Tutte le strade portano a Roma. Tutte le sfide passano dal Campidoglio

L'Aula Giulio Cesare del Campidoglio | Ansa
Città eterna, città che conta. Una piccola repubblica, e al tempo stesso il reliquiario del potere italiano. Negli ultimi quindici anni il ruolo di Roma nella politica nostrana ha contato sempre di più: oltre a essere la città del Papa per le sue strade passano quasi tutti i capi di Stato che contano, recano visita e fanno concerti star del cinema e del rock, si disputano contese e gare per appalti miliardari, si indicono manifestazioni nazionali di ogni genere e di ogni colore politico.

La sua vetrina (ma anche il suo potere) equivale almeno quanto quella di un grande ministero e in questa tornata elettorale sta diventando ancora più decisiva. Anche perché, dopo le dimissioni di Walter Veltroni, le elezioni indette per il comune capitolino, hanno aperto una ridda di voci e di indiscrezioni che si sono alimentate durante le ultime 24 ore.

Ieri, per il segretario del Pd, è stato l’ultimo giorno da primo cittadino. A rendergli omaggio c’era tutto lo stato maggiore del nuovo partito in Lazio, il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino (che sarà nella pattuglia di ministri qualora Walter dovesse riuscire a recuperare lo svantaggio con il Pdl). E un vecchio amico come Gianni Letta.
Commozione e applausi, che aprono ora di fatto la corsa per le candidature al Campidoglio. Con tanto di ultimatum e veti incrociati che si susseguono, intrecciandosi con le tornate elettorali nazionali. Nei giorni scorsi, era stato Antonio Di Pietro a minacciare una sua corsa in solitario per la Città di Roma, se l’Italia dei Valori non avesse trovato un accordo con il Partito Democratico. Scampato il pericolo e concordato l’apprentamento, dovrebbe essere Francesco Rutelli il candidato del Pd.
Ma il gioco dei veti incrociati sta riguardando in queste ore anche tutto il centrodestra. La vera spina nel fianco è Francesco Storace. Dopo il “no” del Pdl a coalizzarsi con “La Destra”, l’ex ministro della Salute ha lanciato la candidatura di Daniela Santanchè come premier e ha pronto per sé la corsa al Campidoglio.
Una scelta che si potrebbe rivelare decisiva (Storace è fortissimo in quel di Roma, specie se si considera che il centrosinistra governa la città da quindici anni). Per il Pdl si è pensato così a Giuliano Ferrara, in queste ore impegnato a raccogliere le firma per la sua lista antiabortista “Pro life”.
I dirigenti di partito di Alleanza Nazionale, specie quelli vicini ad Alemanno, giurano che possa essere lui il candidato ideale: “un uomo di cultura, ma soprattutto un uomo molto radicato nella città, con ottimi rapporti con le gerarchie ecclesiastiche e il clero”. Ma anche qui, le vicende capitoline si sono innervate con quelle nazionali. “A chi mi ha chiesto la mia disponibilità per una candidatura a sindaco di Roma ho risposto che presento una lista per la tutela della vita, che sono così affezionato a questa battaglia da essere disponibile anche a fare il galoppino per il candidato sindaco di Sgurgola Marsicana” ha detto ieri sera il direttore del Foglio.

Una dichiarazione che non lascia dubbi a interpretazioni: se mi volete, sono disponibile, “ma a una sola condizione: che le signorie loro del centrodestra, amici che apprezzo e rispetto, vogliano apparentarsi con la mia lista, totalmente o parzialmente. E questo al solo scopo di portare alle Camere brava gente capace di lavorare contro l’indifferenza morale verso la strage eugenetica in corso nel mondo, e per la moratoria, senza alcun riferimento alla 194 se non per una sua positiva e responsabile applicazione integrale”.

E i problemi per il centrodestra, in quel di Roma, potrebbero pure aumentare. Dopo il “no” di Casini a confluire nel Pdl, l’Udc minaccia fuoco e fiamme anche nella Città eterna: “Berlusconi ha rotto con i moderati spingendo il Ppl a destra, altro che Partito popolare europeo” ha detto il segretario laziale Luciano Ciocchetti. Che poi ha aggiunto: “Andremo da soli al voto sia a livello nazionale che locale. Domenica ci sarà una grande manifestazione con Casini al Torrino, durante la quale annunceremo i nostri candidati al Comune e alla Provincia di Roma. E io, così come gli altri dirigenti locali del partito, sono a disposizione”. Se non è un’ auto-candidatura, poco ci manca.
Quello che ormai sembra certo è che per Berlusconi e Veltroni il primo conto da pagare per la semplificazione del quadro politico italiano sarà presentato proprio dalla Città eterna.

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 14 Febbraio 2008 alle 18:32 CiroCipolla ha scritto:

Roma ha bisogno di un sindaco con gli attributi. La scelta è bipartizan.

Il 18 Febbraio 2008 alle 11:35 Roma e il piano regolatore: guerra all’ultimo mattone » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Un grattacielo firmato dall’archistar inglese Richard Rogers nel cuore della Magliana, a pochi metri dall’Alitalia; un edificio residenziale di lusso, dopo la demolizione delle Torri dell’Eur, griffato Renzo Piano, stessa sapiente mano del Centre Pompidou a Parigi e dell’Auditorium capitolino. Tutto aggiudicato al gruppo Lamaro (Toti). La risposta virtuale all’ancora virtuale nuvola di Massimiliano Fuksas, al vicino centro congressi. E ancora: mezzo milione di metri cubi tra abitazioni e ospedale (Caracciolo-Angelucci) per il popolare quartiere fra Cinecittà e Anagnina… Fuori del Campidoglio infuria la protesta di chi ai progetti futuristici preferirebbe un alloggio, anche popolare. In attesa dell’approvazione di queste “postille” non di poco conto (il tutto potrebbe avvenire entro il 23 febbraio o subito dopo), è passato in extremis, poche ore prima delle dimissioni del sindaco Walter Veltroni, con 37 voti a favore e 20 contrari, il piano regolatore di Roma: 65 milioni di metri cubi, 2 mila punti di verde privato, 7.900 ettari di verde pubblico, ampliamento della rete infrastrutturale su ferro e su strada, riqualificazione dei mercati generali, una città dello sport e il progetto Macro di Odile Decq, sorta di terrazza sopraelevata. Una guerra all’ultimo mattone combattuta tra i costruttori romani. La resa dei conti, tra chi ha già avuto e chi ancora vorrebbe avere. Le forze in campo sono: Caltagirone, Toti, Bonifaci, Armellini, Ligresti, Mezzaroma e Marchini. Ma anche, inevitabilmente, un braccio di ferro tra opposizione e maggioranza. Si deve alla prima se il prg è passato nella sua formula quasi originale. “Ci sono state solo 233 modifiche non sostanziali: 26 nate da osservazioni, 40 errori materiali, 14 recepimenti, 112 adeguamenti, otto osservazioni nate dall’attuazione di norme transitorie e 33 modifiche legate ai piani di zona” puntualizza l’assessore all’Urbanistica, Roberto Morassut. “Di queste variazioni noi non ne conosciamo nemmeno una” replica con Panorama il consigliere comunale Marco Visconti, di An. Non è un caso se il segretario generale del Comune di Roma, Vincenzo Gagliani Caputo, che sigla tutte le delibere, si sia rifiutato di farlo con il piano regolatore (”Non firmo ciò che non conosco” avrebbe detto a un amico nell’aula Giulio Cesare). Non è un caso che le delibere di variante non siano siglate dall’assessore Morassut, ma da quello al Patrimonio, Claudio Minelli, “da sempre tramite prima di Francesco Rutelli, poi di Veltroni con i costruttori romani” commenta Visconti. “Nel prg non vi sono aree di edilizia popolare, a parte qualche affitto concordato, non c’è alcuna infrastruttura, inoltre tutto è svincolato da ciò che avviene fuori della città. Il progetto Millennio, che prevede il grattacielo di Rogers, in Campidoglio è stato per esempio ribattezzato Minnellium, dal nome dell’assessore che lo ha tanto caro. Si edificano quartieri alle porte di Roma senza pensare ai cittadini che in città ci devono arrivare. Come? Con la diligenza?”. Veltroni, subito dopo l’approvazione del piano, non nasconde la gioia per il risultato ottenuto: “Questo è un momento storico: la capitale aspettava un piano regolatore da 100 anni”. Poi il primo cittadino saluta e prosegue la sua corsa alla testa del Partito democratico. Il 23 febbraio si scioglierà il consiglio comunale e dal 24 è in arrivo un commissario straordinario (calano le quotazioni di Achille Serra, si parla del prefetto Mario Morcone, ex capo del dipartimento dei vigili del fuoco): a lui il compito di fare da traghettatore fino all’election day del 13-14 aprile. “Altro che 100 anni, il piano regolatore è del 1965, ora è stato rivisto e corretto. Veltroni è andato avanti in questi anni con il motto caro a Rutelli del pianificar facendo e ora si è trovato a dover approvare un documento così importante in 2 giorni, per non scontentare i costruttori che reclamano la loro fetta di torta” polemizza il consigliere di An, Marco Marsilio. Secondo Gianni Alemanno, ex ministro nel governo Berlusconi e possibile candidato sindaco, “questa consiliatura termina con una grave scorrettezza della maggioranza ai danni dell’opposizione, ma soprattutto ai danni della città. Impugneremo davanti al tar la delibera di ratifica del prg, fatto in 2 giorni”. Un dato è inconfutabile: rispetto al piano regolatore del 1965, quello approvato da un commissario (l’ultimo vero prg risale al sindaco Ernesto Nathan nel 1909), i metri cubi a disposizione dei costruttori sono diminuiti: da 120 a 65 milioni. “E certo tutto ciò che si poteva è già stato appaltato nel corso di questi anni: vedi la Galleria Colonna (Lamaro), la città dello sport a Tor Vergata (Caltagirone), Tor di Quinto (Bonifaci)” ribattono da An. “Roma con i suoi 129 mila ettari di superficie è il più grande comune d’Italia” ricorda Monica Cirinnà, vicepresidente del consiglio comunale, ribattezzata non senza malignità “la signora che si occupa dei gatti”, ma già in corda per la poltrona di assessore all’Ambiente. “Con questo piano due terzi delle aree libere sono diventate inedificabili, saranno ampliati i parchi di Veio, Decima e quello dell’Appia antica. E sono previsti 20 mila alloggi popolari con affitti concordati”. Alla somma dei metri cubi vanno aggiunti le varianti e i cambi di destinazioni d’uso. Ed ecco che la cifra raddoppia. [...]

Il 20 Febbraio 2008 alle 16:04 Ferrara rinuncia alla corsa per il Campidoglio. Ma tenta la scalata al Senato » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Olimpia Tarzia, al numero due, è animatrice del Movimento per la vita a Roma e nel Lazio, con responsabilità nell’Udc. Matilde Leonardi è una ricercatrice e studiosa delle politiche pubbliche per la tutela delle disabilità. Quindi l’attrice Ilaria Occhini, che è anche militante radicale. ‘’Le altre candidate” ricorda Ferrara “sono impegnate da anni ad assistere le donne nei centri di aiuto di Roma e del Lazio. Tra i maschi, un po’ in castigo nell’ordine numerico, i nomi seguenti. Luigi Amicone è il direttore del settimanale Tempi, e un appassionato dirigente di Comunione e liberazione e della battaglia per l’astensione ragionata nel referendum sulla fecondazione artificiale e la legge 40. Guido Guastalla è un dirigente della Comunità ebraica di Livorno, un assertore laico della moratoria per l’aborto fin dal suo inizio, due mesi fa. Claudio Risé è psicoanalista e saggista. Giuliano Ferrara è il sottoscritto. Andrea Marcenaro è il brillante giornalista e corsivista di Panorama e del Foglio“. Con loro Ferrara, impegnato ora nella raccolta di sottoscrizioni della lista davanti alla sede del Foglio, correrà quindi nel Lazio per un seggio a Palazzo Madama. Niente da fare invece per un altro palazzo di peso della politica romana: il Campidoglio. Alla poltrona di sindaco della Capitale, il direttore del Foglio ha detto no, sottraendosi quindi alla sfida con Francesco Rutelli. La rinuncia di Ferrara è arrivata tramite lettera. Una missiva spedita a Gianfranco Fini e Gianni Alemanno: “Cari amici, dal momento che siete orientati a non collaborare con la mia lista per la vita e contro l’aborto, vi prego di prendere nota della mia indisponibilità ad accogliere la vostra offerta di candidarmi a sindaco di Roma. Con i migliori e più cordiali saluti, e con gli auguri per una buona e serena campagna elettorale”. Quello del centrodestra nei confronti del popolare giornalista è stato un corteggiamento lungo, ma anche minato fin dall’inizio dalla mancata inclusione della lista per la vita di Ferrara nei programmi del Pdl. Giuliano Ferrara aveva anche proposto la propria candidatura come ministro della Sanità, spiegando di non avere grandi ambizioni politiche e che la scelta di candidarsi a ministro della Salute era solo lo sviluppo di un’idea con una precisazione: la lista non è un machiavello per togliere voti all’Udc. Dice Ferrara: “Con essa ho messo in difficoltà solo me stesso: dormo poco, sono stanco e non faccio più tv perdendo un sacco di soldi”. [...]

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101