Nuovi sacrifici per la sanità laziale, alle prese con il piano di rientro dal deficit di quasi 10 miliardi di euro. La Regione Lazio chiederà infatti ad aziende sanitarie locali e aziende ospedaliere un risparmio di 1 miliardo e 147.732.485 di euro.
Quasi 800 milioni di risparmi arriveranno dalle Asl: le più colpite saranno la Asl RmB e la Asl RmE che, secondo la Ragioneria di Stato, sono quelle, dopo la Asl di Viterbo, a spendere maggiormente in consulenze e incarichi esterni, rispettivamente 1,3 e 1,2 milioni di euro. Altri 300 milioni arriveranno dalle aziende ospedaliere, in particolare dal San Filippo Neri (100 milioni di euro) e dal San Giovanni Addolorata (75 milioni).
Ma chi colpirà questi tagli? “Non tagli, ma razionalizzazioni e recupero di soldi fino adesso sprecati” spiega Augusto Battaglia, assessore regionale alla Sanità. “Il 2007 si è chiuso con circa un miliardo di deficit, il 2008 dovrà scendere a 500 milioni grazie al nuovo sistema di tariffe sulle prestazioni, con l’accordo con i policlinici universitari e una migliore organizzazione delle asl. Nel Lazio, la spesa farmaceutica è scesa del 13 per cento nel 2007 , quando la media nazionale è stata dell’8 per cento, grazie a misure dirette alla riduzione del consumo di farmaci anticolesterolo e antiulcera senza ricorrere al ticket sanitario. Inoltre, sono stati ridotti i posti letto per acuti, riabilitazione e lungodegenza agli standard nazionali, per un risparmio di 41 milioni di euro, aumentando la domiciliarità e la telemedicina”.
Si punta ad abbattere le liste di attesa con un piano triennale di ammodernamento tecnologico delle attrezzature e strumentazioni sanitarie e informatiche delle aziende sanitarie. Stanziati per l’ambizioso obiettivo oltre 40 milioni di euro. Scettici i sindacati, per i quali i tagli arriveranno sulle prestazioni, con l’aggiunta di nuovi ticket, sulla medicina territoriale e su un’ulteriore stretta sulle attività dei laboratori privati, pronti a sospendere nuovamente tutte le prestazioni, come già avvenuto a luglio dello scorso anno. Secondo Gianni Nigro, segretario della Cgil - Funzione pubblica, “il piano di rientro non è realizzabile in tre anni, ma ne servono cinque. In questo modo, si potrebbe evitare il blocco del turn over e riorganizzare la rete ospedaliera, puntando al riequilibrio tra spesa pubblica e privata e conoscendo le reali cifre del disavanzo che rischiano di essere ben più altre di quelle avanzate da Battaglia e Marrazzo”.
Un’anomalia tutta del Lazio è quella dei costi ospedalieri. Il costo medio di un posto letto è di circa 280 euro contro 200 della media nazionale, il costo medio di una giornata di degenza è 801 euro, contro i 674. “Si deve investire di più sul territorio e sulla prevenzione, con un sistema efficiente di controllo e valutazione dei bilanci e i budget delle Asl”, sottolinea Giuseppe Scaramuzza, segretario regionale di Cittadinanzattiva. “Occorre, inoltre, un sistema di continuità assistenziale più capillare sul territorio laziale”.
- Martedì 12 Febbraio 2008

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