
Alla fine è sbocciata anche la rosa bianca. In un tondo blu, dove nella parte inferiore compaiono le parole Libertà e Solidarietà : questo il simbolo presentato alla stampa da Savino Pezzotta, Bruno Tabacci, Mario Baccini e Guido Folloni. È il simbolo dell’ennesimo partito italiano: una Rosa Bianca, presentato come un’espressione di perfezione, rinascita e bellezza che esprime nel bianco l’idea di freschezza e rinnovamento, mentre il blu utilizzato per lo sfondo si ispira alla bandiera europea, per sottolineare l’adesione ai suoi valori.
“Libertà e solidarietà ”, spiega Pezzotta ex segretario Cisl e presidente del partito, “non sono in contraddizione per chi come noi punta a valorizzare l’economia di mercato con la garanzia delle tutele sociali. Ci presentiamo come una forza nuova che volta le spalle alla politica muscolare per dare spazio alla politica dei miti, intese come persone, che non si arrendono e considerano l’Italia un grande Paese che può diventare più grande a patto che si riparta dalle esigenze delle famiglie”.
Niente muscoli, quindi, ma sì alle stoccate. A Pier Ferdinando Casini, in primis: “Casini non ha avuto coraggio, poteva cominciare con noi una nuova esperienza. Ora torna con le mani dietro la schiena, mi sembra si dica così…”, dice Pezzotta in riferimento alle trattative in corso tra il leader dell’Udc e Silvio Berlusconi per un eventuale ingresso o apparentamento con il Partito delle libertà .
Dal canto suo, Bruno Tabacci, candidato premier della nuova formazione centrista, alla domanda dei cronisti se sia possibile una intesa con Casini, qualora l’Udc non entrasse nel Pdl ricorda che: “Ci sono contatti espliciti tra di loro per trovare una intesa ma noi non partecipiamo a questo mercato o, come dice il Cavaliere, a questo teatrino della politica”. Sulla possibilità di superare la soglia del 4% e sul potenziale bacino elettorale della Rosa bianca, Baccini risponde così ai cronisti: “Pensate che in Italia ci siano solo un 4% di cittadini incavolati? Sono molto ma molto di più e noi ci rivolgiamo a loro”.
- Martedì 12 Febbraio 2008
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Commenti
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Il 13 Febbraio 2008 alle 18:12 Corrado Buccieri ha scritto:
In politica ormai nessuno crede più alle favole. Basta, sorgono troppi nuovi partiti. I saggi non dovranno votarli. Se si voteranno da soli, non raggiugeranno l’obiettivo. Il mio modesto suggerimento, ora che qualcosa
sta cambiando, è: se amate stare a destra votate PDL se al contrario votate PD. I mini partiti giovano solo a chi li propone, non danno garanzia.
Il 15 Febbraio 2008 alle 11:43 Casini e Berlusconi: appesi a un filo del telefono per evitare i vespri siciliani » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Sarà anche una “telenovela che sta diventando stucchevole”, ma se Pdl e Udc dovessero correre separati alle prossime elezioni politiche, “sarà battaglia politica vera”, come quella che opporrà “Bertinotti a Veltroni”. Ne è convinto Pier Ferdinando Casini a Radio Anch’io. Quanto al rischio che i centristi non superino le soglie di sbarramento previste per chi non si coalizza, Casini aggiunge: “Alla Camera rischio poco, al Senato molto, ma rischio di fare male a tutti”. Ma i tormenti per Casini non sono ancora finiti: la riserva è da sciogliere entro domani, e il leader dell’Udc passa la palla nelle mani di Berlusconi: “Penso che nelle prossime ore lo chiamerò e sentirò con amicizia che cosa ha da dirmi”. Ieri sera, però, ad AnnoZero con Michele Santoro, fra lui e il Cavaliere il gelo era totale: “Chi dice che la partita è già segnata ha poco rispetto per la gente”, ha spiegato Casini, “all’Italia serve qualche ragionamento vero perché solo con la demagogia forse si vincono le elezioni ma poi non si governa”. E il nodo delle alleanze, in vista di uno strappo con il Pdl, è ancora tutto da risolvere. Casini non chiude la porta alla Rosa Bianca (”Abbiamo tante persone che ci sollecitano a fare accorpamenti diversi”), ma non crede all’idea delle alleanze dopo il voto: “L’idea che il centro corra da solo, si assuma i rischi di andare da solo e poi il giorno dopo il voto si allea è fra il grottesco e il ridicolo: il giorno dopo il centro starà all’opposizione e se la destra non avrà l’autosufficienza al Senato, si creerà una situazione per cui ci possono essere soluzioni diverse”. Infine, lascia con una certezza: “Di sicuro nelle schede elettorali gli elettori ci troveranno. Troveranno l’Udc con il suo simbolo e i suoi valori”. Anche se “non è solo questione di marchio” spiega Casini. “In ballo c’è l’idea del partito, cioè l’idea di un partito che si presenta autonomamente in alleanza col centrodestra”. E allora simbolo o non simbolo. La storia dell’Unione dei democratici-cristiani e di centro è davvero singolare. Sì, perché pur avendo la parola “unione” nel nome, da tempo il partito di Cesa-Buttiglione-Casini va perdendo pezzi per strada. Dalle file dell’Udc sono fuoriusciti deputati e senatori, in senso bipartisan, secondo lo stile centrista che non fa mancare niente a nessuno. Per un Gianfranco Rotondi che fonda l’ennesima versione della Democrazia cristiana (per le Autonomie) c’è un Marco Follini che da vicepremier scudocrociato se ne va a fondare l’Italia di mezzo, per poi andare a puntellare il governo Prodi e a guidare l’apparato dell’informazione veltroniana; a un Sergio D’Antoni che transita nella Margherita per diventare viceministro ecco un Carlo Giovanardi che aderisce al Popolo delle libertà . Fino alla palingenesi del duo Tabacci-Baccini, che puntano sulla crescita della Rosa Bianca, ennesimo bianco fiore in cerca di alleanze. L’Udc aveva sfiorato il 7 per cento alle politiche del 2006, ma ora, di fronte a queste perdite pesanti, i sondaggi dicono che a fatica arriverebbe alla soglia di sopravvivenza. Senza scordare che nel 2005 è nato pure il Movimento per l’autonomia (Mpa) di Raffaele Lombardo, europarlamentare e presidente della Provincia di Catania. Che proprio in queste ore, candidandosi alla poltrona di governatore siciliano in concorrenza all’azzurro Miccichè, potrebbe diventare il puntello per far saltare definitivamente i rapporti tra Pdl e i casiniani. A sostenerlo ci sarà quel Cuffaro, udiccino convinto, che - dimessosi da presidente siculo, dopo la condanna del Tribunale di Palermo, anche per le pressioni dello stesso Miccichè - ha già detto che farà di tutto per impedire l’ascesa dell’ex presidente del parlamentino siciliano. [...]
Il 15 Febbraio 2008 alle 19:59 Mastella da solo, al centro di una caotica campagna elettorale » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Ecco quindi l’invito “all’Udc e alla Rosa Bianca, perché ognuno deve sapere che bisognerà mortificare qualcosa ma che esiste uno spazio vastissimo al centro”. La decisione è quella di correre in solitaria, l’ambizione trovare una sponda negli altri eredi della Balena Bianca. Primo tra tutti, Pier Ferdiando Casini, che sembra però sempre più deciso a presentarsi da solo e che ha già fatto intendere di non volerne sapere di coalizzarsi con lui: “Non mi sento pronto a sottoscrivere un patto con Clemente Mastella” ha detto il leader Udc”visto che in questi anni abbiamo avuto sempre idee diverse. La gente non capirebbe, tre quarti del mio partito non capirebbe”. E allora? Per Mastella, resta la necessità di far ricorso a “gli uomini di buona volontà ”. [...]
Il 18 Febbraio 2008 alle 19:12 biou ha scritto:
La situazioine è davvero difficile e per conseguire una governabilità , ora molto importante, è necessario che le elezioni vengano vinte da una compagine coesa, che possa operare scelte decise, senza farsi condizionare dagli eventuali alleati.
Per qusta ragione ritengo che gli elettori debbano operare una scelta decisa, votando o per il PD, o per il PdL, limitando o annullando la nefasta influenza dei partitini, che tanto ha nuociuto al paese nelle due ultime legislature.
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