
Immaginate un fisco più giusto, una burocrazia senza carte, un governo più vicino ai problemi del Paese? Vi sentite commissari tecnici di Palazzo Chigi con pronostici e soluzioni alla mano? Forse una piccola speranza di far sentire la vostra voce c’è.
Prima di chiudere definitivamente i battenti il governo Prodi ha ripescato un’iniziativa che già l’anno scorso aveva avuto un discreto successo. Titolo: le tue idee per semplificare. Consultazione pubblica online. In sostanza attraverso un breve questionario l’esecutivo, spinto dalla necessità di ridurre i costi (ai posteri di Prodi l’ardua sentenza), chiede “idee e proposte per semplificare nate dall’esperienza quotidiana e dai problemi vissuti dai cittadini e dalle imprese”. La missione è quella di individuare i temi prioritari sui quali il governo deve intervenire. Anche se non è dato sapere a quale esecutivo Palazzo Chigi si riferisca. La consultazione sarà online fino al 10 marzo. Poco più di un mese prima delle elezioni politiche.
Il primo passo è specificare la propria attività: dipendente pubblico, privato, libero professionista, pensionato o altro. Poi indicare chi si rappresenta (impresa, associazione, amministrazione pubblica…) e infine dare, ma è facoltativo, i propri dati anagrafici. Poi, nella pagina successiva, si deve indicare quali sono i settori su cui è più urgente che il governo intervenga per semplificare. Massimo tre risposte. Casomai ci deve essere l’imbarazzo della scelta. E ancora uno spazio di qualche riga in cui esporre la propria idea e l’eventuale soluzione.
L’anno scorso la sperimentazione era andata più o meno allo stesso modo. L’unica differenza rispetto al 2007 è il tipo di questionario oggi incentrato sulla stesura del piano d’azione e nel caso precedente alle modalità con cui attuarlo. La prima nota dolente rilevata da cittadini e imprese, riferisce lo stesso esecutivo nel primo bilancio, “è la domanda di pubblicizzazione più efficace della consultazione”. In altre parole, se in pochi lo sanno, è difficile poter participare alla cosa pubblica. E ancora.
Chi ha risposto al primo questionario chiedeva al Piano d’azione “di perseguire l’obiettivo del superamento degli squilibri territoriali, di tener conto degli effetti legati nel tempo all’adozione di leggi costituzionali, di modifica degli statuti regionali e degli enti locali”. Poi una rivisitazione delle leggi sulla proprietà privata, più informatizzazione al momento del voto, nuove norme di diritto processuale amministrativo e infine una “riduzione di oneri relativi alla realizzazione di infrastrutture energetiche”. Alla fine un bilancio tutt’altro che generale (come è scritto nell’introduzione), con richieste molto specifiche, che forse rappresentano la voce più di particolari categorie che dei cittadini comuni.
Oggi, però, c’è una la possibilità di riscatto con il nuovo questionario. Anche se un dubbio si fa strada tra un quesito e l’altro. Ma queste domande, quando il governo cambierà e i ministeri verranno quasi dimezzati, che fine faranno? Chissà che non finiscano in fondo a qualche polveroso cassetto. Informatizzazione permettendo.
- Domenica 17 Febbraio 2008
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Commenti
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Il 17 Febbraio 2008 alle 16:58 nhico ha scritto:
Per farne che? Un governo dimissionario è privo di prospettive. A parte la prospettiva di favorire qualche amico, finche ne ha ancora la possibilità.
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