Da che parte vanno i cattolici alle urne? La risposta nell’ennesimo sondaggio

Una suora entra in un seggio elettorale della Capitale | Ansa
“Un voto fuori dal Pdl e dal Pd sarebbe inutile”. Lo ha ripetuto Gianfranco Fini. Lo aveva detto qualche giorno fa Silvio Berlusconi. Al di là dell’invito implicito a non “disperdere” il voto tra le formazioni minori, il messaggio di Fini e Berlusconi è rivolto ai cattolici. Che, dopo il divorzio tra Udc e Pdl (nonostante l’accorato appello del direttore di Avvenire Dino Boffo), a meno di due mesi dal voto, ora possono sì contare su potenziali interlocutori almeno in tre dei cinque schieramenti, ma corrono il rischio (paventato soprattutto dalle gerarchie ecclesiastiche) di non essere rappresentati, qualora le formazioni di Casini, di Mastella e di Tabacci non riuscissero a superare la soglia minima di sopravvivenza elettorale.
Nonostante da anni le elezioni (in Italia e non solo) si vincano o si perdano al centro, gli interpreti del centro stanno cercando di organizzarsi e di trovare uno spazio che sembra precluso dai due grandi partiti. All’interno dei quali, a dire il vero, i cattolici un certo peso ce l’hanno: basti pensare ai teodem nelle fila del Pd (e dei quali proprio ieri ha parlato il vice di Veltroni, Dario Franceschini: “I cattolici nel Pd sono tanti e ci stanno bene”) e agli esponenti del Pdl che si richiamano comunque al cattolicesimo, malgrado Silvio Berlusconi abbia messo in guardia dalle guerre di religione sull’aborto portate avanti dalla lista di Giuliano Ferrara.
La domanda allora è la seguente: su chi puntano i cattolici oggi? O, parafrasando un vecchio adagio di Stalin: quante divisioni avrà il Papa nel prossimo Parlamento?
Una risposta l’ha data il sondaggio pubblicato su Famiglia Cristiana. Che non lesina sorprese. Tipo questa: tra i leader che si vorrebbero come Presidente del Consiglio prevale Veltroni (col 24% anche qualora accogliesse nelle liste i radicali), seguito da Berlusconi (18) e Fini (11). E Casini? Da solo, ovviamente, ma in fondo: un paio di punti sopra Bertinotti (5 punti contro 3). Anche se alla domanda “chi rappresenta meglio i voti cattolici?” i 505 intervistati non hanno dubbi: il centrodestra (33%, il 39 tra i “praticanti”) prevale nettamente sul centrosinistra (12).
Risultati che fanno dire a Beppe Del Colle, nell’editoriale del periodico paolino: “Considerare il voto cattolico come esclusiva appartenenza a singoli partiti è l’eredità di un passato che oggi è praticamente inconcepibile”. E questo perché, per dirla con Alessandro Amadori, direttore di Coesis research che ha condotto la ricerca: “Siamo di fronte ad un pianeta segmentato in più gruppi: ci sono i cattolici militanti che vorrebbero una politica molto più rispettosa dei dettami della Chiesa, ma ci sono anche molti italiani che si considerano a pieno titolo cattolici - anche praticanti - e hanno ormai una visione laica dei rapporti tra Stato e Chiesa”.
Insomma il sondaggio del settimanale mostra una volta di più come il mondo cattolico sia variegato, diviso, talvolta spaccato. Esattamente come oggi sono divisi, diversi e su fronti teoricamente opposti i protagonisti politici di quest’area. Scrive ancora Famiglia Cristiana: “La proposta neo-centrista ha, al proprio interno, due varianti principali: quella di Pier Ferdinando Casini e della sua Udc (tradizionalmente legata al Centrodestra) e quella di Savino Pezzotta e Bruno Tabacci della Rosa bianca, più orientata verso il Centrosinistra”. Quindi: “L’elettore cattolico avrà davanti a sé, il 13 e il 14 aprile, ben quattro possibilità di voto, fra le quali non sarà agevole districarsi, dato che ognuna di esse può vantare referenze di tutto rispetto: di qui Formigoni e Pisanu, di lì Franceschini e Rosy Bindi, al centro Pezzotta e Tabacci da una parte, Casini e i suoi amici dell’Udc dall’altra”.
Sarebbe stato più facile scegliere se ci fosse stato un grande e unico partito di centro, portatori dei valori cattolici. Non è detto: “La Democrazia cristiana è morta da un pezzo”, taglia corto Beppe Del Colle. “E nemmeno quando era il più forte partito italiano raccoglieva il consenso elettorale di tutti i cattolici”.
L’importante, pare di capire, è che il drappello di onorevoli cattolici sia comunque sufficiente per avere voce nella politica italiana. Proprio come è successo in questi anni quando, anche senza Balena bianca, gli elettori del centro hanno ottenuto molto, in termini di conquiste e di visibilità (dal Family Day e l’affossamento dei Dico, alla riapertura del dibattito sulla legge 194), grazie all’azione combinata dei cattolici presenti nei vari schieramenti.

Un disegno che dovrebbe valere anche dopo il 14 aprile 2008. Anche alla luce del fatto che il sondaggio di Famiglia Cristiana rileva come i problemi che, secondo i credenti, il prossimo governo dovrebbe affrontare nei primi 100 giorni sono: “aumentare i salari” (75%), “ridurre il numero dei parlamentari” (50), “ridurre le tasse per le famiglie con i figli” (44) e “intervenire per frenare l’aumento di prezzi e tariffe” (42). Gli stessi punti programmatici che stanno a cuore al resto degli elettori. Mentre vengono confinate agli ultimi tre posti la revisione della 194 (7%), una legge più severa sulla droga (5) e la legge sulle coppie di fatto (3).

Commenti

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Il 23 Febbraio 2008 alle 10:39 enzuccia ha scritto:

questi “cattolici”devono solo provare un po piu di vergogna o campiare direttamente “credo”

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