
Se la riunione è stata fiume e i tormenti duravano da più giorni, la decisione è arrivata in meno di un’ora. Poco dopo le 17,00 le cosiddette fonti parlamentari, raccolte dalle agenzie, già assicuravano: “L’Udc corre solo con Casini premier”. Indiscrezioni? Sì, ma questa ormai sarebbe la linea ufficiale della riunione della Direzione del partito prevista per domani.
Alle 17,21 la conferma. Che viene dall’onorevole Michele Vietti, vicesegretario Udc e casiniano fedele. Lasciando l’hotel Minerva dove si sono riuniti i centristi (una cinquantina in tutto), Vietti dice: “L’Udc va da solo, Casini candidato premier. È rottura definitiva con Pdl”.
Alla direzione nazionale di giovedì quindi toccherà solo sancire definitivamente la scelta: il partito di Casini non teme affatto di presentarsi da solo. E quindi, sulla scheda elettorale del 13 e 14 aprile, l’Udc avrà il proprio simbolo, le proprie liste e una scritta: Casini premier. Ma, contestualmente, la direzione ribadirà la volontà del partito di stringere l’alleanza con il Pdl allo scopo di tenere uniti i moderati italiani. Insomma, un ultimo appello a Berlusconi perché ci ripensi. Altrimenti, ragionano i centristi, sarà Berlusconi ad assumersi la responsabilità di aver diviso l’area moderata. Un argomento spendibile anche in campagna elettorale. Soprattutto alla luce dell’accordo stabilito dal Pd con Di Pietro. Se condividiamo il programma e la premiership, si chiedono a Via due Macelli, così come fa l’Italia dei Valori con il Pd, non capiamo come Berlusconi possa negarci l’intesa dopo averla accordata alla Lega.
Nessun passo indietro, nessuna trattativa: “Non possiamo” ha spiegato Pier Ferdinando Casini ai maggiorenti del partito “rinunciare alla nostra identità e al nostro simbolo. Domani ribadiremo il nostro appello a non dividere i moderati, ma non cambieremo posizione. Se Berlusconi ci ripensa, noi siamo qui”. Stessi concetti espressi anche da Totò Cuffaro: “Così rischiamo uno stillicidio… noi tenteremo ancora di convincere Berlusconi, ma questa situazione danneggia sia noi che il Partito del popolo della libertà”. E proprio per sostituire l’ex governatore siculo da Roma un’ulteriore scelta: in Sicilia l’Udc appoggerà per la presidenza della Regione Raffaele Lombardo.
Da soli, quindi. Ma quanto vale oggi il partito di Casini? I sondaggi concordano nell’attribuirgli un peso oscillante tra il 4 e il 6 per cento. Ma quest’ultima è la quota raggiunta nel 2006: da allora Casini ha subito le scissioni di Marco Follini, Bruno Tabacci e Mario Baccini a sinistra, e del gruppo di Carlo Giovanardi a destra. Insomma, i neo-democristiani non godono di ottima salute. La legge in vigore consente di guadagnare seggi alla Camera superando il 2 per cento se si è collegati in una coalizione, mentre se si è fuori occorre il 4. Al Senato lo sbarramento sale rispettivamente a 3 e 8%.
E allora potrebbe tornare a galla l’ipotesi di un’altra alleanza. Il “piano B” tenuto in naftalina dallo stesso Casini: stando al centro, catalizzare la nuova formazione della Rosa Bianca.
E infatti. Mezz’ora dopo le dichiarazioni di Vietti, ecco la proposta. Prima di Pezzotta: “Siamo pronti ad aprire un dialogo costruttivo con l’Udc per rafforzare una forza politica intermedia che non si identifichi con questo bipolarismo”. Poi di Tabacci: “Il centro è uno spazio che si sceglie, non lo si subisce. Se da parte di Casini c’è disponibilità a correre in autonomia, ne discuteremo”.
Infine, tutti sistemati i piccoli? Più o meno. All’appello manca ancora l’Udeur di Clemente Mastella. Già, cosa farà il partito dell’ex Guardasigilli ora che “l’amico Pier” ha scelto di correre al centro? Coglierà l’occasione, tanto invocata nei mesi scorsi, di ridare corpo alla Balena Bianca (mettendosi a fianco delle coppie Tabacci-Pezzotta e Casini-Cesa)? Oppure secglierà di accogliere la riconoscenza che Silvio Berlusconi gli ha pubblicamente reso sabato scorso, entrando a far parte del Pdl? Due giorni ancora e l’arcano sarà svelato: per la mattinata di venerdì 15 febbraio, nella la sede nazionale del partito a Roma in largo Arenula 34, è convocato l’ufficio politico.
- Mercoledì 13 Febbraio 2008
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Commenti
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Il 13 Febbraio 2008 alle 20:07 alsalvo ha scritto:
Bravo Casini, lascia perdere quell’affarista hai dimostrato di essere una persona coerente.
I partiti non si fanno sul cofano di un’auto all’insaputa degli alleati.
Fini dovrebbe vergognarsi
Il 13 Febbraio 2008 alle 21:59 astro ha scritto:
Quanti Alsalvo ci sono in italia? Bene, li conteremo presto. E’ Casini che dovrebbe vergognarsi della sua scelta (ma è poi una scelta, visto che da BUON DEMOCRISTIANO non ha mai scelto niente?) che mira soltanto al suo personalissimo potere e non anche al bene del Paese.
Come si possa pensare di credere alla favoletta della svendita della propria identità, facilitando così la perdita dei suoi storici valori, piuttosto che metterli a frutto in un grande partito e per il bene comune. Da statista, dovrebbe pensare al futuro di un popolo e non alla perdita temporale di un potere effimero. Bene Casini, viva Casini, avanti i… casini.
Astro.
Il 13 Febbraio 2008 alle 22:07 cini ha scritto:
Casini… che delusione per me e per milioni di cittadini.
Voglio sperare ad un ripensamento, di follie alla Follini il Paese non ne ha bisogno davvero.
Il 13 Febbraio 2008 alle 23:56 pacato ha scritto:
… Casini sbaglia … la sua Gente … al pari di tutta quella del Centrodestra … vuole essere protagonista ed influire nelle scelte del Paese … non essere ininfluente … Così facendo, Casini, si terrà il suo simbolo … ma costringerà la sua Gente ed i suoi Elettori all’emarginazione … Ed è un peccato, perchè aspettavano questo momento … Ci ripensi Casini … lo faccia per i suoi Elettori …
Il 14 Febbraio 2008 alle 11:05 nhico ha scritto:
Marco Follini, Bruno Tabacci e Mario Baccini . Il richiamo delle sirene. Il trio cantava la discontinuità anche quando sedeva sui banchi dello stesso governo, e mentre Casini faceva finta di non sentire, a tenere ferma la barra della dritta navigazione, ci pensò Totò Cuffaro. Poi dei cannoli improbi fecero la comparsa sulla stampa e la ruggine che inevitabilmente produce una convivenza fatta di antagonismo fece entrare in fibrillazione un’alleanza che sembrava essere inossidabile. Facendo alzare la testa ad una sinistra che mai si sarebbe aspettato questo regalo. Ed ora Casini, che da molto tempo sembra non imbroccarne più una giusta, nell’illusoria velleità di ricreare un centro forte, storicamente non più possibile, e privo di quel freno che veniva dall’ex governatore della Sicilia, si appresta a portare l’Udc sulle sabbie mobili di una competizione elettorale che lo potrà ingoiare.
Il 14 Febbraio 2008 alle 13:57 Tutte le strade portano a Roma. Tutte le sfide passano dal Campidoglio » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] E i problemi per il centrodestra, in quel di Roma, potrebbero pure aumentare. Dopo il “no” di Casini a confluire nel Pdl, l’Udc minaccia fuoco e fiamme anche nella Città eterna: “Berlusconi ha rotto con i moderati spingendo il Ppl a destra, altro che Partito popolare europeo” ha detto il segretario laziale Luciano Ciocchetti. Che poi ha aggiunto: “Andremo da soli al voto sia a livello nazionale che locale. Domenica ci sarà una grande manifestazione con Casini al Torrino, durante la quale annunceremo i nostri candidati al Comune e alla Provincia di Roma. E io, così come gli altri dirigenti locali del partito, sono a disposizione”. Se non è un’ auto-candidatura, poco ci manca. Quello che ormai sembra certo è che per Berlusconi e Veltroni il primo conto da pagare per la semplificazione del quadro politico italiano sarà presentato proprio dalla Città eterna. [...]
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