- Tags: accordo, alleanze, An, candidato, cosa-rossa, elezioni, Forza-Italia, leadership, Pd, pdl, Udc, urne
- 4 commenti

Tra rose e cose, hai voglia a dire che la politica italiana si stia semplificando. Ricordate la “scheda-lenzuolo” presentata nel 2006 da Beppe Pisanu? Era un foglio di 65×23 centimetri. Bene, il 13 e 14 aprile 2008 è molto probabile che non avremo una scheda così lunga. Più larga sì, però.
Per colpa della proliferazione dei partiti in Parlamento (se n’è avuto un chiaro esempio durante le consultazioni al Quirinale, nei giorni del dopo-Prodi). E a causa della moltiplicazione degli aspiranti premier: dai due del 2006 ai quattro (almeno per ora) per il 2008.
E per la moltiplicazione di runners, un “responsabile” c’è: Walter Veltroni, che a Orvieto disse: “Quale che sia il sistema elettorale, il Partito democratico si presenterà con le liste del Pd”, cioè solo. Frase che, se per alcuni ha accelerato la crisi del governo Prodi, per tutti ha significato ridefinizione delle alleanze, delle candidature e delle premiership. A destra, a sinistra e al centro.
Infatti: i primi ad accorgersi che l’alleanza di centrosinistra (la fu Unione di Prodi) era ormai finita sono stati i quattro partiti della Cosa Rossa (Verdi, Pdci, Prc e Sd: La Sinistra-Arcobaleno) che per un po’ hanno tentato di sedurre il Pd per scendere a patti (tecnici, di desistenza, di non belligeranza) e poi, sconsolati, hanno dovuto costatare l’esistenza di due sinistre concorrenziali. E, quindi, di due candidati premier: il sindaco di Roma per quella riformista, il subcomandante Fausto Bertinotti per quella radicale. Attenzione, però: “Non un divorzio ma una separazione consensuale”, ha commentato Dario Franceschini dopo l’incontro nella sede dei democratici. Chi era nel loft del Pd, racconta di un clima di euforia dei presenti all’annuncio di Silvio Berlusconi di un listone Pdl che unisca Fi e An. E fa solo parte delle schermaglie pre-elettorali, il giudizio del sindaco di Roma che bolla come operazione di “maquillage” l’accorpamento tra Alleanza Nazionale e Forza Italia. Perché in questo “supervenerdì” di nuove alleanze, la novità sta tutta in quest’accordo. Per il Cavaliere un sogno che si realizza. Un desiderio, espresso una domenica di novembre a Piazza San Babila, che trova concretezza, per ora, con Gianfranco Fini: “Il Popolo delle Libertà avrà un’unica voce in Parlamento e mi auguro che anche gli amici dell’Udc vogliano contribuire a scrivere questa importante pagina della storia politica italiana”. Le incomprensioni di dicembre tra il Cavaliere e il presidente di An sono solo un ricordo. Proprio come tra ricordi andranno a finire i loghi dei due partiti ormai fusi. Ma l’appello di Fini agli “amici dell’Udc” potrebbe cadere nel vuoto. Raccolto dalla Dc per le Autonomie di Gianfranco Rotondi, dall’ex Udc Carlo Giovanardi, dai Liberaldemocratici di Dini, non pare interessare per ora Pier Ferdinando Casini: “L’imposizione di un partito unico rispondente ad una estemporanea operazione elettorale non ci interessa”, precisa il leader centrista. Anche se: “Non escludiamo affatto la federazione” col Pdl. Cioè un modello di alleanza che Berlusconi ha concesso alla Lega, ma solo perché il Carroccio è “un partito territoriale” (che si presenterà solo al Nord). E infatti il Cavaliere continua a invitare l’Udc ad aderire: “Se non entrano, noi andiamo avanti. Nessuno può negare che siano alleati, ma non nella stessa coalizione”.
Si stanno invece muovendo, al centro, Mario Baccini e Bruno Tabacci. Che con Savino Pezzotta hanno fatto debuttare la già annunciata Rosa Bianca (il nome è da decidere, ma a completare il simbolo: lo stelo verde e due foglie blu che incorniciano le parole libertà e solidarietà ). Strana palingenesi la loro, pur perdendo i pezzi, la Cosa ha messo i petali ed è rinata Rosa: senza Montezemolo che non intende scendere in politica; senza Di Pietro (orientato alla condivisione di “un percorso comune” tra IdV e Rosa bianca, ma alle fusioni); senza Udeur e Ld sempre più vicini al centrodestra. Eppure: il candidato premier è Tabacci, la speranza è di strappare voti ai delusi dell’Udc (e a quelli di Forza Italia) e l’unica certezza è che il nuovo soggetto sta “non a destra né a sinistra, ma in alto”.
Cioè: se son rose fioriranno…

La scheda elettorale del 2006 per il Senato
Guarda il VIDEO servizio:
- Venerdì 8 Febbraio 2008
Tutto sulla tragedia della Costa Concordia
La pirateria online è un furto?
Avetrana: video, articoli e foto esclusive
IL MEGLIO DEL 2011







LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie
Mostri della porta accanto
Il Governo Monti
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama








Lettere dal fronte dei nostri soldati














Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 9 Febbraio 2008 alle 10:06 Corrado Buccieri ha scritto:
Bene, c’è una grande scelta di libertà .
Il 9 Febbraio 2008 alle 12:46 terranostra ha scritto:
Non finisce quà ! Il gruppo civico che si avvicina idealmente con Beppe Grillo è in grado di presentare liste con candidati su tutto il territorio nazionale. Il programma è il V-day, il premier?
TERRANOSTRA è disponile alla battaglia civica.
Il 9 Febbraio 2008 alle 15:36 biou ha scritto:
Tutte le metamorfosi dei partiti politici, tese unicamente a conseguire il massimo vantaggio elettorale, ci interessano marginalmente.
Per decidere per chi votare gli elettori vogliono conoscere i dettagli dei programmi: vorremmo leggerli al più presto per poterci fare un’idea esatta di cosa ci aspetta in futuro.
Il 12 Febbraio 2008 alle 13:41 Elezioni: i giganti in guerra. Ma contro i nanetti » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Una battaglia senza esclusione di colpi. Ma non tra Pd e Pdl, per ora fedeli al nobile principio del fair play elettorale. Piuttosto, la guerra è dei due “giganti” contro i “nanetti”. E con toni drammatici. Come quelli usati, da una parte, da Emma Bonino nel rivolgersi a Walter Veltroni e Fassino (”Non sono un’accattona”, è sbottata il ministro delle Politiche europee all’offerta di una candidatura autonoma nelle liste del Pd). O come quelli con cui si è espresso, dall’altra parte, Francesco Storace, leader de La Destra, che ieri, annunciando la sua candidatura a sindaco di Roma, da Giuliano Ferrara a “Otto e mezzo” non ha usato mezze misure col Cavaliere e l’ex compagno di partito Gianfranco Fini: “Quella è una lista cinica che punta al potere. Io non ho dimenticato le reciproche accuse di ectoplasma e i ricatti sulla Gentiloni. Prima di definirci un piccolo partito, comunque, aspettiamo il voto, perché con la Santanchè candidato premier avremo delle sorprese”. Fotogrammi della difficoltà che serpeggia in entrambi i poli e che Gianfranco Fini non fa che alimentare quando parla del partito unico del centrodestra destinato a seppellire la seconda Repubblica. Si tratta di capire a questo punto quanto tatticismo ci sia nelle determinazione fin qui mostrata dal Cavaliere e dal sindaco di Roma nel percorrere due strade sostanzialmente speculari: Pier Ferdinando Casini e Francesco Storace, per esempio, sembrano contare sul fatto che alla fine Berlusconi finirà per cedere e accettare i loro simboli nella lista del Pdl. A sinistra, invece, sembra ormai tutto deciso: come dice il ministro Beppe Fioroni, la strategia democratica per essere credibile deve innanzitutto dimostrare che non si torna indietro. Quindi, dopo aver rescisso il legame storico (e naturale) con la sinistra estrema, il Pd non ha la minima intenzione di stringere alleanze con i socialisti di Enrico Boselli e Gavino Angius e i radicali di Emma Bonino e Marco Pannella. Che però non capiscono (e non sono i soli) perché invece esista - minimo ma percorribile - il pertugio da cui potrebbe scaturire l’eccezione: cioè l’apparentamento tra i democratici e l’Idv di Antonio Di Pietro. In un certo senso, le trattative in corso nei due poli dimostrano che ci sono più affinità tra Pd e Pdl che non con i rispettivi alleati: il leader azzurro ribadisce, non a caso, di essere pronto a scrivere insieme all’opposizione le riforme necessarie subito dopo le elezioni. Ma c’è anche chi, come Oliviero Diliberto, sospetta che in questo modo si prepari il terreno alla Grosse Koalition di stampo tedesco. Ipotesi che spiegherebbe come mai ci sia così poca elasticità dei due partiti maggiori nei negoziati con gli alleati di ieri. Negoziati portati avanti anche alla luce dei sondaggi, che attribuiscono a un Pdl allargato ai centristi un peso attorno al 42%, circa otto punti in più del Pd alleato con l’Italia dei valori. E i numeri, oggi più che mai, hanno un loro peso: il 13 e il 14 aprile è in gioco anche il ruolo di partito di maggioranza relativa (che si porterà a casa anche il premio di maggioranza, nazionale alla Camera; regionale in Senato): prima dell’accordo tra Fi e An, Veltroni poteva sperare di giocarsela solo con Berlusconi in un testa a testa di sicuro batticuore. Dopo la nascita del Pdl, invece, il sindaco non può ignorare che la bilancia penda più verso il centrodestra. Anche se va tenuto conto del gran numero degli incerti che potrebbe confluire nell’astensionismo o far pendere all’ultimo momento il piatto da una parte piuttosto che dall’altra. Sono i timori sui quali fanno leva Casini, Storace e la sinistra radicale per condizionare i due leader, ma fino a questo momento con scarsi risultati. Il fatto è che Veltroni ha giocato tutte le sue carte sulla novità di un partito che per la prima volta afferma la propria “vocazione maggioritaria” e che preferisce “perdere bene” piuttosto che scendere a nuovi compromessi. Analogamente, Berlusconi insiste per dare vita al Ppe italiano: come sostiene Formigoni, nel Pdl c’è una forte presenza cattolica e Casini sbaglierebbe a cercare un’impossibile differenziazione. E mentre a sinistra non è ancora chiara la scelta dei radicali e dei socialisti (nel 2006 corsero insieme, sotto le insegne della Rosa nel Pugno guadagnando 18 deputati e il 2,6% di voti), che andando soli corrono il pericolo di restare sotto lo sbarramento; sul versante opposto, anche il leader dell’Udc deve fare attenzione. La domanda che agita i centristi è questa: quanto pesano elettoralmente le scissioni subite a sinistra con la Rosa bianca e a destra con Carlo Giovanardi? [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.