
Nel 2006, sulla base delle ultime rilevazioni disponibili, gli aborti clandestini in Italia hanno raggiunto quota 20.000. Un fenomeno grave, che si è oggi riproposto all’attenzione con il caso della giovane cinese residente a Firenze che versa in gravi condizioni proprio a seguito di un aborto illegale. Ma la situazione, rispetto alle interruzioni di gravidanza illegali, è nettamente migliorata rispetto a 30 anni fa, prima dell’entrata in vigore della legge 194 sull’aborto.
Lo confermano i numeri citati da Angela Spinelli, direttore del Dipartimento Salute della donna e dell’età evolutiva dell’Istituto superiore di sanità : ”Per quanto riguarda gli aborti clandestini, si è visto un calo dai 350.000 casi l’anno prima della legge 194 ai 100.000 del 1983 fino ai 20.000 del 2006”. E più in generale, rileva l’esperta, ‘’si è sicuramente registrata una notevole diminuzione al ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza dall’entrata in vigore della legge: si è infatti passati da 235.000 aborti l’anno nel 1982 ai 130.000 del 2006”.
Se gli aborti, complessivamente, sono dunque diminuiti (in 30 anni di 194 si stima che gli aborti legali siano stati circa 3,5 mln), fa notare Spinelli, dagli anni ‘90 si è riscontrato un aumento di ivg tra le donne immigrate: ”Si tratta nel 2006 del 30% di tutte le ivg, pari a 38.000 casi. Un fenomeno che si spiega con l’aumento della popolazione straniera e le maggiori difficoltà delle donne immigrate”. Sostanzialmente stabile, invece, il ricorso all’aborto tra le giovanissime: ”Sempre nel 2006 - afferma l’esperta - si registrano 4.000 ivg, pari al 3%, tra ragazze sotto i 18 anni e 10.000 aborti, pari all’8%, tra quelle sotto i 20 anni. Ciò si spiega con l’ancora contenuto ricorso ai metodi contraccettivi”.
Grazie alla 194, afferma inoltre Spinelli, ‘’siamo riusciti ad evitare, in circa un trentennio, 3.300.000 aborti, di cui 1.000.000 clandestini”. Ed ancora: ”Considerando che, prima della legge, morivano per aborti clandestini circa 10 donne l’anno, ma il numero è certamente sottostimato, ciò significa che sono state potenzialmente salvate oltre 300 donne”.
C’è però un nodo che resta da affrontare, ed è quello legato all’obiezione di coscienza. Oggi, sottolinea Spinelli, ”nei servizi sanitari pubblici è obiettore il 60% dei ginecologi, il 46% degli anestesisti e il 39% del personale non medico, ed il fenomeno è più diffuso al Sud”. L’obiezione, anche se la 194 prevede che le strutture garantiscano l’accesso all’ivg, rappresenta dunque, commenta la specialista, ”un fenomeno che andrebbe considerato, ed in qualche modo affrontato, ai fini dell’applicabilità stessa della legge”. Anche perché, avverte, ”le maggiori difficoltà che le donne incontrano in questi casi rappresentano un elemento che, indirettamente, finisce per favorire il ricorso all’aborto clandestino. Soprattutto tra le immigrate per le quali, tra l’altro, l’ivg è a pagamento se non sono iscritte al Servizio sanitario nazionale”.
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