste minori per aree omogenee, quello che stanno già facendo il Pri di Francesco Nucara e l’Ld di Lamberto Dini. Convinta invece che alla fine il Pdl troverà spazio nella scheda è Michela Vittoria Brambilla, che da giorni va mostrando i sondaggi per i quali il valore aggiunto dei Circoli sarebbe del 5-6 per cento.
Bella matassa, insomma. Da sbrogliare con decisione e rapidità (anche a costo di scelte dolorose). Votando fra poco più di due mesi, la campagna elettorale più breve ma intensa della storia è già iniziata.

LEGGI ANCHE: Il dossier sulla crisi di Governo

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Si vota ad aprile. Il Pd di Veltroni dice che andrà alle urne in solitaria e invita Berlusconi a fare lo stesso. Secondo voi, che cosa dovrebbe fare il Cavaliere?

Commenti

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Il 7 Febbraio 2008 alle 16:26 pacato ha scritto:

… ma la Cdl deve fare dell’Unità, che è sempre stato un Valore, la sua Forza. Non deve dare ascolto alle provocazioni della scelta “disperata”, non “coraggiosa”(come l’ha definitita a ragione Casini) di Veltroni, che ha dovuto fare della sua finta corsa solitaria di necessità virtù.

Avanti Cdl, che uniti si vince. Da sempre si dice così!

Il 7 Febbraio 2008 alle 17:39 g_ippo75 ha scritto:

caro Presidente Berlusconi,
parlando da cittadino italiano che ancora ama il suo malconcio e bistrattato paese e come elettore da sempre del PdL,la invito calorosamente a correre solo ed esclusivamente con i fedeli partiti di sempre (AN, Lega e Casini). Un semplice consiglio:
Non faccia la corte a Mastella e a delinquenti vari, non ne ha bisogno e non ne vale la pena…si sporcherebbe solo le mani !!!! di questo poi la Sinistra ne farebbe un cavallo di battaglia….non scopra il fianco,caro Presidente !!!

Il 7 Febbraio 2008 alle 17:44 Corrado Buccieri ha scritto:

Per me la scelta disperata è quella di Casini, che dopo aver fatto tanto… casino, ritorna all’ovile come una pecorella smarrita. Se fossi Berlusconi lo metterei fuori.

Il 7 Febbraio 2008 alle 17:44 winfrank ha scritto:

Forza Italia deve presentarsi all’elezioni da solo per affermare la sua superiorità nei fatti sugli altri partiti e per mettere in risalto la superiorità politica di Silvio Berlusconi per le sue doti non comuni di grande uomo capace di risolvere tutti i mali del PAESE. Se si presenta come CDL subirà le richieste e i ricatti politici dei piccoli che falserebbero l’azione politica efficace di Silvio Berlusconi.
SILVIO PRESENTATI DA SOLO CON IL TUO PARTITO E SARAI GRANDE!!!!!!!

Il 7 Febbraio 2008 alle 17:49 boxaldo ha scritto:

Con AN-Lega e UDC depurati dagli inquisiti e condannati per mafia.

Così si vincono le elezioni, tutto il resto lasciamolo lì dov’è!!

Il 7 Febbraio 2008 alle 19:11 La Cosa Rossa prova a sedurre Veltroni con la fantasia (elettorale) » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: La sfida di Walter e il dilemma di Silvio: alle urne solo o con il lenzuolo [...]

Il 8 Febbraio 2008 alle 5:53 asxmur ha scritto:

Secondo me Berlusconi dovrebbe accattare la sfida e se v ince potrà finalmente dimostrare non solo agli italiani increduli ma a tutto il mondo la sua bravura e passare alla storia come il miglior politico della seconda repubblica.Cosa se ne faccia di Mastella o Storace o quello della DC, tutti partiti inventati per intascare i soldi dallo stato ma che non potranno mai dare un contributto alle sue idee politiche.

Il 11 Febbraio 2008 alle 17:07 Ferrara di nuovo in politica con la lista Pro life » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Non è più solo un’idea. È pronto lo slogan (”Più vita per tutti”), sono stati commissionati i primi sondaggi (che darebbero il nuovo movimento in costante crescita, tra il 3 e il 6per cento), si riscontrano le prime dichiarazioni di simpatia tra alcuni movimenti cattolici. Quasi certamente, alle prossime elezioni politiche, Giuliano Ferrara si presenterà con una lista tutta sua. Di Pro life (o, nella variante nostrana, “Pro vita”), il direttore del Foglio ne parla e ne scrive da diversi giorni. L’idea di una moratoria dell’aborto, lanciata mesi fa dal quotidiano di Largo Corsia dei Servi, a breve si dovrebbe trasformare in un vero e proprio movimento, che abbia come principale obiettivo la difesa della vita fin dal suo concepimento. L’editoriale odierno di Ferrara sul Foglio non lascia dubbi: “Faremo di tutto perché cambi una specifica mentalità culturalmente indifferente, quella che dice: occupiamoci della privatizzazione di Alitalia o delle licenze dei taxi o dell’Ici sulla seconda casa, cose decisive per vivere bene, e tralasciamo il resto, quelle cose atroci e complicate che abbiamo sistemato nel ripostiglio dei nostri comodi o degli affari degli esperti”. Un movimento caratterizzato e autonomo, che secondo un sondaggio Ipsos commissionato dal Foglio avrebbe già una buona dose di consensi: alla domanda se ritiene corretto “introdurre nella politica italiana un partito con queste finalità”, il 6 per cento degli intervistati ha dichiarato che “è molto utile”, l’11 per cento “abbastanza utile”. Confortato dai numeri (anche se proprio sabato scorso ha scritto “credo poco nei sondaggi”), in queste ore Giuliano Ferrara starebbe sondando la disponibilità di alcuni leader politici che potrebbero guidare il movimento (leggi qui l’editoriale su Panorama). Ha così chiesto al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni (che però avrebbe nicchiato, preferendo la candidatura nella lista di Forza Italia), e all’ex segretario della Cisl, Savino Pezzotta (che non ha intenzione di abbandonare la carica di presidente della neonata Rosa Bianca). Se nessuno dei due dovesse convincersi, Ferrara ha confidato ai suoi collaboratori più vicini che sarebbe pronto ad un impegno diretto (anche a rischio di una debacle elettorale), “per dare quantomeno prova di una testimonianza morale del più grande dramma del nostro tempo”. Pro life è guardata con simpatia da una parte della dirigenza di Comunione e Liberazione (specie nell’area che fa riferimento al direttore di Tempi Luigi Amicone) e da alcuni movimenti di ispirazione cristiana (tra cui Rinnovamento nello spirito, che però è sempre stato restio a dare indicazioni politiche). Con questa legge elettorale, la lista di Ferrara dovrebbe comunque apparentarsi con il Popolo delle Libertà, in modo tale da evitare di superare uno sbarramento elevato sia alla Camera (dove, presentandosi da sola, dovrebbe raggiungere il 4%) che al Senato (l’8% su base regionale). È però vero che il movimento si scontrerebbe con l’intenzione, più volte dichiarata da Silvio Berlusconi, di presentarsi alle prossime elezioni con un unico simbolo, quello del Pdl, federato al nord con la Lega. Il “no” a Casini, restio a confluire con l’Udc nel nuovo soggetto, dovrebbe quindi ripetersi per Pro life. Ma per alcuni tra gli addetti ai lavori potrebbe essere proprio questo uno dei motivi che indurrebbe il Cavaliere a guardare di buon occhio una lista autonoma collegata a quella del Popolo della Libertà. Nei giorni scorsi, infatti, il direttore dell’Avvenire Dino Boffo, aveva auspicato che fosse “salvaguardata la persistenza di un partito che fa direttamente riferimento alla dottrina sociale cristiana”. Un’affermazione che aveva fatto molto discutere e che a molti era sembrata una difesa dell’Udc da parte della Conferenza episcopale italiana, ma che oggi potrebbe invece risultare decisiva nelle scelte del Cavaliere. In caso di una mancata intesa col partito di Pier Ferdinando Casini, un movimento di ispirazione cattolica collegato al Pdl potrebbe infatti conquistare anche i voti incerti dell’elettorato più vicino alla Chiesa. [...]

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