Nei Casini: il leader dell’Udc di fronte a tre opzioni e una scommessa ad alto rischio

Pier Ferdinando Casini all'entrata del convegno UDC a Roma | Ansa
Il dado delle alleanze è quasi tratto: Pier Ferdinando Casini non entrerà nel Pdl di Silvio Berlusconi e dovrebbe essere il candidato premier dell’Udc. Il simbolo per i centristi è irrinunciabile e la richiesta del suo partito, per bocca del segretario Lorenzo Cesa durante la direzione nazionale del partito di stamattina, è netta: “Fai un sacrificio: guidaci in questa campagna elettorale come candidato premier”.
Rimane l’incognita della decisione che prenderà Casini, che ha chiesto ancora qualche ora nella quale dice di voler parlare con Berlusconi (anche se sono alte le probabilità che nel giorno di San Valentino sia decretata la fine dell’amore con Cavaliere). L’ex presidente della Camera ha tre opzioni: 1) portare l’Udc da sola al voto; 2) allearsi con gli altri centristi della Rosa Bianca e magari anche Mastella e Dini; 3) ritornare all’ovile del centrodestra berlusconiano.
Nella prima ipotesi i rischi sono molto alti: i sondaggi non vedono l’Udc piazzata benissimo. E secondo alcuni esponenti di Forza Italia addirittura lo stesso Casini rischierebbe di non entrare in Parlamento.
La seconda e la terza possibilità prevedono l’abiura di Pier Ferdinando. Nel primo caso verso la Rosa Bianca degli ex uddicini Bruno Tabacci e Mario Baccini, nell’altro caso l’abiura sarebbe nei confronti di Berlusconi e l’altro centrista ex Udc, Carlo Giovanardi, ormai sbarcato nelle fila del Cavaliere. Proprio in queste ore pare siano in corso le telefonate tra Casini e Berlusconi. E l’ultima voce su un’ipotetica mediazione sarebbe quella di liste comuni e poi gruppi separati. Diversamente, già questa sera ad AnnoZero di Michele Santoro, Casini potrebbe dare l’annuncio della corsa solitaria alla premiership.
Intanto dalla Rosa Bianca spiegano a Panorama.it che un’eventuale intesa con Casini e l’Udc non è in vista: “Noi siamo il nuovo – sottolineano i centristi di Tabacci – e non vogliamo inquisiti in lista”. Il riferimento a Cuffaro, e non solo, è più che casuale. La Rosa Bianca - che domenica a Milano terrà un incontro con la Confcommercio e il 23 e il 24 sbarcherà con i suoi “Mille”a Montecatini per presentare il programma elettorale definitivo - è sì una formazione centrista, ma vuole assolutamente marcare la differenza con “un vecchio modo di fare politica che guarda solo alla casta”. Insomma, strizzano l’occhio ai giustizialisti e sono un po’ delusi dall’entrata di Antonio Di Pietro nelle liste del Pd.

Salvatore Cuffaro, Rocco Buttiglione e Pierferdinando Casini durante la riunione della direzione nazionale del partito dell'UDC | Ansa

Si sentono in qualche modo dei grillini di centro. E non è un caso che il candidato premier dei centristi, Tabacci, oggi abbia ancora una volta sbattuto la porta (lo aveva fatto 20 giorni fa in incontri riservati) a Clemente Mastella: “Escludo categoricamente l’ipotesi di un’alleanza con Mastella”.

Il VIDEO servizio:

Commenti

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Il 14 Febbraio 2008 alle 16:36 biou ha scritto:

Credo che l’on Casini rischi grosso: tutti gli elettori chiedono l’unità del centrodestra; se corresse da solo, essi lo punirebbero, considerando che tale atteggiamento richia di far perdere le elezioni al centrodestra, per cui rischierebbe di non raggiungere il quorum necessario ad essere eletto. Io lo considero troppo sofista, preoccupato di autoaffermarsi e differenziarsi da Berlusconi, e tale comportamento non è apprezzato. Ha ragione il Cav. di rimproverargli alcune mancate realizzazioni nella passata legislatura: il suo rientro nel popolo della Libertà gioverebbe a tutti (escluso il centrosinistra) , prima di tutto, a lui stesso.

Il 14 Febbraio 2008 alle 17:10 luanmagi ha scritto:

tutto questo amore per il simbolo non lo capisco, visto che Casini negli ultimi anni ha girato ben tre simboli, unificandone due. Ci sarà sotto qualcosa di personale, al che, visto che gli interessi dei cittadini debbono soggiacere alle pruderie dell’uomo tanto vale dare il voto all’alleanza più forte.

Il 14 Febbraio 2008 alle 17:43 vicecost ha scritto:

da democristiano non votante l’UDC, ritengo che tutti i simboli richiamanti l’impegno dei cattolici in politica vadano messi in soffitta. il motivo è semplice: quale tradizione politica rappresentano? quale ispirazione cristiana simboleggiano? i valori non negoziabili? quelli vivono nelle coscienze dei singoli.
il bene comune della comunità? in oltre 60 anni ma negli ultimi 15 dopo la diaspora, il massimo della preoccupazione è stato quello di cercare il bene non dei fratelli come l’esser cristiani imporrebbe , ma dei clientes, con l’aggravante che i clientes per primi preferiscono questo ruolo a l’altro per trarne maggiori presunti vantaggi. E nessuno lo chiami neo sturzismo. guardiamo a quello che sta succedendo in Sicilia, vero nodo della questione. lungi dal giudicare Cuffaro, ma il battage mediatico che ne è conseguito al punto da costringerlo alle dimissioni, dovrebbe indurre Casini e i suoi ad avere un atteggiamento più mite e attento, perchè se in Sicilia si possono trovare mille motivazioni per continuare a votare UDC, spiegalo agli elettori del nord, che il loro voto serve per fare eleggere un condannato per fatti attinenti la mafia, seppur in primo grado e con tutti i diritti costituzionali di garanzia?

Il 14 Febbraio 2008 alle 18:24 CiroCipolla ha scritto:

E’ una grande prova per riunire tutti i centristi. Casini è maturo per essere il premier?
La soluzione Lombardo è la migliore per la Sicilia.

Il 15 Febbraio 2008 alle 11:48 ridetto ha scritto:

Meglio soli che male accompagnati. Ha fatto bene Berlusconi a porre l’Aut-Aut a questo alleato infido. Nella scorsa legislatura é giustamente dalla UDC che sono venuti i più grossi problemi al governo Berlusconi sino ad arrivare a fargli dare le dimissioni per creare un nuovo governo, pittosto che fargli fare un rimpasto di governo. Hanno sempre messo in discussione la leadershiip di Berlusconi. Molto meglio quindi quello che resta della casa della libertà senza i vari Follini, Tabacci, Casini, Baccini, Buttiglione etc. che vogliono sempre fare l’ago della bilancia.

Il 15 Febbraio 2008 alle 11:55 Casini e Berlusconi: appesi a un filo del telefono per evitare i vespri siciliani » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Ma i tormenti per Casini non sono ancora finiti: la riserva è da sciogliere entro domani, e il leader dell’Udc passa la palla nelle mani di Berlusconi: “Penso che nelle prossime ore lo chiamerò e sentirò con amicizia che cosa ha da dirmi”. Ieri sera, però, ad AnnoZero, fra lui e il Cavaliere il gelo era totale: “Chi dice che la partita è già segnata ha poco rispetto per la gente”, ha spiegato Casini, “all’Italia serve qualche ragionamento vero perché solo con la demagogia forse si vincono le elezioni ma poi non si governa”. E il nodo delle alleanze, in vista di uno strappo con il Pdl, è ancora tutto da risolvere. Casini non chiude la porta alla Rosa Bianca (”Abbiamo tante persone che ci sollecitano a fare accorpamenti diversi”), ma non crede all’idea delle alleanze dopo il voto: “L’idea che il centro corra da solo, si assuma i rischi di andare da solo e poi il giorno dopo il voto si allea è fra il grottesco e il ridicolo: il giorno dopo il centro starà all’opposizione e se la destra non avrà l’autosufficienza al Senato, si creerà una situazione per cui ci possono essere soluzioni diverse”. Infine, lascia con una certezza: “Di sicuro nelle schede elettorali gli elettori ci troveranno. Troveranno l’Udc con il suo simbolo e i suoi valori”. Anche se “non è solo questione di marchio” spiega Casini. “In ballo c’è l’idea del partito, cioè l’idea di un partito che si presenta autonomamente in alleanza col centrodestra”. E allora simbolo o non simbolo. La storia dell’Unione dei democratici-cristiani e di centro è davvero singolare. Sì, perché pur avendo la parola “unione” nel nome, da tempo il partito di Cesa-Buttiglione-Casini va perdendo pezzi per strada. Dalle file dell’Udc sono fuoriusciti deputati e senatori, in senso bipartisan naturalmente. Per un Gianfranco Rotondi che fonda l’ennesima versione della Democrazia cristiana (per le Autonomie), c’è un Marco Follini che da vicepremier scudocrociato se ne va a fondare l’Italia di mezzo, per poi andare a puntellare il governo Prodi e a guidare l’apparato dell’informazione veltroniana; l’addio di un Sergio D’Antoni che transita nella Margherita per diventare viceministro del Professore, è bilanciata da Carlo Giovanardi che aderisce al Popolo delle libertà. Fino alla palingenesi del duo Tabacci-Baccini, che puntano sulla crescita della Rosa Bianca, ennesimo bianco fiore in cerca di alleanze. L’Udc aveva sfiorato il 7 per cento alle politiche del 2006, ma ora, di fronte a queste perdite pesanti, i sondaggi dicono che a fatica arriverebbe alla soglia di sopravvivenza. Senza scordare che nel 2005 è nato pure il Movimento per l’autonomia (Mpa) di Raffaele Lombardo, europarlamentare e presidente della Provincia di Catania. Che proprio in queste ore, candidandosi alla poltrona di governatore siciliano in concorrenza all’azzurro Miccichè, potrebbe diventare il puntello per far saltare definitivamente i rapporti tra Pdl e i casiniani. A sostenerlo ci sarà quel Cuffaro, udiccino convinto, che - dimessosi da presidente siculo, dopo la condanna del Tribunale di Palermo, anche per le pressioni dello stesso Miccichè - ha già detto che farà di tutto per impedire l’ascesa dell’ex presidente del parlamentino siciliano. [...]

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