
Riuscirà Walter Veltroni a risolvere la rogna dei radicali? Per ora ha delegato il problema al fido Goffredo Bettini, specialista in situazioni intricate. Ma perfino il suo corpulento plenipotenziario ha dovuto rinviare l’eventuale accordo, previsto per ieri, a domani mattina. O magari al pomeriggio, chissà.
Il partito di Marco Pannella chiedeva al Pd lo stesso trattamento riservato all’Italia dei Valori di Antonio di Pietro: apparentamento e liste autonome. Veltroni ha risposto picche: l’Idv, almeno secondo lui, vale evidentemente più dei radicali; ma soprattutto nel Pd non vogliono mettersi in casa Marco Pannella. L’anziano leader libertario è considerato incontrollabile, nonché troppo esposto sul fronte laico per i Democratici attuali, attentissimi a non inimicarsi la Chiesa. Ok invece per Emma Bonino, ministro diligente e meno chiassoso.
Da qui una serie di proposte culminate nell’offerta di cinque candidature nel Pd per esponenti radicali, un ruolo da capolista per la stessa Bonino e, in caso di vittoria, una poltrona da viceministro. E Pannella? Candidato alle Europee 2009. Sembrava accettabile, ma i radicali hanno alzato la posta: chiedono non meno di 15 seggi sicuri tra Camera e Senato, più 5 milioni di rimborso elettorale, e una presenza autonoma televisiva durante la campagna.
Veltroni è andato su tutte le furie, e non solo per le pressioni opposte dei teo-dem che dei radicali non vorrebbero neppure sentir parlare. Walter teme i primi incidenti di percorso nella sua fin qui oliatissima marcia verso le urne. Già Di Pietro gli sta dando dei problemi con la proposta di espropriare le tv di Mediaset: ora Pannella? Non solo.
Veltroni sospetta che nel pressing radicale ci sia lo zampino di Romano Prodi, che stima moltissimo la Bonino ed era riuscito a stabilire un buon rapporto anche con Pannella. Infine il candidato premier sa fare di conto: concedere ai radicali 15 parlamentari significa dar loro la possibilità, dopo le elezioni, di costituire un gruppo autonomo, libero da qualsiasi disciplina di partito. Mentre Veltroni, esattamente come Berlusconi, vuol mettere la parola fine alla stagione delle coalizioni per realizzare un bipartitismo di fatto. Cedere ai radicali significa dover riaprire le trattative con i socialisti, i democristiani delusi, i referendari.
E tuttavia i radicali rappresentano qualcosa di importante nella storia della sinistra. Sono un’icona dei diritti civili, una garanzia laica verso gli eccessi teo-dem, hanno idee liberali in economia. E, nonostante gli anni, mantengono un piccolo ma significativo consenso elettorale. Soprattutto, se esclusi, diventerebbero una spina nel fianco, un tormentone mediatico.
Insomma il dilemma è: sarebbe meno rischioso averli dentro o averli contro? Goffredo Bettini cercherà fino all’ultimo di formulare una proposta accettabile. Che, per inciso, Pannella vuole per iscritto, con tanto di garanzie politiche e non.
Il VIDEO servizio:
- Martedì 19 Febbraio 2008
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Commenti
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Il 19 Febbraio 2008 alle 15:46 ppx ha scritto:
Prodi BIS - come volevasi dimostrare, ripetono gli errori di sempre poi litigheranno per un periodo… mi auguro di non dover risopportare un governo come quello che è stato sfiduciato dagli stessi alleati che ora si fanno chiamare PD (per i voti poi si riseparano).
Il 19 Febbraio 2008 alle 16:47 cini ha scritto:
Pannella come sempre, un cavallo pazzo imprevedibile e incontrollabile.
Dovessi decidere io a destra o sinistra lo lascerei perdere,che andasse da solo,i suoi toni ricattanti non dovrebbero essere tollerati da nessuno.
Il Paese deve essere cambiato radicalmente e il compromesso per il bene del paese deve divenire una priorita assoluta.
Il 19 Febbraio 2008 alle 17:11 carlo.tosi ha scritto:
BASTA!!! E’ ORA DI PIANTARLA CON QUESTE SOLITE TRATTATIVE PER SPARTIRSI LE SEDIE!!! Lasciateli perdere questi piccoli ed inutili politici, non interessano a nessuno i vari scioperi della fame di pannella, lasciatelo arrivare in fondo (tanto si ferma prima, tranquilli), uno di meno alla mangiatoia.
Il 19 Febbraio 2008 alle 17:15 carlo.tosi ha scritto:
Dicevo, La gente PRETENDE lealtà e concretezza, ne ha piene le scatole di proclami, falsi litigi e false rappacificazioni. Il solito balletto delle primedonne per arrivare alle sedie. Abbiate il coraggio di lasciarli fuori dalle liste, vedrete che i voti arivano ugualmente, anzi…
Il 19 Febbraio 2008 alle 17:27 cini ha scritto:
Che i Radicali andassero ad unirsi a quella cosa rossa!!!
Il 19 Febbraio 2008 alle 17:31 Corrado Buccieri ha scritto:
Neanche io mi fiderei di queste persone e comunque non ce ne è bisogno. Al momento i piccoli personaggi della sacra Casta non servono più…. anche oggi lo ha ribadito Fini col messaggio: votate PDL o PD.
Il 19 Febbraio 2008 alle 21:45 astro ha scritto:
Certo che è una trappola allearsi con Pannella. Mai sentito parlare del cavallo di Troia? Attento Veltroni, non fidarti. Astro.
Il 20 Febbraio 2008 alle 9:07 De Mita, il grande vecchio che avanza. E turba i sogni di Walter “il nuovo” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Veltroni teme la trappola radicale [...]
Il 20 Febbraio 2008 alle 11:45 Da che parte vanno alle urne i cattolici? La risposta nell’ennesimo sondaggio » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Un voto fuori dal Pdl e dal Pd sarebbe inutile”. Lo ha ripetuto Gianfranco Fini. Lo aveva detto qualche giorno fa Silvio Berlusconi. Al di là dell’invito implicito a non “disperdere” il voto tra le formazioni minori, il messaggio di Fini e Berlusconi è rivolto ai cattolici. Che, dopo il divorzio tra Udc e Pdl (nonostante l’accorato appello del direttore di Avvenire Dino Boffo), a meno di due mesi dal voto, ora possono sì contare su potenziali interlocutori almeno in tre dei cinque schieramenti, ma corrono il rischio (paventato soprattutto dalle gerarchie ecclesiastiche) di non essere rappresentati, qualora le formazioni di Casini, di Mastella e di Tabacci non riuscissero a superare la soglia minima di sopravvivenza elettorale. Nonostante da anni le elezioni (in Italia e non solo) si vincano o si perdano al centro, gli interpreti del centro stanno cercando di organizzarsi e di trovare uno spazio che sembra precluso dai due grandi partiti. All’interno dei quali, a dire il vero, i cattolici un certo peso ce l’hanno: basti pensare ai teodem nelle fila del Pd (e dei quali proprio ieri ha parlato il vice di Veltroni, Dario Franceschini: “I cattolici nel Pd sono tanti e ci stanno bene”) e agli esponenti del Pdl che si richiamano comunque al cattolicesimo, malgrado Silvio Berlusconi abbia messo in guardia dalle guerre di religione sull’aborto portate avanti dalla lista di Giuliano Ferrara. La domanda allora è la seguente: su chi puntano i cattolici oggi? O, parafrasando un vecchio adagio di Stalin: quante divisioni avrà il Papa nel prossimo Parlamento? Una risposta l’ha data il sondaggio pubblicato su Famiglia Cristiana. Che non lesina sorprese. Tipo questa: tra i leader che si vorrebbero come Presidente del Consiglio prevale Veltroni (col 24% anche qualora accogliesse nelle liste i radicali), seguito da Berlusconi (18) e Fini (11). E Casini? Da solo, ovviamente, ma in fondo: un paio di punti sopra Bertinotti (5 punti contro 3). Anche se alla domanda “chi rappresenta meglio i voti cattolici?” i 505 intervistati non hanno dubbi: il centrodestra (33%, il 39 tra i “praticanti”) prevale nettamente sul centrosinistra (12). Risultati che fanno dire a Beppe Del Colle, nell’editoriale del periodico paolino: “Considerare il voto cattolico come esclusiva appartenenza a singoli partiti è l’eredità di un passato che oggi è praticamente inconcepibile”. E questo perché, per dirla con Alessandro Amadori, direttore di Coesis research che ha condotto la ricerca: “Siamo di fronte ad un pianeta segmentato in più gruppi: ci sono i cattolici militanti che vorrebbero una politica molto più rispettosa dei dettami della Chiesa, ma ci sono anche molti italiani che si considerano a pieno titolo cattolici - anche praticanti - e hanno ormai una visione laica dei rapporti tra Stato e Chiesa”. Insomma il sondaggio del settimanale mostra una volta di più come il mondo cattolico sia variegato, diviso, talvolta spaccato. Esattamente come oggi sono divisi, diversi e su fronti teoricamente opposti i protagonisti politici di quest’area. Scrive ancora Famiglia Cristiana: “La proposta neo-centrista ha, al proprio interno, due varianti principali: quella di Pier Ferdinando Casini e della sua Udc (tradizionalmente legata al Centrodestra) e quella di Savino Pezzotta e Bruno Tabacci della Rosa bianca, più orientata verso il Centrosinistra”. Quindi: “L’elettore cattolico avrà davanti a sé, il 13 e il 14 aprile, ben quattro possibilità di voto, fra le quali non sarà agevole districarsi, dato che ognuna di esse può vantare referenze di tutto rispetto: di qui Formigoni e Pisanu, di lì Franceschini e Rosy Bindi, al centro Pezzotta e Tabacci da una parte, Casini e i suoi amici dell’Udc dall’altra”. Sarebbe stato più facile scegliere se ci fosse stato un grande e unico partito di centro, portatori dei valori cattolici. Non è detto: “La Democrazia cristiana è morta da un pezzo”, taglia corto Beppe Del Colle. “E nemmeno quando era il più forte partito italiano raccoglieva il consenso elettorale di tutti i cattolici”. L’importante, pare di capire, è che il drappello di onorevoli cattolici sia comunque sufficiente per avere voce nella politica italiana. Proprio come è successo in questi anni quando, anche senza Balena bianca, gli elettori del centro hanno ottenuto molto, in termini di conquiste e di visibilità (dal Family Day e l’affossamento dei Dico, alla riapertura del dibattito sulla legge 194), grazie all’azione combinata dei cattolici presenti nei vari schieramenti. [...]
Il 21 Febbraio 2008 alle 9:48 Per nove seggi i Radicali dicono sì: si sciolgono nel Pd » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Nove seggi “sicuri”, un posto da ministro per la Bonino, una quota dei rimborsi elettorali pari al numero dei seggi e la garanzia del 10% degli spazi in tv destinati al Pd in campagna elettorale. A queste condizioni, alla fine di una lunga e travagliata trattativa, è arrivata la fumata bianca: i radicali di Emma Bonino e Marco Pannella hanno detto sì al Pd di Walter Veltroni. Via libera quindi, dopo una riunione fiume di sette ore nella sede storica dei Radicali, allo sciogliemnto nelle liste democratiche della pattuglia radicale. Nessun apparentamento, nessuna coalizione. Ovvero, la proposta fatta, in nome dei democratici, del plenipotenziario veltroniano Goffredo Bettini: dopo una riunione di sette ore dei vertice del partito a via di Torre Argentina, la segretaria dei Radicali italiani Rita Bernardini e il segretario dell’Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato annunciano il via libera alla proposta ricevuta, come “base di partenza, che sarà ora necessario trasformare in un vero e proprio accordo politico-elettorale con il segretario Veltroni”. Bernardini e Cappato, hanno convocato, intanto per sabato e domenica la riunione congiunta del comitato dei Radicali italiani e del Consiglio generale dell’associazione Coscioni. Prendiamo atto - affermano Bernardini e Cappato in una dichiarazione al termine della riunione dei radicali - che la nostra offerta di collegare la lista radicale al candidato presidente del consiglio Veltroni e al partito democratico si scontra con un pregiudiziale rifiuto nonostante il sostegno che continua a giungere da personalità della cultura e della politica”. “Ci assumiamo la responsabilità di subire l’impostazione alternativa di inserimento di candidati radicali nelle liste del Pd, nonostante continuiamo a ritenerla meno efficace per conquistare una maggioranza riformatrice in occasione delle prossime elezioni politiche. Comunichiamo perciò - aggiungono Bernardini e Cappato - di accettare la base di partenza proposta dal Partito Democratico, che sarà ora necessario trasformare in un vero e proprio accordo politico-elettorale con il segretario Veltroni”. [...]
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