
“Non è il caso di fare gli spocchiosi. Diamoci una mano, ora che siamo tutti in mezzo a una strada…”. Così Mastella sulla Stampa. Sempre sanguigne le metafore dell’ex Guardasigilli, non lasciano spazio ad altre interpretazioni. Neanche stavolta: “Noi siamo convinti che in molte Regioni, l’alleanza tra noi, l’Udc e Rosa Bianca può essere determinante”.
Invece questo, al di là delle metafore, è un appello accorato. Perché il leader Udeur, oggi più che mai, sente che la strada da lui stesso evocata è in salita, per il suo Campanile. Che non sembra faccia gola a nessuno dei generali centristi che stanno muovendo truppe e numeri verso il centro.
Cioè verso quella terra di “nessuno” che fino alle scorse elezioni esisteva solo in quanto associata (col trattino o meno) alla destra o alla sinistra. E dove ora vi si stanno affollando in tanti, facendo succedere di tutto: grandi manovre, prove di intesa, schermaglie su nomi, simboli e candidati premier. L’addio di Pier Ferdinando Casini a Silvio Berlusconi e, prima ancora, l’annuncio di una corsa in solitaria del duo Tabacci-Pezzotta ha rimesso in moto la galassia centrista. Lo spazio tra i due poli - quello che meno di vent’anni fa era il mare magnum della Balena Bianca - in realtà ci sarebbe. Ridotto ai minimi termini, certo. Tanto che potrebbe anche non bastare, rischiando di diventare un polo minore e residuale, se fosse diviso tra troppi pretendenti.
Situazione di incertezza che non piace a nessuno. A cominciare da Bruno Tabacci, candidato premier della Rosa Bianca, secondo il quale il leader dell’Udc “ha rotto perché Berlusconi lo ha messo fuori. Sceglie il centro perché è stato messo fuori dal Pdl”. Non il massimo, quindi. Quindi “non è nemmeno giusto che Pier faccia con noi il piccolo Cavaliere”, ammonisce l’ex presidente della Lombardia. Il riferimento è all’invito di Casini agli altri centristi: “Non c’è spazio per divisioni e personalismi, se ci sono state incomprensioni oggi è il momento di superarle”. Appello per un “posizionamento tattico”, che fa emergere uno dei nodi ancora da sciogliere prima di arrivare a un’alleanza elettorale tra Udc e la Rosa Bianca. E cioè il nome su cui puntare per la corsa verso Palazzo Chigi. E infatti: “Siamo disponibili al confronto con Casini, ma ad un livello di parità”, ha precisato Pezzotta facendo capire che la candidatura del leader Udc a premier non è scontata.
Secondo nodo da sciogliere (entro il 2 marzo, termine ultimo per decidere gli apparentamenti) è l’eventuale accoglienza nel patto del partito di Clemente Mastella. Partito radicato in alcune aree del sud (Campania e Basilicata, in primis), che potrebbe servire a superare il quorum per le due Camere. Già, perché i numeri (facendo una media delle rilevazioni condotte in questi giorni da vari istituti) dicono che l’Udc oscilla dal 3,5 al 5 per cento, la Rosa Bianca è di poco sopra il due e l’1,4% del Campanile mastelliano (non essendoci sondaggi, questo è il risultato delle elezioni del 2006) servirebbe proprio a non avere noie con lo sbarramento in Senato. Calcoli che l’ex ministro della Giustizia conosce ed è per questo che si è mostrato interessato, pur lavorando alle sue liste, a valutare convergenze sulle parole d’ordine dei moderati: “Salvaguardia dei valori, difesa del Mezzogiorno, tutela delle garanzie giudiziarie per i cittadini”. Certo, le convergenze “sono evidenti”, ammettono fonti dell’Udc. Ma sempre dall’interno del partito emergono anche perplessità su un dialogo con Mastella. Tanto che Casini si sente di precisare: “La questione è che io rispetto tutti ma abbiamo storie diverse. Mastella è stato nel centrosinistra, io no. Già la nostra scelta è difficile ma se viene confusa o annacquata tutto si fa più complicato”. Perplessità che rimbalzano anche dallo stato maggiore della Rosa bianca.
Ed ecco qui il terzo nodo: la “questione etica” nelle candidature che potrebbe rivelarsi un un ostacolo nella formazione delle liste. Una questione sollevata dai vescovi della Cei che nel “nuovo” soggetto politico centrista preferirebbero non comparissero personaggi discussi o con conti aperti con la Giustizia.
Insomma il sentiero che passa dal piccolo affollato centro c’è ma resta stretto. E irto di dubbi sul fatto che alla fine il listone abbia meno appeal elettorale delle singole liste. E che, non procurando nessun danno al Pd e qualche graffio al Pdl, finisca per mettere a rischio i seggi di ciascuno dei tre partiti.
- Lunedì 18 Febbraio 2008
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Commenti
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Il 18 Febbraio 2008 alle 14:16 edmondo2000 ha scritto:
Una coalizione di centro che possa acquisire complessivamente l’8% dei consensi sarebbe un soggetto di equilibrio fra due schieramenti sbilanciati. Se infatti è certo il peso maggiore che avranno Alleanza Nazionale e la Lega di Bossi nei confronti di Berlusconi, ancora incerto è l’equilibrio che potrà avere il PD. Ecco, in questo contesto la Cosa Bianca e l’UDC (Udeur?) sono sicuramente in grado di garantire un equilibrio di moderazione senza essere conservatori.
Il 18 Febbraio 2008 alle 19:03 biou ha scritto:
La decisione di Casini mi pare orientata soprattutto all’affermazione del proprio ruolo, a detrimenti dell’interesse del paese.
Anche la decisione di Tabacci e Baccini ha la stessa motivazione.
Spero che gli elettori non abbocchino all’inganno e tolgano definitivamente di mezzo simili protagonisti, artefici già di tante mancate riforme durante il precedente governo Berlusconi.
Veltroni ha un’immensa faccia tosta nel propagandare le sue proposte, quasi integralemnte copiate da quelle di Berlusconi di oggi e del passato, presentandosi (per necessità) staccato dall’estrema sinistra, senza tener conto che gli elettori ricordano bene tutto il suo appoggio al disastroso governo Prodi, che permane nell PD e ne è addirittura il presidente.
Il 19 Febbraio 2008 alle 9:10 È Lombardo l’alleato siciliano che tutti vorrebbero. Anche a Roma » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Una distanza ampia ma comunque colmabile, che ha portato proprio in queste ore Lombardo a dirsi “fiducioso”, garantendo che scioglierà le sue riserve entro oggi a ora di pranzo. Se si dovesse trovare un accordo tra il Pdl e l’Mpa , il sogno di un nuovo polo di centro vagheggiato da Casini e compagni troverebbe, almeno in Sicilia, uno stop decisivo e definitivo. [...]
Il 19 Febbraio 2008 alle 9:58 Corrado Buccieri ha scritto:
I centristi somo sconfitti già prima del
voto….Casini, Tabagi, Mastella, tutti
con l’idea di fare il premier, sono
divisi e pensano di unificarsi per quel
pugno di voti che non sarà più determinante… e come di Bertinotti si
va verso il duopolio.
Il 20 Febbraio 2008 alle 11:45 Da che parte vanno alle urne i cattolici? La risposta nell’ennesimo sondaggio » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Un voto fuori dal Pdl e dal Pd sarebbe inutile”. Lo ha ripetuto Gianfranco Fini. Lo aveva detto qualche giorno fa Silvio Berlusconi. Al di là dell’invito implicito a non “disperdere” il voto tra le formazioni minori, il messaggio di Fini e Berlusconi è rivolto ai cattolici. Che, dopo il divorzio tra Udc e Pdl (nonostante l’accorato appello del direttore di Avvenire Dino Boffo), a meno di due mesi dal voto, ora possono sì contare su potenziali interlocutori almeno in tre dei cinque schieramenti, ma corrono il rischio (paventato soprattutto dalle gerarchie ecclesiastiche) di non essere rappresentati, qualora le formazioni di Casini, di Mastella e di Tabacci non riuscissero a superare la soglia minima di sopravvivenza elettorale. Nonostante da anni le elezioni (in Italia e non solo) si vincano o si perdano al centro, gli interpreti del centro stanno cercando di organizzarsi e di trovare uno spazio che sembra precluso dai due grandi partiti. All’interno dei quali, a dire il vero, i cattolici un certo peso ce l’hanno: basti pensare ai teodem nelle fila del Pd (e dei quali proprio ieri ha parlato il vice di Veltroni, Dario Franceschini: “I cattolici nel Pd sono tanti e ci stanno bene”) e agli esponenti del Pdl che si richiamano comunque al cattolicesimo, malgrado Silvio Berlusconi abbia messo in guardia dalle guerre di religione sull’aborto portate avanti dalla lista di Giuliano Ferrara. La domanda allora è la seguente: su chi puntano i cattolici oggi? O, parafrasando un vecchio adagio di Stalin: quante divisioni avrà il Papa nel prossimo Parlamento? Una risposta l’ha data il sondaggio pubblicato su Famiglia Cristiana. Che non lesina sorprese. Tipo questa: tra i leader che si vorrebbero come Presidente del Consiglio prevale Veltroni (col 24% anche qualora accogliesse nelle liste i radicali), seguito da Berlusconi (18) e Fini (11). E Casini? Da solo, ovviamente, ma in fondo: un paio di punti sopra Bertinotti (5 punti contro 3). Anche se alla domanda “chi rappresenta meglio i voti cattolici?” i 505 intervistati non hanno dubbi: il centrodestra (33%, il 39 tra i “praticanti”) prevale nettamente sul centrosinistra (12). Risultati che fanno dire a Beppe Del Colle, nell’editoriale del periodico paolino: “Considerare il voto cattolico come esclusiva appartenenza a singoli partiti è l’eredità di un passato che oggi è praticamente inconcepibile”. E questo perché, per dirla con Alessandro Amadori, direttore di Coesis research che ha condotto la ricerca: “Siamo di fronte ad un pianeta segmentato in più gruppi: ci sono i cattolici militanti che vorrebbero una politica molto più rispettosa dei dettami della Chiesa, ma ci sono anche molti italiani che si considerano a pieno titolo cattolici - anche praticanti - e hanno ormai una visione laica dei rapporti tra Stato e Chiesa”. Insomma il sondaggio del settimanale mostra una volta di più come il mondo cattolico sia variegato, diviso, talvolta spaccato. Esattamente come oggi sono divisi, diversi e su fronti teoricamente opposti i protagonisti politici di quest’area. Scrive ancora Famiglia Cristiana: “La proposta neo-centrista ha, al proprio interno, due varianti principali: quella di Pier Ferdinando Casini e della sua Udc (tradizionalmente legata al Centrodestra) e quella di Savino Pezzotta e Bruno Tabacci della Rosa bianca, più orientata verso il Centrosinistra”. Quindi: “L’elettore cattolico avrà davanti a sé, il 13 e il 14 aprile, ben quattro possibilità di voto, fra le quali non sarà agevole districarsi, dato che ognuna di esse può vantare referenze di tutto rispetto: di qui Formigoni e Pisanu, di lì Franceschini e Rosy Bindi, al centro Pezzotta e Tabacci da una parte, Casini e i suoi amici dell’Udc dall’altra”. Sarebbe stato più facile scegliere se ci fosse stato un grande e unico partito di centro, portatori dei valori cattolici. Non è detto: “La Democrazia cristiana è morta da un pezzo”, taglia corto Beppe Del Colle. “E nemmeno quando era il più forte partito italiano raccoglieva il consenso elettorale di tutti i cattolici”. L’importante, pare di capire, è che il drappello di onorevoli cattolici sia comunque sufficiente per avere voce nella politica italiana. Proprio come è successo in questi anni quando, anche senza Balena bianca, gli elettori del centro hanno ottenuto molto, in termini di conquiste e di visibilità (dal Family Day e l’affossamento dei Dico, alla riapertura del dibattito sulla legge 194), grazie all’azione combinata dei cattolici presenti nei vari schieramenti. [...]
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