
Tra Angelino Alfano e Raffaele Lombardo, spunta Gianfranco Miccichè. Anzi si punta su Miccichè come candidato di Forza Italia per la carica di governatore della Sicilia. È bastato un incontro breve, a Palazzo Grazioli a Roma, e Silvio Berlusconi ha sciolto i nodi e le polemiche per il dopo Cuffaro. Una decisione maturata dopo un lungo colloquio tra il leader di Forza Italia e il presidente dell’assemblea regionale siciliana e che ha spiazzato tutti, a cominciare proprio dal giovane coordinatore regionale di Fi, Angelino Alfano, che nei giorni scorsi molti, anche tra i dirigenti azzurri, immaginavano come candidato e che ora potrebbe essere chiamato a Roma per un ruolo importante in un governo targato Forza Italia-An, qualora il Cavaliere vincesse le elezioni.
A confermare la notizia è lo stesso Miccichè: senza dichiarazioni, ma con un intervento sul blog di Pierluigi Diaco: “Ho discusso con Berlusconi stamattina, abbiamo parlato della mia candidatura alla Presidenza della regione siciliana. Ora aspetto solo l’ufficializzazione da parte del partito. Mi sento già in campagna elettorale”. La scelta romana di Micciché, seppur non ancora ufficializzata, ha però già fatto storcere il naso agli alleati siciliani di Fi.
Raffaele Lombardo, leader dell’MpA, e fino a ieri uno dei candidati più probabili alla poltrona di governatore, ha detto di non “avere nessuna pregiudiziale”, aggiungendo però che “noi come partito non amiamo per niente le fughe in avanti”. Anche l’Udc non ha gradito la decisione di Fi, specie se si considera che la designazione di Berlusconi punterebbe sull’alleato dei democristiani che più di ogni altro aveva criticato l’atteggiamento di Cuffaro dopo la sentenza di condanna di primo grado inflittagli dal Tribunale di Palermo. Nei giorni scorsi, il segretario regionale dell’Udc Saverio Romano aveva usato parole poco concilianti con Miccichè (“tutti possono credersi Napoleone”), anche se in queste ore ha ripiegato in una dichiarazione piuttosto sibillina: “Al momento non ci sono candidati all’interno della Casa della libertà”.
Tutt’altro registro per Cuffaro: “Farò di tutto per impedire l’elezione di Miccichè a presidente della Regione siciliana. Quando Miccichè mi ha chiesto di dimettermi perché altrimenti avrei danneggiato l’immagine della Sicilia, l’ho fatto. Ma proprio perché amo quest’isola, adesso farò di tutto per impedire che lui possa danneggiare la Sicilia con la sua elezione”.
Ma il fondatore di Fi in Sicilia sembra avere il vento in poppa: se, come previsto, la sua candidatura dovesse divenire ufficiale nelle prossime 24 ore, difficile che gli alleati possano muovere critiche decisive al partito più votato nell’Isola.
L’imprimatur di Silvio Berlusconi ha fatto accelerare anche le scelte del Partito Democratico. Sempre nelle stanze dei Palazzi romani è andato in scena un forsennato pressing di Walter Veltroni, tanto che Anna Finocchiaro si sarebbe convinta a correre per il Pd (e l’Unione tutta) per la poltrona di governatore siciliano. Dopo un “no” che sembrava a tutti categorico, l’ex presidente dei senatori democratici si è infatti detta “spinta a cambiare idea dal modo in cui si è chiusa la vicenda Cuffaro”. Sembra anche certa la garanzia di Veltroni per “il sacrificio di Anna”: a lei sarebbe comunque riservato un posto “sicuro” in lista al Senato alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile. La sua candidatura ha fatto perdere quotazioni alle altre ipotesi, in primis quella di Rita Borsellino, che proprio due anni fa aveva sfidato Totò Cuffaro e che si era detta pronta a ricandidarsi.
Ma c’è perfino chi non esclude un ticket tutto femminile, che punti all’alleanza con i partiti alla sinistra del Pd e che abbia proprio come garante la sorella del magistrato ucciso dalla mafia nel ‘92. A tutt’oggi, di certo, la risalita del centrosinistra appare difficile: negli ultimi sondaggi, quasi 6 siciliani su 10 sono orientati a votare per la Casa delle libertà.
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- Venerdì 8 Febbraio 2008
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Il 12 Febbraio 2008 alle 13:36 Pdl-Udc: 48 ore per trovare l’accordo e non farsi male » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Dunque si moltiplicano le ipotesi di un accordo tecnico che contemporaneamente salvi anche la faccia a Casini. Dopo le elezioni politiche ci saranno quelle per la regione Sicilia; Forza Italia ha già schierato Gianfranco Micciché contro un esponente centrista da decidere. Micciché potrebbe ritirare la candidatura (così suggeriscono per esempio dentro An), oppure il contrario: via libera a Micciché in Sicilia in cambio di un po’ più di autonomia all’Udc a livello nazionale. [...]
Il 13 Febbraio 2008 alle 12:36 Kataweb.it - Blog - latavolarotonda » Blog Archive » Uniti ha scritto:
[...] Quarantotto ore per trovare un accordo tra Silvio Berlusconi e Pier Ferdinando Casini: giovedì si riunisce la direzione dell’Udc per decidere se entrare nel Popolo della Libertà; se federarsi o allearsi, e in che forma, con la neonata creatura berlusconiana. In ballo c’è un aspetto di principio, e qui la bilancia pende nettamente a favore del Cavaliere: Pdl da una parte, Pd dall’altra, hanno conquistato quasi per intero la scena delle elezioni perché rispondono alla richiesta di semplificazione della politica, sempre più crescente nell’opinione pubblica. Ma c’è anche un aspetto pratico, perché un Udc totalmente fuori dal Pdl e dal centrodestra metterebbe a repentaglio una vittoria che appare già scontata. Se i sondaggi sono veritieri, il Pdl non dovrebbe avere problemi nel conquistare il premio di maggioranza alla Camera, e dunque arrivare (assieme alla Lega) a 340 seggi. Ma al Senato, dove il premio è attribuito su base regionale, la situazione è più complessa. L’Udc da solo può sottrarre voti al blocco di centrodestra in alcune regioni chiave, Sicilia in testa.Dunque si moltiplicano le ipotesi di un accordo tecnico che contemporaneamente salvi anche la faccia a Casini. Dopo le elezioni politiche ci saranno quelle per la regione Sicilia; Forza Italia ha già schierato Gianfranco Micciché contro un esponente centrista da decidere. Micciché potrebbe ritirare la candidatura (così suggeriscono per esempio dentro An), oppure il contrario: via libera a Micciché in Sicilia in cambio di un po’ più di autonomia all’Udc a livello nazionale.In entrambi i casi, però, Berlusconi chiede alla pattuglia di Casini due garanzie precise: se manterrà il proprio simbolo di partito (quindi non confluendo nel Pdl) dovrà togliere la scritta “Casini presidente”, e soprattutto firmare un impegno blindato a formare un gruppo unico con il Pdl dopo le elezioni. Il primo impegno è prevalentemente simbolico, il secondo pratico: Berlusconi non si fida più della politica delle mani libere di Casini; inoltre, se davvero si aprirà un grande tavolo di trattativa con Walter Veltroni, vuole essere lui e non altri l’interlocutore del leader del Pd.Ma quanto vale il partito di Casini? I sondaggi concordano nell’attribuirgli un peso oscillante tra il 4 e il 6 per cento. Ma quest’ultima è la quota raggiunta nel 2006: da allora Casini ha subito le scissioni di Marco Follini, Bruno Tabacci e Mario Baccini a sinistra, e del gruppo di Carlo Giovanardi a destra. Insomma, i neo-democristiani non godono di ottima salute. La legge in vigore consente di guadagnare seggi alla Camera superando il 2 per cento se si è collegati in una coalizione, mentre se si è fuori occorre il 4. Al Senato lo sbarramento sale rispettivamente a 3 e 8%. Val d’Aosta, Trentino e Molise, oltre alle circoscrizioni estere, hanno regole a parte.Insomma, al Senato Pdl e Udc divisi rischiano di rimetterci entrambi; ovviamente a beneficio del Pd e del centrosinistra. Ecco perché è probabile che alla fine un accordo tecnico venga raggiunto: un patto federativo, valido magari da Roma in giù, sotto le insegne del Partito popolare europeo, che ormai ha dato la propria benedizione al Pdl.Ma Berlusconi chiede anche un impegno politico. E per il momento sembra attribuire poco rilievo agli appelli pro-Udc della Conferenza episcopale italiana. Il Vaticano ha chiarito ufficialmente che un conto è la linea dei vescovi (ispirata in pratica da Camillo Ruini, potente “ex”), altro conto quella della Santa Sede. Il Cavaliere ha risposto appoggiando la moratoria sull’aborto: iniziativa prevalentemente simbolica visto che Berlusconi ha chiarito che su questi temi vale la libertà di coscienza. [...]
Il 19 Febbraio 2008 alle 9:09 È Lombardo l’alleato siciliano che tutti vorrebbero. Anche a Roma » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Tutt’altra musica quella che proviene invece dai dirigenti azzurri: il candidato designato da Silvio Berlusconi, e cioè l’ex presidente dell’assemblea regionale siciliana Gianfranco Miccichè,va ripetendo da giorni che è pronto a fare un passo indietro, “Purché la coalizione non si estenda all’Udc”. Aggiungendo: “Per quello che mi riguarda, se ci dovesse essere un accordo con Cuffaro, mi candiderei anche anche da solo”. Una posizione netta, una distanza incolmabile, che sembra comunque essere più personale che programmatica, e che di certo ha a che fare con le parole di fuoco che lo stesso Miccichè destinò all’ex presidente della Regione, subito dopo la sentenza di condanna in primo grado. [...]
Il 24 Febbraio 2008 alle 11:44 Sicilia: Lombardo candidato per il Pdl. La Prestigiacomo si sfila, Miccichè rientra nei ranghi » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Una soluzione insperata anche perchè, tra i due, la rottura sembrava ormai insanabile. Per questo, Silvio Berlusconi aveva deciso di puntare sullo stesso Miccichè, a sua volta stoppato però dal “no” di Raffaele Lombardo. Allora, il Cavaliere aveva pensato a Stefania Prestigiacomo: una giovane candidata donna da contrapporre nella corsa, tutta al femminile, con Anna Finocchiaro e Rita Borsellino. Niente da fare: il segretario dell’Mpa non era arretrato di un millimetro. [...]
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