Silvio Berlusconi e gli alleati, grandi lavori in casa

Il presidente di An, Gianfranco Fin e Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia | Ansa
Una frase oxfordiana di Rino Formica resta scolpita nel massimario del Palazzo: “La politica è sangue e merda”. In queste ore il detto si rinnova, perché i partiti stanno lavorando alla composizione delle liste, operazione chirurgica che si esegue con due strumenti: la mannaia e il bisturi.
Nelle sale operatorie dei partiti si sezionano non solo le candidature, ma la natura stessa delle coalizioni. E qui registriamo non solo i dolori del giovane Walter ma anche il ritorno della “pazienza” del Cavaliere, impegnato in un lavoro di sartoria nelle stanze della Casa delle libertà. Un taglia e cuci che occuperà i leader del centrodestra per qualche giorno: non troppi, perché si vota il 13 e 14 aprile e i partiti saranno impegnati in una delle campagne elettorali più brevi e intense della storia repubblicana. I nodi vanno sciolti in fretta.
“Il nocciolo duro non si è fuso” dice con un sorriso un senatore di lungo corso. La frase è double face: il centrodestra non si è sciolto, ma non si è neppure unito in un nuovo soggetto politico come avrebbe voluto Berlusconi. Il Cavaliere si presenta in campagna elettorale con una doppia aspirazione: vincere con un sicuro margine le elezioni e nello stesso tempo presentarsi con una coalizione unita sul programma.
Obiettivi che a un primo sguardo confliggono: per un’affermazione senza se e senza ma, con la legge elettorale in vigore, bisogna allargare l’alleanza, però spostarne i confini troppo avanti significa correre il rischio di finire nell’ingranaggio infernale dei veti incrociati in cui è rimasto stritolato il governo di Romano Prodi. Rebus di non facile soluzione.
I vertici di Forza Italia in questi 2 anni all’opposizione sono andati a scuola di realpolitik, i numeri pesano più dei desideri e nello stesso tempo, però, precisano che “non possiamo certo presentarci davanti ai nostri elettori con un cartello di 15 partiti”.
Il caso dell’Udeur è il più spinoso: il partito di Clemente Mastella è determinante in Campania (regione che sul filo di lana assicurò la vittoria all’Unione) e ha solide basi in Basilicata, Calabria e Puglia. Gli alleati di Forza Italia fanno i loro calcoli: la Lega considera l’Udeur un partito disomogeneo rispetto al nucleo fondatore della Cdl, quel di Ceppaloni per Umberto Bossi è lontanissimo dalla Brianza; l’Udc ha problemi interni (uscita del gruppo di Carlo Giovanardi, divorzio e nascita della Rosa bianca di Mario Baccini e Bruno Tabacci) e non ci sta ad avere un concorrente al centro, mentre Alleanza nazionale fa da sponda a Pier Ferdinando Casini perché Gianfranco Fini, in parallelo, non gradisce l’ingresso della Destra di Francesco Storace nella coalizione.
Semafori rossi al centro: la Dc per le autonomie di Gianfranco Rotondi non ne vuol sapere di unirsi all’Udeur e non ha rapporti idilliaci con l’Udc.
Uno scenario complicato che però potrebbe avere una soluzione proprio grazie a Veltroni. Se la scelta del Pd sarà davvero quella di andare da solo anche al Senato, allora il centrodestra potrà trovare un nuovo patto elettorale e presentarsi con una “piccola coalizione” composta da Forza Italia, Lega e Alleanza nazionale. E l’Udc? Al partito di Casini spetterebbe il compito di correre da solo per intercettare la corsa del Pd verso i voti del centro.
Il puzzle si va componendo anche nell’area liberal-repubblicana. I liberali di Stefano De Luca e Renato Altissimo, i repubblicani di Francesco Nucara e Giorgio La Malfa, i Liberaldemocratici di Lamberto Dini e gli autonomisti veneti di Progetto Nord-Est stanno pensando alla costituzione di un movimento liberale che per idee e programmi sarebbe una costola del centrodestra.
Sono i numerosi tasselli di un mosaico che poi, in caso di affermazione, Berlusconi dovrà mettere insieme in un governo che farà i conti con la reintroduzione della legge Bassanini, che limita il numero di ministri a 12 e la composizione totale dell’esecutivo a soli 60 posti, contro le 103 poltrone del governo-monstre di Prodi. Sono numeri di cui Berlusconi tiene conto per affrontare lo scenario che avrà davanti il 14 aprile, giorno in cui gli italiani avranno emesso il loro verdetto.
A Palazzo Grazioli, residenza romana di Berlusconi, si lavora sul presente e dunque si tenta di semplificare al massimo la partita interna della Cdl. Esiste un’agenda già rivolta al futuro. Sul tavolo del Cavaliere e all’attenzione di Gianni Letta c’è un programma preciso che riguarda la composizione del governo (già in fase avanzata per i ministeri chiave) e in particolare la tenuta e la durata della sedicesima legislatura. L’opposizione infatti sembra voler spostare la sfida sul fattore tempo. In caso di vittoria di Berlusconi, il Cavaliere va disarcionato al più presto e con mezzi raffinatissimi: all’orizzonte si profila un durissimo scontro istituzionale che punta a mettere in discussione la legittimità del voto.
Nei giorni scorsi è partita una raffica di interventi di politici e giuristi, in prima fila Luciano Violante, per sostenere che l’attuale legge elettorale è incostituzionale.
Silvio Berlusconi e Pier Ferdinando Casi
Secondo gli alfieri di questa tesi il pronunciamento della Consulta che ha giudicato ammissibili i referendum di fatto macchia di incostituzionalità il “Porcellum” e dunque bisogna sospendere le elezioni. Per questo fine si sono fatte pressioni sul comitato promotore dei referendum perché ricorresse contro il decreto presidenziale di scioglimento delle Camere, ma il presidente Giovanni Guzzetta ha respinto le richieste al mittente, sollevando invece il conflitto sulla legge del 1970 che rinvia il referendum di 1 anno in caso di voto anticipato.
Si è ipotizzato un intervento di elettori, di candidati e persino della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Una battaglia condotta a colpi di norme del diritto, con nomi del calibro di costituzionalisti come Alessandro Pace, Valerio Onida e Piero Alberto Capotosti, e dunque temibile perché non si alimenta solo con le armi della propaganda, ma punta a mettere in moto la macchina istituzionale.
Lo scontro è già in atto: sulla sponda opposta, un gruppo di costituzionalisti, il Comitato per la difesa delle istituzioni rappresentative, ha lanciato un contromanifesto che ribatte ad “argomenti utilizzati per diffondere una pesantissima ombra di delegittimazione politica sulle Camere da eleggersi il prossimo aprile”. Firmato dall’ex presidente della Consulta Annibale Marini, da giuristi come Giuseppe De Vergottini, Tommaso Frosini, Francesco Marini, Ida Nicotra, Giovanni Pitruzzella e Nicolò Zanon, il “manifesto per la difesa della sovranità popolare” è durissimo e stigmatizza “un uso strumentale del diritto costituzionale a fini politici e, ancor più, il tentativo di usare la via giudiziario-costituzionale per sostituirsi alla sovrana volontà popolare”. Se questo è il preludio, non sarà facile avere un clima bipartisan per le riforme subito dopo il voto. La campagna elettorale si apre con il fuoco dell’artiglieria pesante.

Il VIDEO servizio:

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Commenti

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Il 8 Febbraio 2008 alle 13:33 vincenzod ha scritto:

Hanno lavorato a favore di Berlusconi, quelli del centro-Sinistra: lo dicono i Forumisti e alcuni esponenti. Non sono stati all’altezza di risolvere i problemi e desideri dei cittadini che li hanno eletti, questi con litanie e bizze, tutto per non lasciare il potere: hanno deluso loro e con loro anche le Istituzioni, dal capo dello Stato mediocre, forse peggio di tutti i Presidenti succeduti! Già come si può non capire che il Paese deve essere Governato bene questi abbia i paraocchi? TUTTO IL PAESE E’ MALATO: sanità da 4° mondo, giustizia da KGB, sindacato arrogante e di parte, i media sino alla spudoratezza, sicurezza marxiale, moralità che tifa scendere il latte ai piedi con criminali premiati ad “Onorevolità ” pur essendo Assassini. Politici che a vederli, si comportano come se fossero San Francesco con spalla l’uccello sì, ma uno solo: quello Padulo! Napolitano che usa il metro come un km, con usanze e protocolli: ma Prodi e Silvio Berlusconi, erano stati eletti con un suffragio? Allora, perché perdere tempo a fare meline, non si poteva farlo in poche ore, convocando tutti i Partiti al Quirinale? Forse ci volevano ancora torturare: oltre che con l’uccello Padulo, pure flagellarci? Uno ha fallito, l’altro è stato spodestato con un premio cretino inutile, visto che per Costituzione è Nazione elettiva. Oggi occorrono poche cose, serie e rapide. Altrimenti, giù dalla rapida. Elezioni diretta dei Giudici a qualsiasi livello; DUE, Sindacato unico e Segretari di Categoria eletti dai lavoratori e pensionati; TRE, nessuno degli eletti dai tre poteri sia eletto nell’altro, stesso vale per la Lobby! QUATTRO, Lobby disciplinata!Avremo così, una Giustizia sana, un Sindacato moderno, voluto dai lavoratori e media chiari alla Mieli!

Il 8 Febbraio 2008 alle 16:02 winfrank ha scritto:

Gianfranco Fini accettando il diktat di Silvio Berlusconi ha fatto l’errore più grande della sua carriera politica. In pratica ha dissolto il partito di grande tradizione italiana, diverrà succube delle argomentazioni frenetiche di Silvio.Non si improvvisa un nuovo partito dalla mattina alla sera. Il PD è nato dopo anni di discussione politica.Peccato che Fini, che pure è uomo politico nato con politici degni si sia fatto cuocere da Silvio che di politica francamente non nè mastica.

Il 8 Febbraio 2008 alle 16:06 lello ha scritto:

Il progetto di Berlusconi del “bretellino” era ed è vincente. FI,AN,UDC, e Lega devono diventare un unico partito, noi elettori siamo già da tempo entrati ell’ottica di un solo partito di centrodestra; sono solo gli egoismi dei dirigenti che fanno finta di non capire le richieste del popolo.
Il problema però non è quello di presentarsi uniti in campagna elettorale, ma di attuare le riforme che servono al Paese.
Quando sarà possibile licenziare un dipendente fannullone della PA? Quando sarà possibile ridurre i contributi INPS che servono per alimentare un carrozzone di pletoriani , amici degli amici? Quando sarà possibile licenziare un manager pubblico che oltre ad aver arrecato danni all’azienda pretende anche una buonuscita miliardaria? Quando sarà possibile dimettere un Presidente come Bassolino ed un Sindaco come Iervolino dopo aver ridotto in tal modo la Campania? Quando sarà possibile che un delinquente sia messo in galera e ci rimanga per tutto il tempo previsto, senza abbuoni etc? Quando sarà possibile che i servizi pubblici funzionino talmente bene da poter essere preferiti ai propri mezzi?Quando sarà possibile avere giustizia in tempi ragionevoli? Quando sarà possibile che un politico, un magistrato, un direttore generale, etc, siano uguali ai comuni cittadini dinanzi alla Legge (anche a quella del codice della strda,ad esempio)? Quando sarà possibile incontrare un ministro, su un treno, senza la schera di polizia e di protezione al seguito? Quando sarà possibile uno Stato che dia la certezza di essere a fianco dei propri servitori e non preferirli ai delinquenti, seppur delatori (pentiti)?
Quando sarà possibile sapere che le nostre tasse non vengano sperperate? Quando sarà possibile licenziare un medico o un infermiere incapaci? Quando sarà possibile fare carriera univesitaria senza essere figlio, nipote, o amante di qualche barone?Quando sarà possibile dare la certezza che in città come Napoli lo Stato sia più forte della delinquenza?
Quando sarà possibile accogliere gli immigrati che lavorano onestamente ed espellere quelli che non hanno alcuna occupazione?
Quando tutto ciò diverrà realtà significa che siamo diventati uno Stato civile ed efficente.
Ma quale classe politica potrà realizzare tutto ciò?

Il 8 Febbraio 2008 alle 16:56 Corrado Buccieri ha scritto:

Fini dalla svolta di Fiuggi, ha puntato sempre più in alto rinunciando al suo MSI. Buttandosi a capo fitto nel PDL, sa di ereditare tutta la forza di Berlusconi, cosa che non ha saputo valutare il riottoso Casini.

Il 9 Febbraio 2008 alle 9:15 Scherzi « Per il verso giusto ha scritto:

[...] Febbraio 2008. Venerdì 8. Arriva la notizia del listone unico del Pdl, con Forza Italia e An fusi. Berlusconi precisa che non è una reazione alla decisione del Pd di correre da solo: “è il progetto del Popolo della Libertà, non c’è nessuna contromossa da parte mia”. Il partito del “predellino”, quello che ad An (e all’Udc) prima di Natale non piaceva, ora sta prendendo forma. “Condivido pienamente la proposta di Berlusconi”, dice ora Fini. “Il Popolo delle Libertà avrà un’unica voce in Parlamento e mi auguro che anche gli amici dell’Udc vogliano contribuire a scrivere questa importante pagina della storia politica italiana”. [...]

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