
di Emanuela Fiorentino
Ridono Rosa e Olindo. E il muro si alza tra loro e il resto del mondo. Il pubblico li guarda e sente di odiarli. Ma che hanno da ridere… Il bambino massacrato, la strage, tutto quel sangue e loro, davanti alla Corte d’assise, si muovono come se fossero da soli a casa. L’unica cosa che lui aveva chiesto all’avvocato, prima della ritrattazione e dopo la confessione della strage, era stata: “Datemi una cella matrimoniale”. Non cibo, coperte, passatempi o che, nel carcere del Bassone di Como, ma una cella per due. Tutto sopportabile, perfino l’ergastolo, gli incubi, i rimorsi, il conto corrente annientato dagli eventi insieme ai piccoli risparmi di una vita. Tutto tranne la separazione.
E Olindo scrive d’amore senza sosta. I pizzini annotati sulla Bibbia del carcere sono solo una minima parte del suo lavoro incessante e maniacale. Ha riempito interi bloc notes, appuntato pezzi di passione su altri libri transitati per la sua cella, ritagliato foto di colombi, paesaggi, orsetti. C’è un “codice Olindo” che ora è nelle mani di esperti (”Contiene pensieri negativi e qualche minaccia, non è ancora decifrato al 100 per cento” dicono gli investigatori), ma ci sono lettere dove l’angolo buio s’illumina.
Per esempio: “Per questo ci hanno diviso, questa nostra impenetrabilità l’hanno capita tutti… Se noi non vogliamo, nel nostro piccolo mondo non entra nessuno, e più cercano di entrare, più noi rafforziamo le nostre difese per proteggere i nostri sentimenti, gli affetti, il nostro amore insieme uniti”. E ancora: “Noi abbiamo perso la fiducia nel prossimo, ma anche se è difficile per noi, se vogliamo uscire da questa situazione, dobbiamo avere fiducia… qualcuno ha cercato di incastrarci e noi abbiamo fatto il loro gioco, ma adesso è ora di reagire. Ti amo piccola colomba, nessuno ci dividerà, amore, abbi fiducia. Tuo Olly”.
Un amore indelebile da 23 anni, da quando don Bassano Pirovano di Erba unì Olindo Romano e Rosa Bazzi in matrimonio. Pupazzi colorati animano il soliloquio di Olly nelle giornate che precedono i fatidici incontri del giovedì, quando hanno il permesso di trascorrere qualche ora insieme (non da soli), e le udienze in assise. Perché, come dice Olindo, “se tutto passa a questo mondo, solo l’amore resta”.
La ricostruzione dell’accusa parla della mano di Rosa che ha sgozzato il piccolo Youssef (”Perché piangeva e mi faceva venire il mal di testa” aveva dichiarato in un primo momento l’imputata). E Olindo, anche su questo, sfodera l’amore come arma che può più della ritrattazione: “Cara Rosa, essere mancini è un segno negativo che porta con sé discriminazioni e pregiudizi. La destra secondo la tradizione popolare è considerata come il lato della fortuna… Forse tu non ci hai mai fatto caso, ma se ci pensi nella tua vita c’è stata gente che non ti vedeva bene per questo. Se ci pensi vedrai che è come dico io, ma forse tutto questo tu già lo sai, e una di queste persone ti ha definita “opaca”. Pensaci poi fammi sapere, ti voglio bene. Io a queste cose non ci credo, sono solo i superstiziosi e gli ignoranti, gente da cui mai te lo aspetteresti”.
“Fammi sapere”, ma lei non scrive. Non esistono nel fascicolo processuale, che occupa già più di un armadio, le risposte di Rosa. Muta, detenuta modello che pulisce e lucida ogni centimetro di cella. Sta recuperando forze dopo un lungo periodo di crisi. Prima aveva paura di affrontare il giudizio a viso aperto. E anche lì Olindo, alla vigilia dell’udienza preliminare, l’aveva difesa sfoderando l’amore: “Sarebbe come mettere un agnello in mezzo a un branco di lupi”.
Ora no, si può andare in aula e sfidare tutti. Tanto il mondo è dentro: Rosa guarderà sfilare i testi, incrocerà il 22 febbraio gli occhi di Azouz Marzouk, vedovo di Raffaella Castagna e padre di Youssef, entrambi uccisi insieme a Paola Galli, la nonna, e alla quarta vittima, la vicina Valeria Cherubini (il marito Mario Frigerio è l’unico superstite) la sera dell’11 dicembre 2006. E ascolterà la testimonianza degli uomini del Ris, i cacciatori di macchie di sangue, che, circostanza piuttosto rara, stavolta sono chiamati a deporre dalla difesa e non dall’accusa. Non hanno trovato niente, solo una piccolissima traccia di una delle vittime nell’auto di Olindo. Troppo poco a fronte di una strage, pensa la difesa.
Manco fossero, Rosa e Olindo, invece che uno spazzino e una donna delle pulizie, due agenti del Kgb. Ma dall’altra parte ci sono le prime confessioni, e quelle pesano come due ergastoli.
Anche se Olindo scrive nelle ultime lettere: “Le nostre non sono state confessioni, ma il frutto di quella violenza psicologica che ancora portano avanti qui”. Se la prende con tutti: carabinieri, giornali, televisioni. Però è contento, perché al posto della vecchia Bibbia scarabocchiata di appunti e preghiere gliene hanno dato un’altra più bella: “Tutte le cose che mi hanno sequestrato le daranno a un criminologo per avere una valutazione… non sanno proprio più dove attaccarsi, cosa fare”.
Nella vecchia Bibbia aveva ringraziato Giuliano Tavaroli, l’ex responsabile della sicurezza Telecom, che ora, da ex detenuto, si ritrova nell’elenco dei testimoni (sarà in aula il 22 febbraio). Con lui Olindo ha seguito la messa e anche cantato. Da allora ne è nato uno scambio di consigli letterari. E nella cella di Olindo sono finiti, oltre che libri sacri, persino i testi del Che (”Ciao Giuliano, mi hai lasciato un vuoto incolmabile. Scarcerato” ha annotato il 1° giugno del 2007).
La grafomania dell’imputato della strage di Erba è impressionante. Come lo è il fatto che in ogni pagina delle centinaia scritte durante la detenzione non manchi mai un saluto, un riferimento, una parolina per la sua Rosa. Anche quando il pensiero vaga sull’odiato Carlo Castagna, padre di Raffaella, “colpevole” di non aver fatto nulla per prevenire una strage annunciata. O quando si sofferma su Azouz dopo aver letto delle sue frequentazioni con Lele Mora e il fotografo Fabrizio Corona: “Non gli importava niente a nessuno, per loro era tutta pubblicità, a cominciare dal vedovo che si rivende il marchio insanguinato del suo nome”.
La conclusione è sempre la stessa, qualunque sia il bersaglio delle frecce avvelenate di Olindo: “Loro, Rosa, sono peggio di noi”. Tutti, compresi gli “sciacalli” che si occupano di questa storia: “Signori si nasce, tu sei nata signora, non badare alle cattiverie della gente, la loro è solo invidia. Non dare credito a quello che dicono i notiziari, sii superiore, quelli per pochi soldi venderebbero anche sua (sic!) madre, sono una brutta razza, avvoltoi”.
Non come l’aquila che tanto lo affascina. Un giorno è lui a sentirsi in volo (”Sono un’aquila con una Rosa nel becco” aveva scritto sulla Bibbia), un altro l’aquila deve essere lei: “Sii forte”.
Perché estraniarsi non è cosa da tutti: “I muri delle nostre celle sono impregnati di dolori e sofferenze, rabbia e umiliazioni” scrive Olindo, scegliendo questa volta un taccuino a quadretti dove commenta, capitolo per capirolo, il libro che Pino Corrias ha dedicato alla strage di Erba (Vicini da morire). “I poveri sono quelli che pagano di più degli altri in qualsiasi carcere, ma l’amore è più forte e ti aiuta a continuare. Sei come un piccolo seme che possiede la forza vitale che ancora non conosci. Dietro la crosta di un linguaggio duro si cela una ferita profonda, la nostra lontananza”.
La vera paura è la separazione: “Speriamo che non ci dividano” scrive prima dell’estate in una lettera privata che gli è stata restituita “il mio cuore è sempre con te, sai che ti sono sempre vicino”.
Infatti, comunque vadano le cose, il “muro” è lì. “Il nostro legame nascosto, la nostra solidarietà… Condividere tutto ciò aiuta a raggiungere quella pace interiore che ti fa sentire bene con te stesso e gli altri. È la cosa più bella per un essere umano, ti auguro di provarla anche tu. Se non ci riesci ti aiuterò io nei colloqui e quando ci incontreremo. Ti amo piccola, ti amo come la prima volta che ti ho incontrata”.
E ridono dietro al muro, mano nella mano.
Il VIDEO servizio:
Guarda la GALLERY del processo

- Lunedì 18 Febbraio 2008
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Il 17 Novembre 2008 alle 11:44 Strage di erba, riprende il processo a Olindo Romano e Rosa Bazzi » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] È ripreso questa mattina a Como il processo per la strage di Erba dell’11 dicembre 2006 nella quale furono uccisi Raffaella Castagna, il figlio Youssef, la madre della donna, Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini. Imputati per il massacro sono i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, anche loro abitanti nel condominio, per i quali il pm Massimo Astori ha preannunciato oggi all’inizio della sua requisitoria la richiesta di condanna all’ergastolo. Sette mesi dopo l’ultima udienza si riapre dunque l’assise e il pubblico è tornato ad affollare il Tribunale di Como. Il calendario prevede ora la requisitoria dell’accusa, che potrebbe protrarsi anche per più udienze con il pm Astori che ha subito messo in chiaro la sua volontà di chiedere il carcere a vita per entrambi gli imputati, quindi la parola passerà alle parti civili e infine alla difesa di Romano e Bazzi. I due imputati sono presenti in aula e non è escluso che l’uomo possa fare dichiarazioni spontanee. L’accusa si basa principalmente sulla testimonianza di Mario Frigerio, ferito gravemente ma sopravvissuto alla strage, che ha accusato Olindo Romano. L’uomo prima confessò gli omicidi, quindi ritrattò accusando di gli inquirenti di avergli fatto il lavaggio del cervello, dichiarandosi quindi innocente. Il pm Massimo Astori è pronto a chiedere l’ergastolo per i due coniugi. A quasi sette mesi dall’ultima udienza del processo (sospeso dopo che gli imputati ne avevano chiesto il trasferimento in altra sede, respinto, per legittimo sospetto) l’accusa ha iniziato oggi la sua requisitoria, spiegando che ricostruirà tutti i passi della vicenda. “Ripercorrerò tutte le tappe della vicenda affinché voi giudici possiate scrivere quella parola che si chiama ergastolo”, ha detto il pm in aula, dove i due imputati sono presenti. I due imputati durante le indagini avevano più volte ammesso gli omicidi, per poi proclamarsi innocenti durante l’udienza preliminare e il processo in corso. GALLERY [...]
Il 17 Novembre 2008 alle 13:52 Strage di Erba: “Ergastolo per Olindo Romano e Rosa Bazzi” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Come annunciato il pm di Como Massimo Astori, dopo 7 mesi di pausa, ha chiesto l’ergastolo - “l’unica parola possibile”- per i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, i due imputati della strage di Erba dell’11 dicembre 2006 quando furono massacrati per futili motivi Raffaella Castagna, il figlio Youssef, la madre della donna, Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini. “Un viaggio nell’orrore”, “uno dei più feroci atti criminali che la storia ricordi” l’ha definita il magistrato prendendo la parola in una requisitoria che dovrebbe durare l’intera giornata e che sta ripercorrendo tutte le tappe che portarono al massacro. ‘’Raffaella Castagna, Azouz Marzouk - ha dichiarato il magistrato - erano diventati un’ossessione per i due, li odiavano’’. Olindo ‘’spiava i vicini di casa, ne calcolava gli orari’’. Ma la strage, ha continuato il pm che si avvale di slide e di contributi audio con la registrazione degli interrogatori dei due imputati, ebbe il suo prologo nel 2001, nel primo periodo di coabitazione, quando in casa di Raffaella non era ancora arrivato suo marito Azouz. ‘’Il motore della tragedia fu avviato in quegli anni’’, ha detto Astori, ma la ‘’scintilla’’ che la fece esplodere fu la richiesta danni di 3500 euro per le lesioni che la moglie di Azouz Marzouk subì durante una delle solite liti con i coniugi del piano di sotto il 31 dicembre 2005. [...]
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